La nuo­va cen­tra­le idroe­let­tri­ca del Ri­tom

Consorzio Ritom Ticino, EcoControl, Guscetti Architetti

Il progetto si inserisce nell’ambito della Strategia Energetica 2050 della Confederazione, rivestendo un ruolo cardine a sud delle Alpi. Grazie al coinvolgimento degli architetti fin dalle prime fasi di progettazione, si è giunti a un risultato all'insegna della valorizzazione dell'ambiente e del paesaggio.

Data di pubblicazione
28-02-2021
Valeria Gozzi
Assistente AAM, docente SUPSI, ing. PoliTO, Passera & Associati, redattrice «Archi»  

Il progetto della nuova centrale idroelettrica del Ritom si inserisce nell’ambito della Strategia Energetica 2050 della Confederazione, rivestendo un ruolo cardine a sud delle Alpi. Il progetto, che prevede di potenziare e ampliare l’impianto esistente costruito nel 1917 dalle FFS, contempla interventi su diversi livelli.

A fianco alla monumentale centrale di Piotta è prevista la costruzione di una nuova sala macchine dove saranno alloggiati due nuovi gruppi produttivi (turbine Pelton e generatore) da 16.7 e 50 Hz e una pompa. Questo nuovo edificio integrerà la centrale esistente AET di Stalvedro, alimentata dalle acque raccolte nel bacino di compenso di Airolo.

Davanti alla nuova costruzione verrà realizzato un grosso bacino di demodulazione. Esso avrà la funzione di controllare e regolare il deflusso nel fiume Ticino delle acque provenienti dalle centrali Ritom e Stalvedro.

Una pompa permetterà inoltre di collegare il bacino di Airolo con il lago Ritom con conseguente aumento della flessibilità produttiva dell’intera catena della Leventina. È inoltre in fase di realizzazione un convertitore di frequenza che permetterà la trasformazione della corrente da 16.7 a 50 Hz e viceversa con ovvi vantaggi sulla flessibilità dell’impianto.

Le attuali condotte forzate, che dalla diga di Piora portano l’acqua in pressione alla centrale esistente, saranno sostituite da un nuovo sistema di adduzione in sotterraneo. Il tunnel o meglio «pozzo forzato» partirà da una nuova camera valvole con pozzo di accesso realizzata in quota, in adiacenza alla nuova presa sotto carico della diga.

Si tratta dunque di un grosso intervento che, seppure contraddistinto da un innegabile carattere funzionale e tecnico, ha richiesto un attento studio di inserimento paesaggistico volto al dialogo con il contesto. Il coinvolgimento degli architetti fin dalle prime fasi di progetto ha portato a un risultato che evidenzia l’attenzione e la sensibilità nei confronti della tematica della compensazione e della valorizzazione ambientale e paesaggistica estesa a tutto il comparto.

Ripercorrendo la strada che dalla base arriva in quota, a livello della diga, l’obiettivo è stato quello di ottenere un tema architettonico univoco che legasse i nuovi interventi con gli edifici esistenti e gli elementi naturali – quali il versante, che passa da zone più rocciose a zone più verdi, il fiume Ticino, il riale Foss e la diga – rispettando, al contempo, i forti condizionamenti tecnici e ingegneristici legati alla funzionalità del sistema. In tale senso sono stati realizzati due piani di quartiere: uno alla base, in località Piotta, e uno in testa, a Piora.

A valle, la necessità è stata quella di creare un contesto adatto a interagire con l’imponente edificio in pietra naturale della vecchia centrale, contenendo, in un unico volume, la centrale AET esistente e le nuove macchine necessarie per potenziare l’impianto. Ne è nata dunque una struttura che, dato il carattere dell’edificio esistente, si stacca completamente da esso mettendosi in relazione con il pendio retrostante. Il rivestimento in lamiera metallica pressopiegata modula il suo ordito lungo la facciata secondo la funzione dei diversi locali interni, riprendendo la stratificazione geologica retrostante. Questo intento è chiaro anche nella composizione volumetrica che, coniugando le esigenze spaziali e tecniche con quelle architettoniche, si adagia alla base sullo strato roccioso, poi se ne stacca e nuovamente arretra in corrispondenza della sala macchine.

