In­ter­vi­sta al­lo stu­dio “Ar­chi­tec­tu­re Club” di Ba­si­lea, vin­ci­to­re del con­cor­so per la fu­tu­ra Cit­tà del­la Mu­si­ca di Lu­ga­no

L’intervista agli architetti di Architecture Club approfondisce il progetto per la futura Città della Musica di Lugano: il dialogo con l’iconico complesso RSI, le nuove volumetrie dedicate alla didattica e ai concerti e le strategie urbane che trasformeranno il quartiere di Besso.

Data di pubblicazione
19-11-2025

Incontriamo gli architetti Karolina Slawecka e Pawel Krzeminski dello studio Architecture Club di Basilea, vincitori del concorso per la futura Città della Musica di Lugano, il cui progetto ha raggiunto la fase di rilascio della licenza edilizia lo scorso aprile. L’intervista approfondisce l’approccio progettuale dei vincitori, il dialogo con l’edificio storico esistente e le strategie che orientano la trasformazione del comparto RSI di Besso in un nuovo polo culturale e formativo dedicato alla musica.

L'intervento si colloca in un momento strategico per la città di Lugano e per il Canton Ticino, impegnati a rafforzare il proprio ruolo nel panorama musicale e formativo nazionale. La nuova Città della Musica si propone non solo come sede rinnovata per il Conservatorio della Svizzera italiana, ma anche come spazio aperto alla cittadinanza, capace di rigenerare un intero quartiere e di favorire nuove forme di dialogo tra cultura, architettura e paesaggio urbano.

Manuel Bellagamba: La vostra proposta per il Concorso della Città della Musica si è contraddistinta per una relazione particolarmente attenta con la storica sede radiofonica di Besso, inaugurata nel 1962 e firmata dagli architetti Rino Tami, Augusto Jäggli e Alberto Camenzind, sia dal punto di vista della scala sia da quello del linguaggio architettonico. Quali ritenete siano gli aspetti più significativi o interessanti del vostro progetto?

Karolina Slawecka e Pawel Krzeminski: Ci piacerebbe raccontare ciò che ci ha convinti del nostro progetto sin dalla fase concorsuale e spiegare perché, ancora oggi, continuiamo a credervi: una fiducia alimentata dalla forza di alcuni temi progettuali fondamentali, che riteniamo siano stati riconosciuti e apprezzati dalla giuria.

Cominciamo dall’aspetto urbano: lavorare con un’icona degli anni Cinquanta non è facile. La lunga stecca dello Stabile A (quello che raccoglie i vari studi di registrazione in particolare l’Auditorio RSI) presenta un linguaggio molto definito, caratterizzato da geometrie esagonali e angoli di 30/60 gradi. Una bellezza da non ignorare, ma da considerare come punto di partenza e fonte di ispirazione per il progetto. Molti spazi sono già dedicati all’acustica, ai concerti, alle sessioni radiofoniche ed alle registrazioni.
Abbiamo deciso di coltivare questo linguaggio come fondamento del progetto, anche perché molti schizzi ritrovati degli architetti Camenzind, Jäggli e Tami analizzavano possibili estensioni e fasi di sviluppo mai realizzate. In pianta, il complesso sembrava un albero, destinato ad evolversi e a crescere nel tempo. 
Questo ci ha spinti ad estendere il piano S1 – il più caratteristico, quello degli Studi di Musica e dell’Auditorium – ampliandolo ulteriormente. Attraverso vari corridoi e collegamenti, il nuovo impianto si sviluppa secondo l’idea originaria concepita per il complesso. Era evidente, tuttavia, che i nuovi volumi dovessero essere inseriti con umiltà e delicatezza, nel massimo rispetto di quelli esistenti e tutelati, senza ridurne l’importanza.

Sono stati aggiunti due nuovi volumi: la “Sala Concerti – Prove” con una Black Box interrata e l’ala destinata all’insegnamento musicale, “Docenza e Performance 2”: entrambe rispondono a esigenze diverse, ma condividono la stessa flessibilità, pensata per i protagonisti del Conservatorio e per eventuali collaborazioni musicali esterne. 
Abbiamo trasformato lo spazio antistante lo Stabile A in un nuovo elemento urbano: una piazza, un’agorà per gli studenti. Qui trova posto anche l’entrata principale della Sala Concerti – Prove, con un ampio foyer sullo stesso livello. Un caratteristico “taglio” vetrato nel volume invita il pubblico a entrare, permettendo al contempo di intravedere l’interno della sala. La collocazione della sala era cruciale: per noi era essenziale valorizzarla con una posizione urbanisticamente chiara.

