Ol­tre il tun­nel

Inaugurata la Galleria di base del Ceneri

Venerdì 4 settembre il progetto storico di AlpTransit si è compiuto simbolicamente con l'inaugurazione della Galleria di base del Ceneri, che con la sua entrata in servizio, prevista in dicembre, promette di trasformare i trasporti svizzeri e la percezione del territorio ticinese. Una rivoluzione della mobilità che, per assurdo, arriva in un anno segnato dall'immobilità.

Data di pubblicazione
03-09-2020

Venerdì 4 settembre è stata inaugurata la Galleria di base del Ceneri. La pompa era ridotta, come imposto dalle attuali contingenze: nessun invitato, salvo qualche selezionato rappresentante della stampa, e giusto un quantitativo essenziale di personalità a fare gli onori di casa (la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, il consigliere federale Ignazio Cassis, il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, il CEO di FFS Vincent Ducrot e quello di ATG – l'impresa costruttrice della galleria – Dieter Schwank); e poi c'era, naturalmente, il treno merci scelto per intraprendere la prima corsa ufficiale attraverso i 15,4 chilometri del tunnel. Si è compiuto così il grande progetto di AlpTransit, di cui il Ceneri, con le sue due canne a binario unico, rappresenta l'ultimo componente, dopo le inaugurazioni dei tunnel del Lötschberg nel 2007 e del San Gottardo nel 2016.

È stato certo per un destino bizzarro che quello che avrebbe dovuto rappresentare, per la Svizzera, un anno di celebrazione della mobilità, sia invece coinciso con una pandemia che ha lasciato tutto il paese – e non solo – immobile per mesi, pesando inevitabilmente anche sul cantiere del tunnel (e infatti l'entrata in servizio, prevista in origine per dicembre, avverrà ora in due tappe, tra dicembre e aprile).

A guardare bene, però, la pandemia non ha sancito tanto l'immobilità ma piuttosto la scoperta di una mobilità altra, una “paramobilità”: il digitale è stato chiamato a mettere in opera tutta una serie di potenzialità già latenti ma poco esplorate dai suoi utenti, per pigrizia o abitudinarietà. E mentre nella galleria di base le corse di prova venivano sospese, le persone hanno iniziato a riunirsi in stanze digitali, cenare davanti a una fotocamera, andare a teatro e a lezione di yoga restando nel proprio soggiorno. Abbiamo, insomma, vissuto una rivoluzione della mobilità da fermi.

Ora che gli spostamenti si stanno lentamente riavviando, ecco invece che, con la cerimonia del 4 settembre, la mobilità “vecchia scuola” torna a rivendicare attenzione, promettendo grandi cambiamenti sia per il traffico delle merci (fattore trainante nell'ideazione del progetto di AlpTransit), sia per quello dei passeggeri, i quali vedranno trasformata la loro percezione di tratte ben note.

Con il nuovo orario, in vigore parzialmente da dicembre, gli abitanti del Ticino si troveranno allora a vivere in una realtà nuova, in cui le distanze consuete tra i centri saranno stravolte e il primato di comodità dell'automobile minato dalle tempistiche competitive del treno (Locarno-Lugano in 30 minuti, Lugano-Bellinzona in 15). Con le nuove linee ferroviarie, anche tutta la rete della mobilità pubblica sarà rafforzata, andando a collegare più fittamente centri e periferie. Ci si può aspettare che questi cambiamenti avranno un effetto visibile sulle scelte abitative dei ticinesi: già nel 2019 uno studio dell'Osservatorio per lo sviluppo territoriale registrava, per il periodo dal 2014 al 2017, un aumento delle residenze nei centri cittadini del cantone e in particolare nel Bellinzonese, e ipotizzava che potesse essere causato dalle aspettative nei confronti della galleria. Si trattava di dati eccezionali per il Ticino, dove dagli anni Sessanta la popolazione mostra una predilezione per le abitazioni nei sobborghi: rappresentavano un primo segnale della possibilità di assistere a un calo della dispersione urbana e, anche, del ricorso all'automobile.

Attualmente non è chiaro se la tendenza individuata dall'Osservatorio sopravviverà alla pandemia (la paura del contagio potrebbe scoraggiare dal trasferirsi nei centri abitati); lo studio però rivela senz'altro quanto i cittadini siano sensibili e reattivi di fronte alle possibilità aperte dalle nuove infrastrutture.

Si può anche immaginare che, alla luce della nuova vicinanza tra Locarno, Bellinzona e Lugano, ci si stia avvicinando alla realizzazione di quella «Città Ticino» di cui si parla da anni. Essa già esiste, in effetti, a livello del Piano direttore cantonale, che fa riferimento al concetto parlando del territorio del futuro. Più lento invece nel modificarsi è l'immaginario spaziale degli abitanti, che sembrano lungi dal considerarsi tutti inquilini della medesima Città Ticino. Ma d'altra parte la cosa non è insolita: basti pensare che nel cantone si continua a percepire la storica opposizione tra Sopra e Sottoceneri, sebbene le differenze d'usi e costumi tra i due territori (derivanti, in origine, dalle differenze morfologiche tra il Sopraceneri, alpino, e il Sottoceneri, prealpino) siano praticamente scomparse da decenni.

Se nuova sarà la percezione del territorio introdotta dalla galleria, nuove o rinnovate saranno anche, in gran parte, le infrastrutture che accoglieranno chi si avvarrà dei trasporti pubblici, tra pensiline per gli autobus, passerelle, stazioni ristrutturate e, naturalmente, il segno imponente del viadotto di Camorino, voluto dal Cantone per connettere più rapidamente Locarno e Lugano. Le sue maestose Y di beton marchiano con ponderazione il Piano di Magadino, ribadendo come davvero AlpTransit rappresenti «un progetto di paesaggio», per riprendere una definizione del 2010 di Flora Ruchat, membro del gruppo di lavoro che ha definito il linguaggio architettonico dell'opera.

Certo, molti si chiedono quale sarà l'impatto della pandemia sul trasporto pubblico – obbligo di mascherina a parte. Come interagiranno le due “rivoluzioni della mobilità” del 2020? La paura del contagio spingerà la popolazione a rinunciare ai mezzi di trasporto pubblici e favorirà quelli individuali? L'aumento del telelavoro farà diminuire la necessità degli spostamenti, e quindi l'affluenza ai treni? Oppure è possibile che le due rivoluzioni interagiscano in positivo, contribuendo a ridurre traffico e inquinamento grazie all'effetto congiunto della crescita, da una parte, dell'offerta del trasporto pubblico e, dall'altra, del telelavoro?

Venerdì 4 settembre il treno inaugurale è sboccato su un panorama incerto. È tempo di tagliare il nastro.

«Archi» 5/2020, in uscita il 5 ottobre, sarà dedicato alla Galleria di base del Ceneri. Sarà possibile acquistarlo su questa pagina.

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