Ver­so una teo­ria del­la pro­get­ta­zio­ne nell’era del­la cri­si cli­ma­ti­ca

Con la ricerca della sostenibilità ambientale, in tutto il mondo stanno nascendo – sulla scia delle innovazioni tecnologiche – nuovi linguaggi architettonici che danno forma ai principi green, tra sperimentazione progettuale e interventi dove l'elemento "verde" si riduce a una mera questione decorativa. Alberto Bologna individua alcuni stilemi di questa nuova architettura e si interroga sulle trasformazioni che porterà nell'ambito della teoria.

Data di pubblicazione
23-06-2021
Alberto Bologna
Architetto, Ph.D., ricercatore in composizione architettonica e urbana presso il Dipartimento di Architettura e Progetto (DiAP), Sapienza Università di Roma.

L’ambizione del perseguimento della sostenibilità ambientale sta portando a un recente sviluppo, più o meno consapevole, di nuovi linguaggi architettonici nel mondo intero.1 Si tratta di una ricerca compositiva che sta progressivamente evolvendo in parallelo al perfezionamento di materiali e sistemi costruttivi atti a limitare il dispendio energetico in architettura e a controllare la qualità spaziale. Queste ambizioni progettuali trovano pragmatiche risposte nelle tecnologie disponibili sul mercato dell’industria edilizia e stanno inequivocabilmente conducendo, alla scala urbana, alla genesi di nuove forme insediative, oltre che a nuovi modi di concepire lo spazio pubblico a partire, ad esempio, dal ruolo climatico giocato dalla presenza dell’acqua e della vegetazione. Alla scala dell’edificio si assiste alla definizione di veri e propri stilemi, inimmaginabili solo vent’anni fa, capaci di caratterizzare ormai chiaramente la produzione architettonica della nostra epoca.

A questo rapido processo di vera e propria ricerca compositiva applicata all’impiego di nuove tecnologie costruttive, a tutt’oggi nel pieno del suo svolgersi, non corrisponde una reale sistematizzazione sul piano teorico né delle meccaniche processuali legate alle complessità delle pratiche professionali necessarie per la messa in atto di questa idea di sostenibilità nel progetto di architettura, né tantomeno vengono studiati i linguaggi compositivi che ne stanno derivando.

Le pubblicazioni a carattere tecnico si concentrano sui parametri prestazionali quantificabili in edilizia grazie all’adozione di specifici sistemi tecnologici, mentre quelle destinate agli architetti normalmente illustrano un’idea di architettura che associa il concetto di sostenibilità talora a una forte presenza impiantistica esibita in facciata o a complemento delle coperture, a grandi superfici ricoperte da vegetazione o, a seconda delle diverse geografie, a edifici costruiti con materiali ritenuti «naturali» e dunque capaci d’incontrare facilmente l’immaginario più comune connesso al loro futuro riciclo, quali la terra cruda o il legno.2

Sono tuttavia le pubblicazioni di architettura a carattere prevalentemente divulgativo a impegnarsi maggiormente a diffondere immagini di edifici definiti green: se si osserva questa pubblicistica con occhio critico, ci si rende conto come green identifichi, semplificando, ormai in maniera indifferente e generalizzata tanto l’attitudine progettuale di inserire vegetazione in architettura quanto, in termini più ampi, l’efficienza energetica di un dato edificio. Non si tratta di un concetto che si lega specificatamente alla categoria vitruviana della utilitas, e dunque trascende spesso dalla funzione, ma sembra ormai essere indissolubilmente associato quasi esclusivamente a quella della venustas. Green, e dunque sostenibilità in architettura, diventa a tratti una mera questione decorativa, legata all’immagine che un dato edificio vuole trasmettere, quando forse dovrebbe essere una più logica derivazione dei parametri legati alla firmitas, dipendendo in stretta parte da questioni legate all’arte del costruire. Le recenti revisioni alla Legge federale (LAPub) e dell’ordinanza (OAPub) sugli appalti pubblici entrati in vigore in Svizzera a gennaio 2021 avvalorano questa tesi, dal momento che è proprio la combinazione tra parametri legati alla sostenibilità ambientale e alla qualità costruttiva a sintetizzare i diciannove criteri sulla base dei quali viene ora analizzata la vantaggiosità di progetti e offerte.3

Istanze compositive tradizionalmente derivate dalla volontà del progettista di declinare aspetti del progetto connessi alla venustas e fattori costruttivi propri della firmitas, applicati al perseguimento di un’immagine architettonica ascrivibile alla sostenibilità, stanno così influenzando e rimettendo in discussione la nozione stessa di carattere in architettura, quanto facendo progressivamente – e spesso inconsapevolmente – mutare le categorie critiche che influenzano il gusto. Sul piano compositivo siamo oggigiorno di fronte a un vero e proprio periodo di transizione, dove un consolidato e ormai internazionale linguaggio architettonico post-razionalista si sta talora scontrando, talora mettendo al passo con l’avvento di tecnologie imposte, anche sul piano normativo, dall’obiettivo del perseguimento di necessità progettuali legate alla sostenibilità ambientale.

