Ca­se d'ap­par­ta­men­ti a Bel­lin­zo­na*

Testo di presentazione del progetto, 1975

Il tema è la progettazione di appartamenti a carattere «sociale», da poter quindi affittare a prezzi convenienti, in concorrenza all’edilizia abitativa «sussidiata». 

Publikationsdatum
11-01-2017
Revision
11-01-2017

Traduzione di Andrea Bertocchi, editing di Paolo Fumagalli

Come modulo di base è stata scelta la tipologia con due appartamenti per piano, che ben si adatta anche a lotti di piccole dimensioni. Nonostante le notevoli limitazioni economiche, in questo progetto si è cercato di realizzare le idee fondamentali dell’edilizia abitativa storica per poterne rendere partecipe anche l’«uomo comune».

–    Viene reintrodotta la veranda quale spazio autonomo all’aperto (come nelle realizzazioni in ghisa nelle case del XIX secolo e in legno nelle abitazioni delle valli montane).

–    L’attico viene trattato in base alla sua diversa collocazione, come nei modelli storici e con particolare riferimento all’opera di Le Corbusier.

–    Le camere hanno dimensioni sufficienti da risultare in parte intercambiabili sotto il profilo della destinazione d’uso ecc.

Costruire per un committente anonimo richiede l’elaborazione di concetti che possano essere condivisi e che conducano a una soluzione comprensibile a tutti. Il riferimento ai concetti e al linguaggio formale del razionalismo e del funzionalismo degli anni Venti e Trenta ha consentito una chiara definizione del tema,  così da indirizzare il progetto sulle questioni basilari.

Occorre dare agli inquilini il massimo di spazio, luce e organizzazione: questo è il lusso! Rispetto all’odiena edilizia abitativa, è ancora oggi importante progettare con razionalità – logica organizzazione delle piante, sobrio linguaggio formale e semplice uso dei materiali – permettendo così di dar forma a ciò che è fondamentale e di operare con il minimo dei mezzi economici.

Descrizione delle case

Senza violare in modo importante le abitudini, si è voluto superare la consueta ristrettezza degli spazi e la rigida suddivisione degli appartamenti, e concepire un’abitazione piacevole e stimolante.

Il piccolo atrio di accesso all’appartamento serve ogni singola stanza garantendone l’indipendenza. In questo modo, a ogni membro della famiglia viene assicurata la massima privacy possibile. Si è evitato l’accesso all’appartamento direttamente nella zona giorno e il dover attraversare il soggiorno per accedere alla zona notte. È stata evitata la tecnologia dell’impiego di costose pareti interne mobili per ottenere un’abitazione dalla pianta flessibile, perché sono anche possibili soluzioni ben più semplici. Per evitare la banale aggregazione dei singoli locali, sono state create le premesse per renderli comunicanti tra loro. Così, la zona giorno – costituita da soggiorno, cucina, sala da pranzo e veranda (la parete fra la cucina e il soggiorno è in parte vetrata) – va a formare un’unica entità spaziale. Analogamente, dietro il bagno, è possibile dal soggiorno raggiungere direttamente la camera da letto. Grazie a questi diretti rapporti spaziali, l’inquilino può godere di una maggiore libertà di movimento attorno al bagno e alla parete divisoria cucina/soggiorno e fruire così della totalità dello spazio a disposizione, vale a dire l’intera lunghezza e larghezza dell’appartamento affittato. Le pareti interne servono quindi per la sola suddivisione funzionale.

Nella zona giorno si è cercato di articolare lo spazio tramite l’intensità della luce. Il passaggio dai locali in muratura, illuminati da normali finestre, alla zona vetrata e inondata di luce della veranda e della sala da pranzo, corrisponde alla transizione da un’area in ombra a una più luminosa dall’effetto spaziale completamente diverso.

L’appartamento all’ultimo piano è stato progettato tenendo conto della sua diversa situazione, ma senza generare spese aggiuntive. Luce e aria entrano nell’appartamento attraverso un patio attorno al quale si sviluppa la maggior parte dei locali. Le facciate dell’attico, prevalentemente chiuse, hanno finestre che inquadrano scorci di paesaggio. Il tetto è praticabile e vi si accede da una scala situata nel patio. Le facciate, soprattutto quelle rivolte verso sud, sono state concepite e strutturate in modo da esprimere esplicitamente il carattere eminentemente residenziale in tutta la sua dimensione.

Aspetti urbani

La grande distanza (1,5 km) dal centro storico della città, la mancanza di punti di riferimento (sparsi nel paesaggio, ma assenti nelle vicinanze) e un semplice prato come sito vero e proprio non permettono alcuna relazione urbanistica. Rapporti diretti tra il fondo confinante o la strada di quartiere, unico asse di traffico ma di scarso valore quale elemento urbano, sono impediti dal vincolo dalla linea di arretramento.

Nel quadrilatero definito dagli arretramenti normativi, l’edificio risulta separato da una verde striscia di terra di nessuno e quindi spazialmente isolato: i privati realizzano così unilateralmente i propri interessi speculativi. Questa pratica rappresenta oggi una delle prassi urbanistiche più applicate. Non c’è da meravigliarsi se si considera che oggigiorno l’urbanistica ufficiale si occupa più di soddisfare gli interessi dei singoli che non di affrontare il problema del bene comune. Di conseguenza, la disposizione di 5 immobili da reddito è stata determinata in gran parte dalla saturazione degli indici di sfruttamento, dalle linee di arretramento e dalle strade di quartiere progettate.

Dal punto di vista urbanistico, il linguaggio formale razionale e la forte densità architettonica sottolineano l’attitudine puramente funzionale dei caseggiati alla periferia della città. Questo è il luogo dove si dorme e ci si riposa in vista di un’attività e un impegno svolti altrove. L’atmosfera da ghetto non è causata dal linguaggio formale adottato, bensì dalla nostra struttura economica, politica e sociale. Sarebbe un malinteso voler superare i deserti che immancabilmente si creano intorno a questi complessi residenziali attraverso una volontà creativa formale. Solo un cambiamento degli attuali principi di fondo potrebbe produrre nuovi risultati.

Nota

* Cfr. Wohnhäuser. Roberto Bianconi 1965-72, in Martin Steinmann, Thomas Boga (a cura di), Tendenzen – Neuere Architektur im Tessin, ETH Zürich 1975, pp. 51-53, nuova traduzione.

Verwandte Beiträge