L’ala “Docenza e Performance 2” assume a sua volta una posizione rilevante, ma rimane più legata allo Stabile e agli Studi, integrandosi nella parte est del parco che circonderà la nuova Città della Musica. Questo volume si collega direttamente al tessuto dello stabile storico, e per questo era fondamentale individuare un punto in cui l’intervento non risultasse invasivo rispetto alla volumetria originaria degli anni Cinquanta.

I due nuovi volumi adottano una forma esagonale: riprendono letteralmente gli angoli dell’edificio storico, senza però imitarlo o copiarlo. Propongono un linguaggio rinnovato, adatto alle nuove esigenze di prova per un’intera orchestra e di insegnamento musicale, con aule di notevoli dimensioni e altezze conformi agli standard contemporanei. 
La scala dei nuovi edifici si armonizza a quella circostante, privilegiando il principio di non superare l’altezza dello Stabile A e di mantenere il camino verso la piazza di arrivo come elemento dominante del complesso: un volume tecnico scultoreo che continuerà a marcare l’entrata del nuovo Conservatorio.

Il mattone rimane il protagonista dei dettagli: anche in questo caso, l’ispirazione ai caratteri esistenti ha rappresentato una chiara dichiarazione progettuale da parte nostra. Per i nuovi volumi utilizzeremo lo stesso colore e la stessa fattura dei mattoni originali, reinterpretandone la tessitura e introducendo diverse bucature per alleggerire le nuove facciate. L’intero complesso sarà circondato da un parco urbano aperto al quartiere. I parcheggi in superficie scompariranno, sostituiti da un autosilo interrato sotto l’area verde. Il parco circonderà sia lo Stabile sia i nuovi edifici, offrendo uno spazio dedicato agli studenti ma anche condiviso con il quartiere: un’oasi di verde nel cuore di Besso.

MB: Nel vostro progetto come vi siete confrontati con il contesto circostante e con il quartiere? Si percepisce un lavoro approfondito sulle connessioni e sulla permeabilità degli spazi: potete raccontare come avete affrontato questi aspetti?

SK: Un aspetto per noi fondamentale era lo spazio pubblico, specialmente perché parliamo di una nuova “Città” della Musica. Fin dall’inizio, uno degli obiettivi principali del progetto è stato trasformare l’area esterna – che fino ad oggi, è quasi esclusivamente occupata da parcheggi asfaltati – in un parco accessibile a tutti.

L’altra sfida consisteva nell’integrare e gestire in modo chiaro ed efficiente tutti i flussi e le esigenze tecniche dei diversi spazi: aree rappresentative, gestione dei flussi degli studenti, eventi, concerti, aree tecniche, zone di carico-scarico ecc. Un complesso di questa grandezza e complessità deve essere progettato con cura fin dalle basi: bisogna elaborare un masterplan chiaro e flessibile per il futuro del progetto.

MB: Lo scorso mese di agosto è stata rilasciata la licenza edilizia per il progetto. Quali sono stati i principali cambiamenti apportati dal concorso fino a questa fase?

SK: A dire il vero, non molti: gli schemi principali adottati nella fase del concorso sono stati ritenuti da noi e dal Committente così solidi che non volevamo stravolgere le idee iniziali. Nonostante ciò, abbiamo dedicato un grande impegno all’ottimizzazione dei due nuovi volumi e alla definizione più precisa delle richieste degli utenti; abbiamo ridefinito la forma dell’Ala di Insegnamento Musicale, migliorando anche le proporzioni delle aule. La Sala Concerti – Prove è stata invece studiata in modo significativo sia per gli aspetti acustici, sia per la gestione della flessibilità dei diversi scenari d’uso.

