Kur­thea­ter Ba­den: un nuo­vo equi­li­brio

Il Kurtheater Baden di Lisbeth Sachs è un'icona dell'architettura svizzera degli anni Cinquanta. La recente ristrutturazione di Boesch Architekten non si limita a fornire all'edificio le superfici supplementari di cui ha bisogno da tempo, ma grazie a precisi interventi conferisce a tutto l'insieme un nuovo equilibrio.

Data di pubblicazione
15-07-2021

Difficile per un progetto nascere sotto auspici più tumultuosi: era passato solo un giorno dalla data di consegna del concorso per l'edificio sostitutivo del Kurtheater Baden (il 31 agosto 1939), quando scoppiò la seconda guerra mondiale. E turbolento fu anche quel che seguì: Lisbeth Sachs, fresca di diploma, uscì vittoriosa dalla procedura, ma già cinque giorni dopo gli invidiosi iniziarono a farsi sentire. Una «Gesellschaft selbständig praktizierender Architekten im Kanton Aargau» (Società di architetti indipendenti del Canton Argovia) avanzò delle riserve riguardo alla scelta della giovane progettista; fu l'inizio di anni di battaglie giuridiche e politiche. Per andare sul sicuro, alla vincitrice fu affiancato il secondo classificato: Otto Dorer discendeva da una lunga stirpe di architetti e si riteneva che sarebbe stato garante di professionalità e serietà. Eppure Lisbeth Sachs, studentessa di Otto Rudolf Salvisberg con all'attivo esperienze lavorative in Svezia e Finlandia, tra gli altri con Alvar Aalto, vantava non solo una formazione eccellente, ma anche la pratica presso un maestro riconosciuto a livello internazionale.

Il suo progetto per il Kurtheater, «Bolero», destinato esclusivamente all'uso estivo, si basava su un'attenta analisi del contesto. Il Kurpark, costruito negli anni Settanta dell'Ottocento, è situato a nord del centro città ed è parte dell'area termale intorno ai bagni di Baden. Nella parte a sud è sita la Kursaal, costruita nel 1875, nella cui estensione si trovava il primo Kurtheater, risalente al 1881.

Il progetto di Sachs si distingueva dalle altre proposte per un elemento che non rientrava nelle convenzioni tipologiche del teatro, ma andava a celebrare la collocazione dell'edificio nel parco: il «Foyer Sachs», come fu poi chiamato, un padiglione vetrato decagonale che sprofonda nel verde fondendo interno ed esterno.

Dentro, il progetto era contraddistinto in particolare dal virtuosismo della promenade architecturale, che accompagnava i visitatori attraverso una moltitudine di spazi diversi fino alla sala. Nel marzo 1952, a 13 anni dall'inizio della progettazione e dopo vari dibattiti pubblici sui costi crescenti e l'ubicazione scelta, il Kurtheater Baden è stato infine inaugurato.

2007: da capo

Circa 50 anni dopo la storia si ripete, almeno in parte. All'inizio degli anni Duemila si è iniziato a discutere della possibilità di ristrutturare e ampliare il Kurtheater, che nel corso del Novecento era stato ingrandito per aggiunte successive. In quelle prime riflessioni il Foyer Sachs, assurto nei decenni a emblema del teatro, era considerato intoccabile: il programma del concorso richiedeva infatti di mantenerlo integralmente, sebbene in quegli anni l'edificio fosse classificato soltanto come bene culturale «degno di conservazione».

A vincere il concorso di progetto con prequalifica è stato «équilibre», la proposta dello studio zurighese Boesch Architekten – tra tutte, l'unica che ha voluto far dialogare il Foyer Sachs, in una sorta di abbraccio formale, con un nuovo foyer all'ingresso principale. Per disinnescare il potenziale esplosivo del progetto in materia di tutela dei beni culturali, la committenza ha formato un gruppo di esperti incaricato di accompagnarne l'elaborazione.

Poiché una conservazione completa, anche solo a causa dell'età dell'edificio, non era possibile (i punti d'appoggio dei pilastri in acciaio erano corrosi dall'acqua, i vetri e gran parte dei pannelli del soffitto andavano sostituiti), il gruppo ha approvato il progetto di Boesch. All'inizio. Ma dopo un'interruzione della progettazione, il rappresentante dell'ente per la tutela dei monumenti storici è tornato ad avanzare delle riserve relative agli interventi sul Foyer Sachs, e ha preteso una revisione del progetto.

A quel punto la committenza ha richiesto una perizia alla Commissione federale dei monumenti storici, che ha appoggiato il rappresentante, cosa che ha portato a una rielaborazione del progetto – processo rallentato ulteriormente dai ricorsi inoltrati da un residente fino al Tribunale federale. Nell'autunno del 2020, tuttavia, dopo due anni di lavori, un Kurtheater Baden ampliato e rinnovato ha aperto i battenti. Sono trascorsi 13 anni tra il concorso e l'inaugurazione – esattamente come per il progetto di Lisbeth Sachs.

Riflettori su «équilibre»

Focalizzandosi esclusivamente sul foyer, il dibattito si è dimostrato lacunoso, perché ha trascurato l'intento centrale del progetto di Boesch Architekten: rendere l'intero complesso un insieme coerente. Questo sebbene, tra le numerose richieste della committenza, c'era pure un significativo ampliamento del programma degli spazi.

