Il con­cor­so per il Cen­tro fe­dera­le d’asi­lo a No­vaz­za­no-Ba­ler­na

Publication
08-02-2019
Revision
11-02-2019
Camillo Magni
Architetto, presidente di Architetti senza frontiere Italia, ricercatore POLIMI

Il concorso per il nuovo Centro federale d’asilo a Novazzano-Balerna è stato un evento di grande rilevanza sotto molti punti di vista – in primo luogo perché il progetto vincitore è convincente e presenta una grande qualità architettonica. Inoltre il concorso affronta un tema funzionale che, nel passato, è stato spesso relegato ad attività professionali secondarie trasformandolo in occasione di approfondimento e riflessione disciplinare e, infine, perché gli esiti hanno dimostrato come la qualità architettonica possa contribuire con efficacia ai processi di immigrazione e di integrazione delle comunità migranti. I 47 progetti partecipanti, e in particolar modo quelli premiati, mostrano in maniera evidente come la realizzazione di un Centro federale d’asilo possa diventare un’occasione per promuovere una ricerca architettonica legata al luogo, alle tipologie edilizie, al programma funzionale e alla qualità spaziale. Sotto molti punti di vista questo concorso è nato come una scommessa: realizzare in un lotto molto complicato, posizionato ai margini della città, un edificio il cui funzionamento deve sottostare a un articolatissimo sistema di regolamenti e procedure e al tempo stesso dimostrarsi flessibile e adattabile all’evoluzione delle esigenze e dei problemi. In molti ritenevano che solo professionisti specializzati su queste tematiche potessero rispondere adeguatamente; diversamente gli esiti del concorso hanno mostrato il contrario, rafforzando la convinzione che il confronto e la sfida concorsuale siano il miglior strumento per promuovere la qualità dell’architettura. 

L’esigenza di realizzare un nuovo Centro federale nasce dalla dichiarazione congiunta di Confederazione, Cantoni, Unione delle città svizzere e Associazione dei Comuni svizzeri di ristrutturare il settore dell’asilo, a seguito delle due conferenze nazionali sull’asilo del 2013 e 2014. La riforma concordata ha comportato una velocizzazione delle procedure d’asilo nel rispetto dello Stato di diritto, l’attribuzione di una protezione giuridica gratuita a tutti i richiedenti l’asilo e una revisione del sistema di ripartizione dei richiedenti l’asilo che soggiorneranno nei Centri della Confederazione durante tutta la procedura d’asilo.

«Attraverso processi più efficienti e celeri, la Confederazione vuole rafforzare durevolmente la credibilità della politica migratoria e d’asilo svizzera» ha dichiarato Micaela Crippa (attuale direttrice del Centro di registrazione e di procedura a Chiasso e futura direttrice del SEM oggetto di concorso) durante la cerimonia di premiazione.

Per tale ragione la Confederazione e i Cantoni hanno convenuto che la SEM dovesse disporre di 5.000 posti d’accoglienza, ripartiti in sei regioni, dotate ciascuna di un Centro federale d’asilo con funzione procedurale e di al massimo tre centri federali senza funzione procedurale, per un totale di 18 Centri in tutta la Svizzera. Da qui la necessità di costruire nuove strutture di cui il centro di Novazzano-Balerna rappresenta quella per il Canton Ticino. Il concorso di progettazione in procedura libera è stato indetto nel 2018 con l’obiettivo di costruire un edificio che entrerà in funzione nel giugno 2023.

Gli elementi che hanno condizionato il progetto sono diversi. Innanzitutto il luogo destinato a ospitare il nuovo Centro federale era una delle sfide del concorso: si tratta di un lotto trapezoidale suddiviso tra i due comuni di Novazzano e Balerna il cui perimetro nord confina con i binari della ferrovia e che si inserisce in un contesto caratterizzato da edifici industriali e commerciali. Il confronto con il luogo è stato uno degli aspetti più difficili da risolvere e una delle caratteristiche più apprezzate da parte della giuria. Le piccole dimensioni del lotto, la geometria irregolare, l’assenza di una forte identità, la presenza della vicina ferrovia, l’essere periferico, anonimo, il rapporto di copertura e gli indici di edificabilità rendevano l’area molto complicata per il progetto con il rischio di produrre spazi aperti interstiziali intorno al volume realizzato.

