«Cit­tà Ti­ci­no»: una nuo­va real­tà me­tro­po­li­ta­na

Editoriale – «Archi» 5/2020

«Ciò che in maggiore misura ancora interessa è il manifestarsi dell’infrastruttura, non come addizione episodica di interventi, ma come sistema autonomo interscalare di opere, unitario e configurato come progetto di paesaggio, dalla città al territorio» (Flora Ruchat Roncati, 2010).

Data di pubblicazione
05-10-2020

La messa in esercizio della Galleria di base del Ceneri concretizza una nuova tappa della linea AlpTransit del San Gottardo, asse portante della mobilità ferroviaria elvetica che collega il Nord Europa con il Mediterraneo, inserendosi nel corridoio Reno-Alpi-Porti liguri di Ponente.

Ascolta la co-curatrice del numero Valeria Gozzi che presenta «Archi» ai microfoni di Rete Due. Il podcast

L’importanza del profilo ambientale materializzato nella salvaguardia delle Alpi attraverso il trasferimento del traffico merci da strada a rotaia, la drastica riduzione dei tempi di percorrenza insieme alla sicurezza, la competitività e l’efficienza di gestione sono considerate componenti primarie della strategia geopolitica del sistema svizzero di trasporti pubblici, sempre in bilico tra condizionamenti globali e intraprendenza interna.

Costituito da due tubi a binario singolo, e sviluppato su una lunghezza di 15,4 km dal Portale nord di Camorino al Portale sud di Vezia, il tunnel ha quale epicentro logistico l’attacco intermedio collegato al Cunicolo di prospezione di Sigirino. Il traforo del Ceneri sarà completato alle estremità con gli allacciamenti alla linea ferroviaria esistente, nei quali sono state attuate tutte le misure necessarie per garantire la tutela del territorio e la compatibilità con la realizzazione di progetti futuri quali la prevista circonvallazione di Bellinzona.

Oltre al valore tecnico-ingegneristico e alle sue implicazioni ai più diversi livelli (aspetti approfonditi nei saggi presentati), l’opera è anche un tassello fondamentale del sistema ferroviario regionale: dagli anni Novanta, infatti, il Consiglio di Stato diventa parte attiva nella sua definizione. Come testimoniano le prossime pagine, da allora si sono susseguite negoziazioni, studi di varianti e compromessi che hanno cercato risposte ottimali alla molteplicità di esigenze che pone un’infrastruttura di simile complessità.

Analogamente alla funzione di consulenza architettonica e paesaggistica esercitata dal Beratungsgruppe für Gestaltung (BGG) – che con il rilevante apporto di Flora Ruchat ha contribuito a caratterizzare l’intero tracciato della trasversale alpina come «paradigma di una nuova estetica della mobilità» – per la tratta ticinese è stato istituito un «Gruppo di riflessione» interdisciplinare. Il team diretto da Aurelio Galfetti ha avuto il compito di accompagnare il Dipartimento del territorio nell’elaborazione del progetto AlpTransit Ticino.

Come è stato sottolineato dallo stesso Galfetti, il punto focale della «variante ticinese» – solo parzialmente eseguita – era quello di integrare l’aspetto specificamente tecnico dell’opera con proposte urbanistiche particolari, cogliendo l’opportunità che la realizzazione di un progetto infrastrutturale di tale portata potesse incidere positivamente sulla riorganizzazione del territorio indirizzandone lo sviluppo. In questo modo, rispettando le «linee guida architettoniche» prescritte dal BGG, i manufatti a cielo aperto e gli interventi adiacenti ai portali si sono adeguati a un criterio espressivo unitario, proponendo al contempo un nuovo assetto urbanistico nei punti nevralgici in cui la ferrovia veloce «incontra il paese».

L’attraversamento del Monte Ceneri rappresenta inoltre il superamento di un confine geografico e culturale profondamente radicato. Le analisi di settore prevedono che l’eliminazione del tradizionale argine tra Sopra e Sottoceneri avrà ripercussioni sul piano della mobilità, dei flussi migratori e delle dinamiche insediative della popolazione e registrano l’incertezza che lo scenario distopico imposto dal lockdown anti-Covid ha generato nelle ricerche in corso, riflettendo sull’eventuale messa in crisi del modello di sviluppo sostenibile che si stava gradualmente affermando negli ultimi anni. In ogni caso è evidente che il collegamento funzionale tra il Piano di Magadino – in cui è prevista la futura stazione cantonale – e il luganese, nonché l’avvicinamento in termini di velocità di spostamento tra le principali città, permetterà l’effettiva configurazione di una nuova realtà metropolitana: la «Città Ticino», un macrospazio diffuso e identitario in cui emergono enormi interessi in gioco, un’entità già prefigurata nel Piano direttore cantonale. Resta l’incognita sulle prospettive che l’auspicata prosecuzione verso l’Italia del tracciato ferroviario ad alta velocità possa comportare per questa nuova dimensione territoriale: una vera sfida non solo a livello di pianificazione e sostenibilità urbana, ma anche in quanto vettore al servizio della costruzione europea.

In questo numero, a proposito del Ceneri:

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