La pre­sa in ca­ri­co e l’in­te­gra­zio­ne dei ri­chie­den­ti l’asi­lo in Sviz­ze­ra e in Ti­ci­no

Publikationsdatum
11-02-2019
Revision
11-02-2019
Natasa Nikolic
Operatrice socio-amministrativa presso la direzione DASF, Settore Integrazione

Sulla base dei dati forniti dagli stati europei, si stima che le domande d’asilo depositate in tutta Europa durante il 2017 siano state circa 720’000, ovvero il 45% in meno rispetto al 2016, mentre, stando ai dati pubblicati dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), la Confederazione ha registrato 18’088 domande d’asilo depositate, con una diminuzione di 9’119 unità (pari al 33.5%) rispetto al 2016.

L’evoluzione numerica di questo settore è strettamente legata alla situazione generale dei flussi migratori, spesso repentini e non pianificabili. Nel corso dell’anno 2018, tra gennaio e fine settembre1 sono state presentate in Svizzera 11’484 domande d’asilo, ossia il 17,5% in meno rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente. Questa riduzione importante del numero di domande d’asilo è, secondo la SEM, strettamente legata alla diminuzione della migrazione attraverso il Mediterraneo centrale alla quale si aggiunge il fatto che la Svizzera non costituisce una meta privilegiata dei migranti che giungono in Europa occidentale.

Nel 2017, il paese di provenienza del maggior numero di richiedenti l’asilo registrato in Svizzera è stato l’Eritrea con 3’375 domande (contro le 5’178 del 2016). Si colloca in seconda posizione la Siria con 1’951 domande, seguita dall’Afghanistan con 1’217, la Turchia con 852 domande, la Somalia con 843 domande e lo Sri Lanka con 840.

All’arrivo in Svizzera, il richiedente deposita una domanda di asilo e, dopo un primo breve periodo presso uno dei Centri di Registrazione e Procedura (CRP) gestiti della Confederazione, viene attribuito a un Cantone seguendo un principio di ripartizione prestabilito determinato in base alla popolazione del Cantone. 

Le persone attribuite al Cantone Ticino equivalgono al 3,5% del totale dei richiedenti l’asilo e, nel 2017, sono state 458 (37% in meno rispetto al 2016). 

 

Tra il 2014 e il 2015, come nel resto della Svizzera, anche il Ticino ha dovuto confrontarsi con un repentino aumento della pressione migratoria offrendo accoglienza e una prima collocazione a tutti i richiedenti l’asilo attribuitigli dalla SEM. L’organizzazione umanitaria Croce Rossa Svizzera (CRS), su mandato cantonale, si prende a carico l’accoglienza dei richiedenti l’asilo e, oltre agli attuali centri collettivi di Paradiso e Camorino, gestisce anche la nuova struttura (Centro Ulivo) aperta nel 2017 a Cadro. Questo nuovo Centro ha permesso di sgravare il carico di persone ospitate a Paradiso e favorire una migliore gestione in termini di spazio. Per proteggere e facilitare i nuclei famigliari, il Centro Ulivo dispone di alcuni appartamenti dotati di angolo cottura a loro destinati, mentre le persone singole vengono collocate in camere condivise con spazi comuni in cui consumare i pasti e socializzare. Il Centro di Paradiso, invece, ha a disposizione degli spazi comuni, ma gli alloggi sono esclusivamente piccoli monolocali destinati sia alle famiglie ospitate che a singoli richiedenti in condivisione con altre persone.

Nei successivi paragrafi andremo ad approfondire alcuni temi relativi alla presa in carico dei richiedenti l’asilo, rifugiati e persone ammesse provvisoriamente. Tratteremo la categoria dei minorenni non accompagnati, il programma di reinsediamento di persone altamente vulnerabili e le nuove tipologie dei progetti pilota integrativi.

 

Foyer per i minorenni non accompagnati in Ticino

In Ticino, oltre alle strutture ordinarie di prima accoglienza sono stati aperti anche due Foyer destinati alla casistica più sensibile e vulnerabile dei richiedenti l’asilo minorenni non accompagnati (MNA). Si tratta di giovani di età inferiore ai 18 anni che giungono in Svizzera senza l’accompagnamento da parte di un adulto che sia il loro responsabile secondo la legge o la tradizione.

Il primo Foyer, aperto a Paradiso nel 2015, contava un’occupazione di 20 posti, ma in breve periodo, con l’aumento dell’affluenza di questi giovani, si è ritenuto opportuno ampliare gli spazi e dunque attivare un’ulteriore struttura. È stato quindi aperto il secondo centro per MNA, situato nel Comune di Arbedo-Castione con una capacità di accoglienza di 21 ragazzi.

Entrambi i Foyer sono gestiti da CRS, tuttavia gli spazi e le strutture sono diversificate a seconda della situazione. Il Foyer di Paradiso si trova all’ultimo piano dello stabile che accoglie tutti i richiedenti l’asilo ed è composto da camere condivise e spazi comuni, mentre la struttura di Arbedo-Castione, essendo pensata per l’accompagnamento e la transizione in appartamento dei minori, è destinata unicamente ai ragazzi tra i 16 e i 18 anni. I ragazzi accolti nella struttura di Arbedo-Castione hanno già intrapreso un primo percorso d’integrazione presso il Foyer di Paradiso e necessitano di una struttura che li renda più responsabili e autonomi nella gestione degli spazi privati.