Un secondo aspetto di grande difficoltà riguarda il programma funzionale. Il Centro federale è destinato a numerosi attori: collaboratori della SEM, rappresentanti legali, interpreti, verbalisti, personale addetto all’assistenza ai richiedenti e personale addetto alla sicurezza. Vi sono inoltre degli spazi per attività occupazionali, delle aule scolastiche per i richiedenti l’asilo minorenni, delle zone di preghiera e delle aree di svago. Per facilitare la convivenza tra tutti gli inquilini del Centro, ospiti e operatori, e per permettere di garantire il funzionamento di un sistema così complesso, l’edificio deve rispondere a un rigorosissimo sistema di procedure che coinvolge in particolar modo i flussi delle persone con la suddivisione oltre che tra uomini, donne e famiglie (ad esempio per i dormitori) tra richiedenti asilo accettati, in fase di accettazione o espulsi, tra percorsi liberi, controllati o accompagnati. Grande attenzione è rivolta alla definizione e al controllo degli ingressi e alla suddivisione degli ospiti, oltre che alla sicurezza attraverso la costruzione di alcuni dispositivi come guardianie, cancelli e recinzioni. Infine le attività ospitate dentro un Centro federale sono molte ed eterogenee e rispondono a precise esigenze dimensionali: mensa, cucina, spazi giochi, relax, dormitori, aule, infermeria, nursery, uffici, luoghi d’apprendimento, magazzini, aree per colloqui, per perquisizione, per controlli, spazi d’attesa, spazi aperti, aperti coperti, parcheggi ecc. L’insieme di questi molti aspetti ha prodotto un programma estremamente complicato, ben descritto nel bando di concorso, a cui i progettisti hanno provato a dare una risposta architettonica ricomponendo le diverse tessere del puzzle con l’obiettivo di costruire una forma chiara, unitaria e definita.

Inoltre gli abitanti: il centro è destinato a ospiti che «hanno vissuto situazioni traumatiche, nonché affrontato lunghi viaggi per giungere a quella che considerano essere la loro meta, e necessitano quindi di spazi che garantiscano la loro sicurezza, la loro vita privata e infondano una certa tranquillità» (Micaela Crippa). Per tale ragione era richiesto ai concorrenti di immaginare spazi adeguati a un’utenza fragile, ponendo grande attenzione sia alle aree interne che a quelle esterne, adeguati a ospitare culture differenti e a rispondere a un grande ricambio e movimentazione di persone.

Infine gli aspetti economici e costruttivi: il bando richiedeva che l’edificio rispondesse alle esigenze Minergie®, che fosse un’edificazione semplice, robusta, economica e con ridotti oneri di manutenzione.

I 47 progetti partecipanti hanno mostrato un ottimo livello qualitativo indagando una notevole varietà di proposte urbanistiche. La giuria ha dato molta importanza alla qualità degli spazi esterni generati attraverso il posizionamento del nuovo edificio e all’adeguatezza del carattere architettonico rispetto al tema.

Il raggruppamento coordinato dallo studio italiano di Como Lopes Brenna con Filippo Bolognese (per sintesi si citano gli autori principali, demandando l’elenco dettagliato alla didascalia) è risultato vincitore del concorso. La loro proposta è stata l’unica, con straordinaria intuizione, a proporre un edificio in linea semplice e preciso perpendicolare alla strada d’accesso (via G. Motta) riprendendo la giacitura e i principi insediativi dei vicini stabili commerciali. In questo modo il nuovo edificio rafforza con coerenza le struttura urbana del contesto isolando la curva della ferrovia e dell’edificio limitrofo a incidenti morfologici. La forza della proposta si riconosce nella semplicità con cui l’edificio divide il lotto in due porzioni chiaramente definite: un’ampia zona d’accesso a sud e un grande giardino a nord. La forma rettangolare è tagliata in diagonale a ovest dai binari rafforzando la radicalità della proposta. La pianta è caratterizzata da un’organizzazione semplice ed efficiente: a nord si collocano la distribuzione verticale, i servizi e le aree soggiorno garantendo così una protezione dai rumori della ferrovia, il corridoio centrale è illuminato da slarghi e favorisce un facile orientamento, mentre a sud si orientano tutte le camere a le altre superfici nobili dell’edificio. Il linguaggio è «robusto» (dal rapporto della Giuria) e contraddistinto da finestre a nastro, parapetti con elementi di calcestruzzo prefabbricati e ampie terrazze aperte rivolte a ovest. Nel complesso la proposta è vincente per la radicale semplicità con cui risponde al programma funzionale attraverso un edificio asciutto, quasi essenziale e per questo appropriato al contesto. 

