La nuo­va Men­d­ri­sio: una cit­tà in ri­va al fi­ume

«La città è ovunque; ergo, non vi è più città. Non abitiamo più città, ma territori (…)».
Massimo Cacciari, La città, 2004

Publication
05-12-2018
Revision
18-12-2018

L’esigenza di dare risposte articolate agli indirizzi fissati dal Piano Direttore cantonale tramite la pianificazione strategica comunale ha aperto un processo di revisione degli strumenti pianificatori di cui il concorso bandito nel marzo 2017 dal Municipio di Mendrisio con la procedura denominata «Mandati di studio paralleli» è uno dei primi risultati. La decisione di allestire un Piano Direttore comunale per lo sviluppo territoriale della città ha infatti sollevato la questione della definizione dei criteri da imprimere all’evoluzione auspicata tramite l’elaborazione di una proposta spaziale in sintonia con gli obiettivi del documento Strategie Mendrisio 2030. 

La trasformazione del territorio, imperniata sul concetto di «sviluppo centripeto di qualità» sancito dagli strumenti legislativi a livello federale e cantonale, va dunque avviata tramite iniziative concrete dalle amministrazioni comunali, che spesso devono misurarsi con il complesso processo di aggregazione (conclusosi nel caso di Mendrisio nel 2013 tramite l’annessione di 10 comuni in una nuova entità politico-amministrativa) e con la necessità di implementare una pianificazione strategica capace di produrre una visione complessiva del futuro assetto territoriale, svincolata dal quadro normativo e in grado di fornire indicazioni operative all’armonizzazione dei diversi Piani regolatori. 

L’analisi morfologica del territorio di Mendrisio evidenzia le conseguenze di uno sviluppo impetuoso condizionato dalle problematiche che la globalizzazione provoca in una regione di frontiera. Come spiegano i coordinatori del concorso in questo numero, ricostruire un rapporto virtuoso tra paesaggio, luogo e collettività diventa la premessa per l’impostazione del masterplan. Cosi, l’attenzione rivolta verso il paesaggio in quanto matrice di un patrimonio naturale, storico, sociale e territoriale che il progetto dovrebbe valorizzare, la centralità dello spazio pubblico e delle strutture ecologiche come elementi connettivi utili alla definizione formale della città, il controllo sull’espansione degli insediamenti, la gestione efficiente della mobilità e dei servizi, inseriti all’interno di specifiche dinamiche sociali ed economiche di sviluppo qualitativo sostenibile, sono il punto di partenza per configurare non «un progetto sul territorio bensì un progetto di territorio». Un percorso in cui la «coscienza di luogo», incentivata attraverso una consapevole partecipazione della cittadinanza, dovrebbe portare all’identificazione degli abitanti con la propria città. 

Tre regioni linguistiche sono rappresentate nei tre gruppi multidisciplinari invitati a presentare una visione urbana raffigurata su diverse scale di intervento (sovra-regionale, regionale e urbana). Da questo processo di lavoro collettivo – portato avanti da politici, esperti e progettisti e contraddistinto da una diagnosi che ha focalizzato i nodi critici del Mendrisiotto – sono scaturiti tre scenari possibili che Archi illustra nelle prossime pagine. La scelta del Collegio degli esperti della soluzione proposta dal gruppo ginevrino LRS architectes + Atelier Descombes Rampini, apre delle prospettive inedite: la rinaturazione e valorizzazione del Laveggio diventa l’asse strutturante del progetto complessivo che ricollega il nucleo storico al lago e delinea le relazioni trasversali tra la città alta e la città bassa. Mendrisio riscopre il suo fiume come elemento generatore di identità territoriale. 

Forse è solo un primo passo, ma il valore sperimentale di un modello di pianificazione innovativo, che si avvale dello statuto del concorso come strumento idoneo per riflettere – attraverso la dimensione progettuale – sulla critica situazione della prassi urbanistica di fronte a un passaggio epocale segnato dalla periurbanizzazione, potrebbe aprire un panorama dalle potenzialità ancora inesplorate.

 

questa pagina si può leggere il numero 6 di Archi

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