Un cambiamento importante ha riguardato la ridefinizione di uno degli spazi principali del programma: abbiamo scelto di dare maggiore rilevanza alla musica moderna, sperimentale e al teatro, trasformando la sala interrata sotto la Sala Concerti in un vero e proprio Black Box Studio: questa scelta offrirà al Conservatorio una gamma di possibilità molto più ampia e flessibile per il futuro. Infine, molti degli studi esistenti sono stati mantenuti, contrariamente a quanto previsto nel progetto originario: l’Auditorium RSI, noto per la sua eccellente acustica, non subirà alcuna modifica; allo stesso modo, gli studi originali RSI, nonostante la l’età, conservano un valore storico e funzionale riconosciuto, e saranno riutilizzati senza interventi rilevanti. Queste scelte riflettono un approccio attento alla conservazione del patrimonio esistente, unito a una modernizzazione mirata e funzionale.

MB: Nell’edificio esistente quali interventi prevedete di effettuare? Quale approccio progettuale avete adottato per il suo recupero e la sua integrazione con le nuove parti?

SK: Lo Stabile A, essendo un edificio protetto, rimarrà immutato all'esterno. È prevista una completa ristrutturazione degli interni, con l’adattamento degli uffici alle nuove esigenze ed in particolare la trasformazione degli ultimi due piani in aule di insegnamento musicale di piccole dimensioni: questa scelta risponde all’obiettivo del Conservatorio di concentrare maggiormente l’attività sull’insegnamento. Nella parte est collegheremo l’Ala Docenza e Performance al volume esistente; contestualmente, la rimodellazione della Caffetteria conferirà un nuovo volto a questa porzione del sedime, garantendo al contempo un inserimento estremamente delicato del nuovo e limitando al minimo le demolizioni dell’esistente.

MB: A livello di tempistiche quali sono le date previste per la consegna?

SK: Avendo di fronte un progetto così complesso, il percorso prevede diverse tappe e vari obiettivi intermedi. Al momento la priorità è data alla ristrutturazione dello stabile esistente, così da consentire in tempi brevi il trasferimento del Conservatorio, nonché alla realizzazione della Sala Concerti. I primi lavori cominceranno nel 2026.

MB: Siete uno studio giovane ed emergente: qual è stata la vostra formazione? Cosa avete imparato dagli studi in cui avete lavorato?

SK: In generale non abbiamo alcun particolare intento di emergere, facciamo semplicemente ciò che è la nostra passione, l’architettura. Siamo riusciti a realizzare il sogno nel cassetto di poter lavorare con professionisti del calibro di Jacques Herzog, Pierre de Meuron e Peter Zumthor. La continuazione di queste esperienze straordinarie si è poi trasformata in un altro sogno: quello di avere un atelier tutto nostro, che oggi stiamo costruendo e che ci dà grande soddisfazione. Abbiamo imparato a dedicare grande attenzione al processo di creazione di un progetto, al suo aspetto concettuale e artistico che, in definitiva, rappresenta la parte più importante di un’opera architettonica.

MB: Come spesso accade nei progetti, un’esperienza può influenzarne un’altra. Per voi, che lavorate su due progetti legati al mondo della musica, ma in contesti geografici e formali differenti, uno a Basilea e uno a Lugano, questa connessione tematica rappresenta una ricchezza e un valore nel confronto progettuale. Quali sono le vostre riflessioni al riguardo, soprattutto nel rapporto tra architettura e musica?

SK: Concordiamo sul fatto che un progetto impara dall’altro: è naturale ed è anche intelligente. Il luogo e il “genius loci“, lo spirito del luogo, influenzano profondamente la nostra risposta architettonica. Le due accademie di musica che stiamo sviluppando attualmente hanno molti elementi in comune fra loro. La vera protagonista sarà l’acustica, alla quale va riservata un’attenzione straordinaria e quindi il dialogo tra architetto, committente e specialisti è essenziale.

Per fare un esempio concreto, il concetto della Saal Modulable sviluppato a Basilea — uno spazio flessibile e modulabile per la musica sperimentale e per nuove forme di insegnamento musicale — è stato proposto anche nel progetto di Lugano. Chiaramente gli spazi non saranno simili dal punto di vista architettonico, ma condivideranno la stessa tipologia, riflettendo le esigenze di una scuola di musica contemporanea: i due progetti dunque si influenzano reciprocamente, permettendoci di sviluppare una ricca riflessione progettuale, in cui il dialogo tra contesti diversi arricchisce le soluzioni architettoniche e funzionali.

Tavole dei progetti e rapporto della giuria su competitions.espazium.ch 

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