Il secondo classificato è il raggruppamento coordinato da Otto Krausbeck, Giorgio Santagostino e Monica Margarido. Il progetto propone un unico edificio di forma regolare con un patio centrale orientato parallelo all’edificio amministrativo esistente. L’intervento, molto compatto, riqualifica e struttura generosamente gli spazi dedicati alle attività all’aperto. Anche in questo caso la semplicità dell’impianto garantisce una razionalità dei flussi e dei sistemi distributivi. La struttura portante, semplice e ripetitiva, non è invasiva e consente di organizzare gli spazi interni in maniera flessibile permettendo eventuali cambi futuri. Inoltre l’edificio si caratterizza per la soluzione delle facciate declinate attraverso l’uso di schermature realizzate con elementi di cemento armato prefabbricati che favoriscono la privacy interna.

Il terzo classificato è il raggruppamento coordinato da Durisch+Nolli. Questa proposta si caratterizza per uno sviluppo orizzontale che occupa gran parte del lotto compensata da un volume scavato da quattro originali cortili interni di forma ovale disposti su diversi livelli. La qualità evocativa di questi quattro spazi aperti è molto alta, così come l’attenzione per gli spazi interni domestici ed eleganti è ingentilita dall’uso del legno. La struttura è straordinariamente modulare consentendo l’uso di tecnologie di prefabbricazione in legno che consentono di ridurre i tempi di realizzazione.

Il quarto classificato è il raggruppamento coordinato da Cattaneo e Birindelli di Balerna. L’impianto proposto presenta un edificio a pettine, formato da quattro blocchi modulari collegati fra loro al piano terra e al primo. L’edificio si rapporta fortemente allo stabile esistente seguendone la geometria e disponendosi parallelo alla ferrovia. La scelta di frazionare il programma in più edifici ha il vantaggio di realizzare blocchi di dimensioni più piccoli e controllati, ma allo stesso tempo lo svantaggio di occupare più suolo, oltre a aumentare i sistemi di distribuzione verticale incrementando i costi e rendendo più complicata la gestione della sicurezza. Anche in questo caso l’edificio è fortemente modulare favorendo l’uso della prefabbricazione anche se l’uso del legno non si manifesta nelle soluzioni di facciata.

Il quinto classificato è il raggruppamento coordinato dagli architetti spagnoli di Ensamble Studio. Questa proposta si distingue per l’originale approccio: l’edificio si compone di più volumi e porzioni slittate ortogonalmente tra di loro per adattarsi alle geometrie irregolari del lotto. È un edificio che lavora per addizione e che ricerca nella scelta strutturale un linguaggio forte che caratterizzi e uniformi l’intero edificio. Degli elementi prefabbricati in cemento armato a U costruiscono la copertura dell’edificio evocando il mondo dell’industria e della ferrovia attraverso un’espressione architettonica quasi brutalista.

Il sesto classificato è il raggruppamento coordinato da Jachen Könz di Lugano. Il progetto propone un edificio compatto e allungato che, posto al limite nord del sedime, lascia un ampio spazio aperto a sud. Il volume si piega in due parallelo alla ferrovia e perpendicolare alla strada. Il volume di quattro piani risulta molto profondo il che favorisce la compattezza della costruzione, ma pone alcuni problemi di distribuzione con l’organizzazione di due corridoi paralleli. L’intervento si caratterizza per una terrazza lineare al primo piano che ha suscitato grande interesse nella Giuria.

I rimanenti 41 progetti mostrano, ognuno con i propri pregi e difetti, un’elevata attenzione alle problematiche connesse al tema funzionale e una ricerca attenta al contesto e alle possibilità di creare un luogo di qualità nel quale la comunità migrante si possa riconoscere. 

Alla luce degli esiti raggiunti si considera vinta la sfida dell’aver promosso un concorso tanto difficile per la specificità e complessità del programma e del luogo. Aspetteremo con impazienza la realizzazione dell’edificio vincitore nella consapevolezza dell’importanza che questo rappresenta per i Comuni di Chiasso, Novazzano e Balerna, per l’intero Canton Ticino e soprattutto per la comunità che vi abiterà.

 

Concorso di progetto in procedura libera SEM Centro federale d’asilo – Novazzano-Balerna, dicembre 2018

 

1. R / P «En même temps», Lopes Brenna con Filippo Bolognese, Como

2. R / P «Camaleonte», CdL Otto Krausbeck + Giorgio Santagostino, Salorino

3. R / 1. A «Di passaggio», Durisch + Nolli Architetti Sagl, Massagno

4. R / 3. P «Prêt-à-porter», Massimo Cattaneo e Gianni Birindelli, Balerna

5. R / 4. P «Atrio», Ensamble Studio SL, Madrid (ES)

6. R / 2. A «Dunant», Jachen Könz, Lugano

 

Tutti i materiali relativi al concorso sono pubblicati qui.

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