Il Kurtheater, originariamente concepito come teatro estivo, non disponeva né di un retroscena né di locali tecnici generosi; anche le dimensioni del foyer erano ridotte. In passato, ciò aveva portato a puntuali ampliamenti, con singoli interventi che, senza riuscire a risolvere i problemi di spazio, avevano guastato la promenade architecturale tracciata ad arte da Lisbeth Sachs.

La recente ristrutturazione – con riconversione – ha colmato le lacune in materia di fisica della costruzione, tecnica, protezione antincendio, sicurezza sismica e barriere architettoniche e al contempo ha saputo rispondere al bisogno di spazio. Con il 50% circa di superficie aggiunta, l'edificio rischiava però di perdere quell'equilibrio formale (e statico) che in origine era stato tanto accuratamente ponderato.

Il titolo del progetto, «équilibre», rappresenta dunque al contempo una promessa e un programma. A nord-est del sito, gli architetti hanno aggiunto due volumi ai quattro che compongono il teatro. A un primo sguardo, il risultato sembra assolutamente unitario. L'estensione, con il suo telaio in calcestruzzo, è quasi la trasposizione contemporanea dell'edificio esistente, di cui segue la logica costruttiva.

Per il pezzo forte – il Foyer Sachs – i progettisti si sono spinti in profondità: se hanno sostituito i materiali rovinati (al posto dei pannelli di legno della volta a stella originale ci sono nuovi pannelli di olmo, perforati per ottimizzare l'acustica), al contempo hanno però voluto riutilizzarli, quando possibile. Nel caso dei pannelli, si è potuto salvare soltanto un elemento. Il tetto in alluminio è stato rinnovato insieme a parte della struttura, e anche l'iconico lampadario, con la sua allure d'antan, è nuovo.

Gli esempi mostrano che l'espressione «conservazione integrale», cui si faceva cenno all'inizio, è adatta solo in parte a descrivere un progetto come questo, che interviene sull'esistente. Va detto, comunque, che in caso di dubbi i progettisti potevano ricorrere ai piani originali di Lisbeth Sachs, ritrovati durante i lavori nella soffitta dell'edificio (il fondo ufficiale è conservato nel gta Archiv dell'ETH di Zurigo).

Piccolo e raffinato

Oltre all'accurato approccio all'edificio esistente, il clou della ristrutturazione è la trasformazione del Foyer Bölsterli del 1965. Aggiunto sulla facciata ovest per mancanza di spazio, l'ampliamento aveva rovinato l'ingresso all'edificio (tramite portico) progettato da Sachs. Con i suoi soffitti bassi, la moquette e la vasca per le piante (tipica dell'epoca) che correva lungo tutta la facciata, il foyer – il cui nome fa riferimento a chi l'ha progettato, lo studio Bölsterli & Weidmann di Baden – presentava un'atmosfera piuttosto deprimente; non c'era confronto con l'elegante Foyer Sachs.

La ricetta degli architetti in questo caso è stata innanzitutto il copia-incolla: hanno ampliato la superficie specchiando la struttura in cemento armato del Foyer Bölsterli. Così lo spazio un tempo quadrato è divenuto rettangolare, e le superfici esistenti sono quasi raddoppiate. Nel volume ampliato si nascondono le “ossa” del foyer del 1964: i due vecchi pilastri sono stati rivestiti di beton. Dalla forma conica che, nell'ingresso al piano terreno, si allarga andando verso il soffitto, per poi restringersi al piano superiore, i pilastri rinnovati non hanno solo una forma armoniosa, ma dal punto di vista statico creano un “effetto telaio”.

La vasca per le piante è stata rimossa e trasformata in una panca che, all'interno, corre lungo le pareti, ospitando al contempo il canale di ventilazione. L'altezza ridotta degli spazi all'ingresso e nel foyer è stata nascosta dagli architetti con un rilievo geometrico del rivestimento del soffitto. Invece che un grande foyer, il Kurtheater ha oggi due gioielli.

Traduzione a cura della redazione

Questo articolo è stato pubblicato in una versione più ampia, corredato da ulteriori approfondimenti sull'opera di Lisbeth Sachs, in «TEC21» 19/2021 «Virtuoses Bühnenspiel». In questo dossier digitale sono invece raccolti numerosi materiali in tedesco sul progetto.

Committente Theaterstiftung der Region Baden-Wettingen, rappresentata dalla Città di Baden
Rappresentante del committente conarenco, Zurigo
Architettura Elisabeth & Martin Boesch Architekten, Zurigo
Gestione del progetto Hämmerle Partner, Zurigo
Pianificazione dei costi e direzione lavori Jaeger Baumanagement, Zurigo
Struttura WaltGalmarini, Zurigo
Architettura del paesaggio Hager Partner, Zurigo
Impianti RCVS Gruenberg + Partner, Zurigo
Impianti elettrici HKG Engineering, Schlieren
Palco Planungsgruppe AB, Niederönz
Protezione antincendio Basler & Hofmann, Zurigo
Fisica della costruzione BWS, Winterthur
Acustica applied acoustics, Gelterkinden
Segnaletica Bivgrafik, Zurigo
Costi (IVA inclusa) 34,5 milioni di franchi
Volume dell'edificio SIA 416 21'500 m3, di cui nuovi ca. 8700 m3
Superficie dell'edificio SIA 416 5500 m2, di cui nuovi ca. 2200 m2