Nella zona antistante il piazzale e il bacino, la necessità di mettere in relazione i manufatti tecnici con il contesto vivibile dalla comunità, che include un percorso storico e diverse aree verdi, è stata risolta grazie alla previsione di un muro in calcestruzzo che crei una chiara delimitazione e funga da filo conduttore lungo le diverse zone funzionali esterne all’impianto.

Un approccio simile è stato seguito in testa, in vicinanza della diga. Il manufatto della nuova camera valvole con pozzo di accesso si trova, per ragioni funzionali, in una zona morfologicamente complessa: una gola affiancata a due discese di acqua naturali, in un ambiente chiaramente alpino sia a livello naturalistico che edificatorio.

Con l’intento di rispondere adeguatamente allo stato di fatto e, contestualmente, accettare la idrogeologia del luogo, senza nascondere il carattere tecnico del manufatto, è stato sviluppato un edificio caratterizzato da due grandi muri che sostengono i crinali adiacenti, la cui importante copertura ha la funzione di sostenere il carroponte necessario per effettuare la manutenzione degli apparecchi interni. La forma arrotondata visibile in prospetto lascia intendere il legame del manufatto con l’impianto idroelettrico che lo contorna, escludendo il senso di ambiguità che talvolta scaturisce di fronte a queste situazioni.

A completare l’operazione è stato sviluppato anche un delicato progetto di gestione e recupero del materiale di scavo proveniente dal tunnel di adduzione in sotterraneo. Il materiale, il cui smaltimento a valle risulterebbe oneroso, verrà impiegato per mitigare gli interventi artificiali eseguiti negli anni passati, quali gli avvallamenti in vicinanza della diga e i grandi muri costruiti per accedere alla sommità del bacino, restituendo in parte le forme naturali del territorio precedentemente modificate.

«Archi» 1/2021 può essere acquistato quiQui si può leggere l'editoriale con l'indice del numero.

Committente Ritom SA (75% FFS e 25% Cantone Ticino)
Progettista generale Consorzio Ritom Ticino (IM Maggia Engineering SA, Locarno; Lombardi SA Ingegneri Consulenti, Giubiasco; Pagani + Lanfranchi SA, Bellinzona)
Direzione locale lavori Consorzio ingegneri CORI (Tarchini – Stucky – Gruner) c/o Renzo Tarchini, cantieri e contratti, Lugano
Accompagnamento ambientale EcoControl SA, Locarno
Architettura Guscetti Architetti, Minusio
Nuove Turbine Pelton 2 x 60MW
Generatori 50Hz generatore accoppiato alla turbina per l’alimentazione della rete cantonale di AET; 16.7Hz generatore accoppiato alla turbina per l’alimentazione della rete delle FFS; generatore accoppiato alla turbina per l’alimentazione della rete cantonale di AET: 60MW
Volume del bacino di demodulazione 100’000 m3
Dislivello tra il lago e la centrale 840 m
Lunghezza del pozzo forzato interrato 2090 m
Pendenza max del pozzo forzato interrato 90%
Portata pozzo forzato Q=20 m³/s
Dimensioni diga del Ritom 27 x 309 m, 48 mio m3 (altezza, lunghezza e volume non variati)
Produzione annua prevista della nuova centrale 150 GWh
Costo previsto 250 mio chf
Date 2018-2024 (entrata in servizio)

Approfondimenti

Al progetto del Ritom sono dedicati alcuni contributi di «TEC21» 2020/21-22: dall'editoriale ai contributi Der Got­thard-Strom der Zu­kunft e Seit 100 Jah­ren: ­Got­thard un­ter Strom, tutti di Peter Seitz.
In quest'intervista, il direttore di IM Maggia Engineering AG racconta le difficoltà a cui ha fatto fronte il cantiere a causa del Covid-19.

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