La teoria della progettazione, in analogia con la teoria sull’evoluzione della scienza elaborata da Thomas Samuel Kuhn, deve dunque oggi forzatamente misurarsi con un nuovo linguaggio architettonico, non direttamente confrontabile con i precedenti, derivato da un vero e proprio cambio di «paradigma»4 culturale e tecnico messo in atto in primis dalle politiche locali in materia di gestione del suolo e controllo delle risorse energetiche in edilizia e, come conseguenza, dai progettisti che devono fornire una risposta costruita a queste istanze.

Il perseguimento della sostenibilità ambientale pone dunque una sfida cruciale nella definizione sia tematica che metodologica di una teoria della progettazione architettonica elaborata nel XXI secolo e appropriata alla produzione attuale. Intendo infatti la teoria dell’architettura come il «sapere» della progettazione architettonica, ovvero quella materia capace d’inquadrare le grandi questioni culturali che guidano la pratica progettuale odierna all’interno di un contesto globale, influenzato dalle specificità locali:5 si tratta dunque di un palinsesto intellettuale e critico in grado di recepire gli effetti della pratica professionale e di rielaborarli attraverso un dialogo diretto con gli attori coinvolti nell’industria delle costruzioni e nei processi di pianificazione della città e del territorio, per calibrarne i futuri indirizzi e individuare gli apporti transdisciplinari capaci d’influenzarne le prassi. Si tratta quindi di una materia in continuo divenire, figlia delle epoche in cui viene elaborata e che necessita di una costante revisione critica e progressiva riscrittura.

I processi legati alla produzione architettonica contemporanea – dalla sistematizzazione dei primi impulsi progettuali sino alla cantierizzazione di strutture e infrastrutture – mettono in luce infatti l’esigenza di rifondare una teoria dell’architettura che prenda in considerazione le diverse meccaniche legate alla progettazione e costruzione nell’era della digitalizzazione e della sostenibilità ambientale: due princìpi che, non a caso, si ritrovano spesso sovrapponibili nel caso rappresentino effettivi strumenti per l’impostazione di un progetto, o siano essi effimere chimere più legate a stereotipi propri del nostro tempo che a reali ambizioni di lasciare un mondo migliore alle generazioni future.6 Le pratiche progettuali di ottimizzazione strutturale, di ricerca formale attraverso processi parametrici, l’efficientamento energetico, così come lo studio sulla razionalizzazione di percorsi e spostamenti dalla scala dell’edificio a quella della città sono aspetti che, se analizzati all’interno della complessità delle regole e dei processi di sviluppo urbano, o di riconversione di aree esistenti, o di risignificazione della città storica, consentono di delineare una vera e propria e nuova teoria dell’architettura. Questa esigenza di rifondazione della disciplina è il riflesso tanto di una società che, sempre più spesso, deve confrontarsi con il tema dell’emergenza, sia essa ambientale o sanitaria: l’architettura rinuncia così sempre più spesso alle sue forme più iconiche e spinge il campo della ricerca verso spazialità architettoniche e urbane generate, alle diverse scale, tanto dalla gestione dell’inclusione sociale quanto da processi costruttivi governati da presupposti strettamente legati al risparmio di tempi e risorse, oltre che a princìpi connessi alla reversibilità e al riciclo dei materiali da costruzione.7 Queste specificità proprie del progetto contemporaneo sono in grado d’influenzare quelle stesse consolidate categorie intorno alle quali hanno concentrato il loro lavoro di ricerca i teorici dell’architettura del passato: ecco dunque che oggi stile, gusto e carattere così come tipo, tipologia e morfologia assumono, grazie all’obiettivo del perseguimento della sostenibilità, nuove forme al passo coi tempi, dettate in molte circostanze pure dall’analisi e dalla interpretazione di dati informatici ormai collezionati in ogni ambito e attività. L’esasperata ricerca di un’aderenza formale a elementi naturali, l’inserimento di vegetazione nell’architettura, oltre che le sempre più diffuse ipotesi di forestazione di intere parti di città, contribuiscono oltretutto alla trasformazione dell’idea stessa di urbanità. Un cambio di paradigma che sta portando pure al mutamento del concetto di tettonica, da riformulare ormai più sulla base dell’osservazione, ad esempio, delle modalità di assemblaggio in chiave compositiva di moduli di facciate ventilate o di serie di pannelli solari e fotovoltaici – la cui disposizione e dimensionamento dipendono ancora strettamente dal trasferimento di dati e parametrizzazioni numeriche – piuttosto che, ad esempio, dalle immagini di una più tradizionale disposizione dei giunti nella costruzione stereotomica o degli incastri lignei del sistema Blockbau.8

