Un tas­sel­lo di re­si­sten­za

Editoriale – «Archi» 1/2020

«Il progetto prima che strumento di trasformazione è strumento di conoscenza!» (Luigi Snozzi, 1973).

Data di pubblicazione
10-02-2020

L’evidente sintonia che dal gennaio 2018 ha visto «Archi» a fianco della SIA Ticino in tante iniziative pubbliche indirizzate alla qualificazione della cultura della costruzione trova in questa occasione dedicata al Premio SIA Ticino 2020 un’ulteriore conferma di una battaglia comune. Basterebbe sfogliare gli ultimi numeri della rivista per cogliere la rilevanza di una condivisione di intenti puntualmente riscontrabili nei suoi contenuti: dai modi di abitare cooperativo e intergenerazionale alle potenzialità dei nuovi modelli pianificatori già in corso di sperimentazione in alcuni Comuni ticinesi, dai concorsi che indagano gli strumenti e il ruolo etico della figura del progettista agli argomenti che stimolano la ricerca sui materiali e l’innovazione tecnologica sostenibile, la formazione e l’interdisciplinarità, solo per ricordare alcuni dei temi che guidano la nostra linea editoriale. Non a caso il Premio SIA Ticino nasce nel 2003 come appuntamento quadriennale con l’obiettivo di fare conoscere all’opinione pubblica il ruolo qualitativo delle nostre professioni nel processo di costruzione e di gestione urbana e territoriale.

Alla singolarità di questa 5a edizione – in cui «Archi» diventa catalogo dell’evento – corrisponde una continuità programmatica che si esprime in primis nell’individuazione del ruolo virtuoso del committente come partner di una proficua collaborazione progettuale. D’altronde il principio di multidisciplinarità viene riaffermato nella composizione della giuria: il coinvolgimento nella discussione di esperti dai profili differenti (architetti, ingegneri, urbanisti, consulenti tecnici, storici dell’architettura ecc.) esclude un atteggiamento univoco autoreferenziale e permette una visione ampia e diversificata sulle problematiche che interessano l’atto stesso del costruire. È a partire da questa premessa che Archi propone nelle prossime ­pagine più sguardi sul risultato: oltre alle valutazioni della giuria si può riscontrare l’approccio istituzionale, l’analisi tecnico-energetica, la lettura teorico-geografica e fotografica del paesaggio costruito, mentre è il testo critico di un osservatore esterno ad articolare la struttura del numero.

Come è noto, la globalizzazione ha coinvolto pesantemente i processi di tras­formazione urbana anche nella Svizzera italiana innescando negli ultimi decenni un preoccupante degrado territoriale segnato dal moltiplicarsi di logiche speculative. Bisognerebbe quindi «leggere il risultato della selezione con la piena consapevolezza che non rappresenti un ritratto fedele dello stato del costruire in Ticino, ma piuttosto un’eccezione rispetto ad esso», avverte Federico Tranfa nel suo saggio. L’autore utilizza infatti la metafora del microcosmo per descrivere un panorama eclettico e variegato, in cui i progetti selezionati esprimono le mutazioni in atto, osservando del resto che «quali saranno le tendenze destinate a prevalere in Ticino non è dato saperlo, ma è certamente auspicabile che la disciplina non perda la sua capacità di essere portatrice e interprete della cultura locale, pur vissuta nella consapevolezza di appartenere a un territorio più vasto e contaminato».

È in questo quadro complessivo che promuovere la configurazione di una committenza consapevole fa parte delle sfide a cui bisogna far fronte in relazione alle trasformazioni che si stanno delineando a livello svizzero ed europeo come risposta alla crisi ambientale. Ciò implica premiare una committenza – pubblica e privata – in grado di puntare sull’innovazione, prendendo atto al contempo dell’apertura di inedite possibilità di sviluppo all’insegna della sostenibilità in campo edilizio e infrastrutturale.

Creare i presupposti per i cambiamenti impetuosi che si annunciano – ovvero una radicale revisione delle normative che definiscono la riconversione del settore della costruzione – è compito della politica in senso ampio, e pertanto anche, in questo caso, delle associazioni di categoria accomunate nella CAT, organizzazione riconosciuta come unica portavoce presso il Consiglio di Stato e l’amministrazione cantonale. Questo è un compito che va senz’altro inteso come arte di governo, quindi di mediazione e risoluzione di conflitti, ma che deve interpretare la politica ­a partire dal suo significato etimologico: esercizio di ciò che propriamente appartiene alla polis, superando ostacoli e creando nuove condizioni di possibilità. Indubbiamente il Premio SIA Ticino è un tassello di questo impegno collettivo.

«Archi» 1/2020 funge anche da catalogo della mostra del Premio SIA Ticino 2020, allestita presso l’Accademia di architettura – USI, Palazzo Canevée, Mendrisio. Maggiori informazioni qui.

In questo numero:

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