Il con­cor­so svi­z­ze­ro, ov­vero la for­za del­l'in­tel­li­gen­za col­let­ti­va

C'è, in Svizzera, uno strumento democratico ancora poco noto al grande pubblico: il concorso d'architettura. A lui è dedicata la mostra attualmente in corso al Pavillon Sicli di Ginevra: «Il concorso svizzero». Concepita su invito del comitato esecutivo dell'Unione internazionale degli architetti (UIA), il cui congresso si terrà quest'anno a Rio, la mostra è occasione per la Svizzera di riscoprire una pratica ormai centenaria, garante di qualità per la cultura della costruzione.

Publikationsdatum
29-04-2021

In Svizzera, il mondo dell'edilizia viene non di rado criticato dalla stampa: gli si rimprovera di costruire troppo – e male. Alla fine del 2020, la Confederazione ha pubblicato la «Strategia sulla cultura della costruzione» in risposta alla Dichiarazione di Davos del 2018, che si schierava a favore di una cultura della costruzione di qualità in Europa, ricordando che «costruire è un atto culturale e crea spazio per la cultura». A margine del fenomeno, spesso criticato, dell'eccesso di costruzione, esiste in effetti una procedura più lenta, più democratica, che con un lavoro impegnativo e reiterato va a promuovere un'architettura di qualità: il concorso. Questa istituzione centenaria, la cui importanza è ormai consolidata tra gli architetti, è ancora poco nota al grande pubblico, ed è proprio per darle visibilità che è stata ideata la mostra «Il concorso svizzero».

Il progetto prende le mosse da un invito del comitato esecutivo dell'UIA, il cui congresso nazionale si terrà quest'anno a Rio. Gli organizzatori miravano a presentare al Brasile uno strumento di progettazione dalle molteplici qualità: un metodo democratico sperimentato da lungo tempo, che permette in particolare ai giovani architetti di farsi notare, ma anche un metodo politico che si presta a evitare la corruzione. Ma a poco a poco, come racconta la curatrice Olivia de Oliveira, la mostra è divenuta anche uno strumento per la Svizzera stessa: un mezzo per rendere coscienti dell'impatto del concorso sul nostro territorio e dei progetti di qualità che ne sono derivati. Tuttavia, l'esposizione non si propone di stabilire classifiche, ma rappresenta piuttosto una raccolta di dati sulla cui base si potrà impostare la riflessione futura. Quella che si mette in opera con il concorso è, infatti, una forma d'intelligenza collettiva.

La scenografia è concepita a partire da una struttura di impalcature tubolari su cui sono appese le tavole, stampate su teli di camion. I curatori hanno optato per tale scelta per evitare d'imitare un'architettura, suggerendo piuttosto una protostruttura del possibile. A Rio, gli organizzatori si sono procurati degli elementi tubolari delle stesse dimensioni, cosa che permetterà di trasportare sul posto soltanto i teli e i modelli. 

Il visitatore si inoltra in questa foresta di pali metallici, dove le tavole vanno a formare nicchie protette dagli sguardi. Gli elementi verticali della costruzione provvisoria e la volta del padiglione si sposano coi loro opposti. In una radura della foresta di metallo, un'altalena è rivolta verso uno schermo su cui scorre un centinaio di render dello stesso concorso. Poco lontano, dei modelli in gesso dei progetti attualmente in sospeso o in cantiere a Ginevra sono presentati su un grande piano di legno, insieme a una mappa interattiva che permette di navigare tra i concorsi documentati su espazium a partire dal 2014. 

La mostra è suddivisa in grandi temi: i progetti futuri per Ginevra, la Place de la Riponne a Losanna, un secolo di concorsi a Friburgo… Gli organizzatori sono riusciti a presentare ogni studio d'architettura una sola volta, e si sono sforzati di mostrare una gran varietà di tipologie e funzioni, al fine di sottolineare come il concorso sia uno strumento adatto a tutti i programmi e non solo a quelli di grandi dimensioni. Dal più semplice al più straordinario, ogni progetto contribuisce a suo modo alla cultura della costruzione.

Informazioni generali

 

«Le Concours Suisse»

Pavillon Sicli, Ginevra

Mostra prolungata fino al 2 maggio 2021 

Orari: 10-19

 

Curatori
Olivia de Oliveira e Serge Butikofer

 

Comitato organizzativo ed esecutivo
Marcio Bichsel, Serge Butikofer, Didier Collin, Gabriela Marcovecchio, Olivia de Oliveira, Giorgio Pesce, Cedric van der Poel

 

Scenografia
Giorgio Pesce, Olivia de Oliveira, Didier Collin

 

Redazione dei testi
Serge Butikofer, Gabriela Marcovecchio, Olivia de Oliveira, Cedric van der Poel

 

Progetto grafico e comunicazione
Atelier Poisson, Giorgio Pesce, Séverine Dolt

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