Il tema stesso della sostenibilità, specialmente se rapportato al campo della costruzione, rende però assai poco credibile la formulazione di una teoria univoca e valida universalmente e riporta all’attualità la suddivisione della produzione architettonica per fasce climatiche già utilizzata alla fine degli anni Quaranta da Alberto Sartoris nei tre volumi della sua ciclopica Encyclopédie de l’architecture nouvelle.9 Al clima vanno abbinate le specificità dell’economia locale e il grado di specializzazione della forza lavoro disponibile, parametri certamente in grado d’influenzare tanto l’intera pratica progettuale quanto gli aspetti compositivi e formali dell’architettura. Nel corso del processo di analisi critica di casi studio ritenuti eclatanti, propedeutica alla formulazione teorica, gli aspetti locali dell’architettura devono venire calibrati rispetto al loro contesto globale di riferimento: i vincoli normativi, specifici usi dello spazio derivati tanto dal clima quanto dai suoi fruitori, le volontà della committenza, tecnologie e tecniche costruttive disponibili in loco danno così la possibilità d’indagare tanto il processo di ricerca formale quanto le ragioni compositive dell’architettura, a partire proprio da istanze dovute alle questioni energetiche, all’economia realizzativa e all’ottimizzazione gestionale di edifici e infrastrutture.

Si tratta dunque di questioni che trovano le proprie radici nella tradizione teorica occidentale ma che devono essere rifondate a partire dai presupposti imposti dal XXI secolo, anche attraverso una apertura verso il mondo orientale che sposta il centro del sapere verso una cultura mondiale più globale: infatti, per quanto fondante, la cultura europea necessita oggi di altri emisferi di pensiero e di territori di confronto, specie se relazionata alle pratiche professionali e ai contesti socio-tecnici entro cui le forme espressive dell’architettura sono prodotte.

Il progressivo aggiornamento del linguaggio compositivo diventa dunque parte integrante della formazione continua dell’architetto. Questi è costretto a interfacciarsi nella quotidiana pratica professionale con temi legati alla sostenibilità ambientale: dal ricorrente adeguamento di prescrizioni e normative da cui dipende l’aggiornamento dei software utilizzati a supporto della progettazione, all’avvento sul mercato dell’industria delle costruzioni di sempre nuovi materiali costruttivi, alla capacità di saper tradurre in soluzioni tecniche e forme architettoniche e urbane dati di varia natura.10 Nella definizione odierna del concetto di carattere in architettura, questioni connesse alla sostenibilità e alla traduzione in soluzioni tecniche e architettoniche di dati informatici raccolti per valutare, e migliorare, la qualità dell’ambiente costruito ci consentono di ampliare la posizione già espressa in Italia da Giorgio Grassi – «dato per scontato che il carattere di un edificio deriva da ciò che questo esprime o evoca attraverso la sua forma»11 – e in Francia da Werner Szambien – «il carattere […] non è un principio estetico, ma uno degli obiettivi della creazione architettonica […] una delle qualità dell’opera».12 Il tutto, spesso, al di là della destinazione d’uso dell’edificio e in antitesi dunque con uno dei presupposti fondativi della teoria dell’architettura dello scorso secolo dove con carattere era notoriamente identificata anche la «memoria della funzione».13

Lo studio olandese MVRDV, forte anche delle molte occasioni professionali che è capace di cogliere in contesti geografici assai diversi, sta indiscutibilmente individuando attraverso un susseguirsi di esperienze di autentica research by design un’attitudine al progetto capace di esprimere linguaggi compositivi e caratteri architettonici e urbani che bene identificano il nostro tempo per il loro esserne figli.

