Re­cen­sio­ne a «Cit­tà Mon­te Ce­ne­ri»

Dal volume emerge chiaramente l’intenzione di rappresentare la doppia portata dell’opera – globale e locale – attraverso un doppio sguardo: quello sulla galleria e quello su quanto essa significherà.

Questo anno di forzata immobilità, di isolamento e distanziamento sociale si conclude con l’apertura della Galleria di base del Ceneri, evento che avvia simbolicamente una nuova stagione, in cui le distanze si accorciano e le persone si avvicinano. Si tratta del terzo grande progetto della ferrovia svizzera transalpina dopo le gallerie del Lötschberg e del San Gottardo e permetterà di avvicinare le città diminuendo le durate dei viaggi, arrivando a modificare radicalmente la percezione del paesaggio e del tempo a cui siamo abituati.

Il Monte Ceneri non ha una grande altezza, ma costituisce quella che nel libro viene definita la «no man’s land del Ticino, un posto di mezzo, di transizione». È una soglia forte perché segna il confine geologico tra la placca tettonica europea e quella africana e dal 1803, con la creazione del Canton Ticino, costituisce una frontiera territoriale e politica: per questa ragione la costruzione della galleria che lo attraversa rappresenta un evento epocale, perché in un mondo che rafforza le distanze contribuisce invece ad avvicinare e unire.

Nell’introduzione Olimpio Pini e Daniele Stocker – ingegneri progettisti della nuova galleria – ricordano l’occasione che ha portato alla pubblicazione del volume, ovvero il completamento dell’ultimo tassello di AlpTransit: «un progetto che avrà grandi ripercussioni sia a livello internazionale, intensificando lo scambio di merci e passeggeri, sia a livello locale, alterando la percezione del territorio degli abitanti del Ticino». Ma si tratta anche di ricordare il settantesimo anniversario del gruppo Pini Swiss Engineers, promotore di questa iniziativa editoriale, una realtà di eccellenza attiva a livello internazionale nel campo della progettazione e realizzazione di grandi infrastrutture. Tra le numerose opere ideate, realizzate o in costruzione dello studio di ingegneria ticinese si possono ricordare le gallerie ferroviarie di base del Brennero e della Lione Torino, il progetto per il Grand Paris Express nella capitale francese, la nuova linea veloce tra Brescia e Verona, l’ampliamento del CERN a Ginevra, e, appunto, la Galleria di base del Ceneri.

Le fotografie di Mikael Olsson costituiscono un prezioso documento all’interno dell’apparato iconografico del volume. Sono state scattate nel silenzio assordante dei binari ancora deserti, alla fredda luce delle lampade di servizio: ne scaturisce una raccolta di immagini che restano sospese nell’attesa. Sembra di avvertire la pressione atmosferica della montagna mentre le immagini raccontano la concretizzazione di un’aspirazione ancestrale dell’uomo: sfidare la natura. Eppure in questo punto di contatto tra natura e artificio, nessuno dei due elementi prevale e si realizza un equilibrio prezioso che vede solo vincitori: l’uomo che struttura il territorio e la natura che, grazie allo spostamento di buona parte del traffico merci dalla gomma alla rotaia, ritorna a respirare.

Il reportage di Sara Groisman costituisce un racconto polifonico che raccoglie diverse voci: da una parte ci sono gli esperti del settore, dal geografo al sociologo, che narrano in maniera scientifica la trasformazione del territorio; dall’altra persone comuni – un imprenditore, una giornalista, una cuoca – che ogni giorno attraversano questa frontiera e vedono cambiare i gesti della vita quotidiana, cominciano a pensare di spostarsi di più o di farlo diversamente, immaginano di cambiare casa perché adesso, con questi tempi contratti, è finalmente possibile farlo.

Il volume è inoltre corredato dalla documentazione tecnica che illustra gli aspetti più significativi del progetto; la grafica invece è stata curata da Claudia Klein ed Emanuel Tschumi.

Emerge infine chiaramente l’intenzione della pubblicazione di rappresentare la doppia portata dell’opera  – globale e locale – attraverso un doppio sguardo: quello sulla galleria e quello su quanto essa significherà.

«Archi» 5/2020 può essere acquistato quiQui si può leggere l'editoriale.

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