Via­dot­to sul Tor­ren­te Gor­se­xio, 1972-1978

L’ingegneria di Silvano Zorzi tra Svizzera e Italia

Con il viadotto sul Torrente Gorsexio Silvano Zorzi riprende il procedimento costruttivo a sbalzo di cui è stato pioniere in Italia per costruire un’opera dal forte impatto estetico e armoniosamente inserita nel territorio.

Data di pubblicazione
03-10-2019
Valeria Gozzi
Assistente al corso di strutture all’AAM, Ing. PoliTO, Passera & Associati

Guardando il viadotto che sovrasta la valle del torrente Gorsexio, nei pressi di Genova Voltri, si nota immediatamente come l’obiettivo del progettista sia stato quello di costruire un’opera snella, leggera, che si inserisse armoniosamente nel territorio senza schermare la vista del mare.

Zorzi, anche in questo caso, mostra tutta la sua versatilità, sia come progettista che come costruttore. Poco dopo le esperienze dei viadotti Fichera e Sfalassà, egli affronta questa sfida progettuale senza cercare di applicare in maniera seriale quanto fatto in precedenza. Analizza il contesto nella sua interezza e, rivolgendosi ad alcune esperienze passate, quali i progetti del viadotto sul torrente Nervi (1963-1965)
e del viadotto sul torrente Bisagno (1966-1967), riprende il procedimento costruttivo a sbalzo che lui per primo ha ­sperimentato in Italia.

Zorzi, infatti, avendo intuito l’enorme potenzialità di tale tecnica, la studia approfonditamente e ne coglie l’espressività ingegneristica, l’efficienza e la flessibilità nell’adattarsi alle condizioni ambientali e orografiche del luogo in cui deve sorgere l’opera: in questo caso grandi luci (672 m) a grandi altezze (172 m).

Variando lo schema strutturale in base al contesto, Zorzi si orienta quindi verso la costruzione totalmente a sbalzo, come eseguito per il viadotto sul torrente Bisagno, ma evita le cerniere scorrevoli a metà campata, disponendo i giunti di dilatazione ai lati della struttura (interasse 606 m).

Tramite l’uso della precompressione alle estremità degli sbalzi, ottiene un impalcato che si comporta come una trave continua iperstatica, monoliticamente connessa alle pile.

È una scelta coraggiosa, la tipologia strutturale a sbalzo più complessa che lui abbia mai sperimentato.

Il tutto è reso possibile dalla geometria delle pile che, diventando due lame sottili negli ultimi quaranta metri, da un lato garantiscono l’incastro perfetto dell’impalcato e dall’altro, grazie alla loro snellezza e flessibilità nella direzione dell’asse minore, diventano appoggi scorrevoli in grado di seguire le deformazioni termiche e il fluage dell’impalcato.

Si è nuovamente di fronte al risultato di una lunga ­evoluzione strutturale e architettonica: le grandi luci, unite al profilo longitudinale dell’impalcato e alle pile lamellari, sono esplicative di come le forme non siano più l’effetto di un calcolo statico rigido ma il frutto di un lavoro in cui la tecnica si mette al servizio di una volontà estetica per ottenere un’opera senza dubbio raffinata e ancora oggi ammirevole.

Viadotto sul Torrente Gorsexio

Ing. Silvano Zorzi, Ing. Giorgio Grasselli, Ing. Enrico Faro

 

Dati

Località Genova Voltri – Autostrada Voltri-Alessandria

Anno 1972-1978

 

Geometria

Lunghezza 672 m: 84 m + 3 × 144 m +90 m + 66 m

Larghezza 2 × 13.05 m / 2 × 16.55 m

Altezza statica in chiave 3.5 m, alle imposte 9 m

 

Inserimento

Topografia fondo valle a 172 m

Planimetria rettilinea

Altezza pila più alta di 172 m

Geotecnica calcescisti e calcemicascisti poco alterate sul fondovalle in prossimità dell’alveo alternate a zone di micascisti molto alterate corrispondenti a zone di potenziali dissesti e collassi improvvisi

Azioni

Azione del vento elevata

Azione sismica zona sismica 3 (moderata)

Contesto idrogeologico rischio dissesti localizzati

 

Statica

Schema impalcato continuo costruito a sbalzo

Elementi portanti verticali pile a doppia lama flessibile, teste precompresse

Elementi portanti orizzontali impalcato a travata continua precompressa a inerzia variabile

Precompressione post-tensione

Giunti giunti di dilatazione alle estremità, interasse 606 m

Fondazioni pozzi a cono profondi per evitare le zone soggette a movimenti franosi

 

Motivi esclusione altri sistemi

Arco motivi economici e difficoltà costruttiva

Sospeso/strallato azione del vento e problemi con i tiranti di ritenuta dal conflitto geometrico con il tracciato curvo degli accessi nonché dalla natura geologica

 

Esecuzione

Metodo getto in opera. Pile a casseri rampati, impalcato a sbalzo con l’impiego di 6 carrelloni dimensionati per conci di 4 m di lunghezza

Scelta del materiale calcestruzzo armato e precompresso gettato in opera

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