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Note

  1. Questo scritto è il frutto di una riflessione che l’autore sta sviluppando sul rapporto che sussiste tra composizione architettonica, tettonica e sostenibilità ed è da intendersi come prolegomena a un più ampio lavoro di ricerca sui temi qui trattati. Si ringraziano Frédéric Frank, Matteo Robiglio, Andrea Roscetti e Marco Trisciuoglio per lo scambio intercorso nel corso dell’elaborazione di questo saggio.
  2. Un lucido, quanto completo, recente manifesto programmatico che indaga i limiti e le potenzialità espresse nel campo dell’architettura e della pianificazione urbana al tempo della sostenibilità ambientale, specificatamente incentrato sul contesto elvetico, è rappresentato da: L. Guidetti, TRIBU architecture, Manifeste pour une révolution territoriale, espazium, Zürich 2021.
  3. C. Hegner-van Rooden, J. Solt (a cura di), Schweizer Ingenieurbaukunst / L’art des ingénieurs suisses / Opere di ingegneria svizzera 2019-2020, espazium, Zürich 2020.
  4. Kuhn riferisce la scelta di tale termine con la volontà di «far presente il fatto che alcuni esempi di effettiva prassi scientifica riconosciuti come validi – esempi che comprendono globalmente leggi, teorie, applicazioni e strumenti – forniscono modelli che dànno origine a particolari tradizioni di ricerca scientifica con una loro coerenza», T. S. Kuhn, La struttura delle rivoluzioni scientifiche, Einaudi, Torino 2009, p. 30 (prima edizione: The Structure of Scientific Revolutions, The University of Chicago, 1962).
  5. «La teoria è prima di tutto la matematica che porta alle sue applicazioni nella pratica. […] I teorici non sono quelli che fanno la teoria estetica, ma quelli che cercano una base matematica per la pratica», W. Szambien, Symétrie Goût Caractère. Théorie et terminologie de l’architecture a l’âge classique. 1550-1800, Picard, Paris 1986, p. 12 (la traduzione in italiano dall’originale in francese è opera dell’autore).
  6. Un interessante punto di vista sulla «forma simbolica» rappresentata dalla sostenibilità nel XXI secolo è espresso in: G. Galli, Sostenibilità e potere, Sagep, Genova 2015.
  7. Sul tema del riciclo e dell’economia circolare in architettura si veda, in particolare: I. Ruby, A. Ruby (ed.), The Materials Book, Ruby Press, Berlin 2020.
  8. «La parola tettonica [tectonics] deriva dalla medesima radice greca che ritroviamo in architettura [architecture] e tecnologia [technology]: ci viene ricordata la fondamentale attività umana di dare forma visibile a qualcosa di nuovo», E. F. Sekler, Structure, Construction, Tectonics, in G. Kepes (a cura di), Structure in Art and in Science, George Braziller, New York 1965, p. 89 (la traduzione in italiano dall’originale in inglese è opera dell’autore).
  9. Su questo tema, si veda pure: M. Bovati, Il Clima come fondamento del progetto, Christian Marinotti Edizioni, Milano 2017.
  10. Alla scala urbana, è significativo citare in questo ambito l’approccio metodologico impiegato nel recente studio per la stesura del Piano Strategico Metropolitano 2021-2023 della Città metropolitana di Torino condotto dal gruppo di ricerca FULL – Future Urban Legacy Lab del Politecnico di Torino, LINKS Foundation e TIRESIA – Politecnico di Milano e pubblicato il 26 gennaio 2021 col titolo tM+ Torino Metropoli Aumentata: «La realtà aumentata, a differenza di quella prettamente virtuale, prevede un’interazione tra immateriale e materiale. La componente digitale non si limita a sovrapporsi alla realtà fisica, ma si ibrida con essa determinandone un aumento esponenziale. L’informazione digitale influenza e potenzia la percezione della componente materiale da parte dell’utente che interagisce con essa» (p. 114).
  11. G. Grassi, Il carattere degli edifici, «Casabella», 722, maggio 2004, p. 8.
  12. W. Szambien, Symétrie Goût Caractère, cit., p. 174.
  13. Mi riferisco, in questo caso, alla celebre constatazione del 1939 dello scultore americano Horatio Greenough, in seguito ripresa in: S. Giedion, Spazio, Tempo, Architettura, Hoepli, Milano 1984, p. 207 (prima edizione: Space, Time and Architecture, 1941).

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