 

Programma di integrazione e formazione in Ticino

La strategia adottata dal Cantone Ticino per l’integrazione si basa principalmente sul Programma di integrazione cantonale (PIC), che riguarda tutti gli stranieri presenti sul territorio, e sull’Agenda Integrazione Svizzera, un programma condiviso tra Confederazione e Cantoni, che, dal 2019, ha lo scopo di attuare misure specifiche più precoci e incisive per i rifugiati e ammessi provvisori.    

I PIC hanno una durata di quattro anni e si fondano su tre pilastri fondamentali: informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale. Gli obiettivi prestabiliti valgono a livello nazionale, ma i singoli PIC rispettano esclusività locali in modo che Cantoni e Comuni, al momento della concretizzazione dei processi di integrazione, possano definire le proprie priorità e adattarle al contesto presente. Per favorire la coesione sociale, uno dei compiti fondamentali del PIC è quello di incoraggiare i Comuni e le strutture ordinarie cantonali, come ad esempio nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità, a implementare delle attività specifiche volte all’integrazione degli stranieri. Inoltre, si intendono rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua offrendo ai migranti percorsi di apprendimento dell’italiano adeguate all’acquisizione delle conoscenze linguistiche necessarie a capire e farsi capire nella quotidianità e adatte alla loro situazione e al settore professionale. 

In Ticino, a partire dal 2018 è stata dedicata una parte rilevante alla nuova strategia d’integrazione dei rifugiati, per tramite dell’implementazione di un percorso di integrazione che segue un processo a fasi. Con questa impostazione, il richiedente l’asilo viene tempestivamente inserito in un percorso individuale e, in dipendenza della situazione personale e dello stato della sua domanda d’asilo, accompagnato in misure d’integrazione specifiche.

Imparare l’italiano, andare a scuola, conoscere gli usi e i costumi locali, comprendere il sistema sanitario locale e prepararsi al lavoro, sono strumenti essenziali per esercitare i propri diritti e i propri doveri secondo nuove regole di convivenza.

Una volta conclusa questa prima fase (di 6-9 mesi) e in dipendenza del raggiungimento degli obiettivi individuali, le persone sono in seguito collocate in appartamenti, reperiti sul mercato dell’alloggio locale, e accompagnati dal servizio sociale di Soccorso operaio svizzero (SOS). In questa seconda fase, la persona prosegue il suo percorso d’integrazione con corsi di lingua e, laddove possibile, anche di preparazione alla formazione professionale e successivo accesso al mercato del lavoro.

 

Integrazione di gruppi di rifugiati reinsediati 2017-2019 – Resettlement

Il 9 dicembre 2016, il Consiglio federale ha deciso, su proposta del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) e del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), di accogliere entro 2 anni 2’000 rifugiati reinsediati (in seguito rifugiati reinsediati nel 2017-2019) in aggiunta alle ammissioni delle vittime del conflitto siriano decise nel 2013 e nel 2015.

Il mandato per il progetto pilota di reinsediamento (Resettlement), assegnato dal Consiglio federale alla Segreteria di Stato della migrazione, prevede l’accoglienza dei rifugiati in gruppi e la gestione di un programma speciale per la loro integrazione. Il programma si fonda su sette obiettivi strategici e mira, oltre che a promuovere l’integrazione, anche a testare nuovi modelli e misure che a lungo termine potranno essere usati per l’integrazione di tutti i rifugiati riconosciuti in Svizzera.

La procedura di selezione delle persone da assegnare alla Confederazione è svolta in stretta collaborazione con l’UNHCR secondo l’iter seguente: la Svizzera comunica all’UNHCR il numero di persone che è disposta ad accogliere, dopodiché l’UNHCR seleziona un gruppo di persone particolarmente vulnerabili (malate, che hanno subito dei traumi, disabili o anziane) e inoltra i pertinenti dossier alla Svizzera. La SEM esamina ogni caso individualmente e interroga tutte le persone coinvolte: coloro che sono stati ammessi in Svizzera in virtù del progetto di reinsediamento ottengono direttamente l’asilo senza passare dalla procedura d’asilo normale e vengono inizialmente collocati presso un CRP, dopodiché vengono attribuiti a un Cantone.

Una volta assegnato al Cantone Ticino, il rifugiato viene ospitato in uno degli alloggi collettivi e inserito nel percorso a fasi, previa la sottoscrizione dell’accordo degli obiettivi, ovvero il documento che attesta i diritti della persona rifugiata, ma anche i doveri che dovrà adempiere nei confronti della Confederazione.

Nella fase di accoglienza presso gli alloggi collettivi viene definito un piano individuale di integrazione della durata di due anni, comprendente le prime misure di integrazione, la preparazione del trasferimento in un appartamento e della scolarizzazione e i relativi obiettivi da raggiungere. La particolarità del programma specifico di reinsediamento è la figura di un interlocutore, ovvero il coach, che garantisce una collaborazione mirata tra i rifugiati e le istituzioni svizzere interessate (insegnanti, settore sanitario, integrazione sul lavoro, aziende, sostegno alla prima infanzia ecc.). Il coach è chiamato ad accompagnare il processo di integrazione individuale, supportando il rifugiato. In seguito, questo piano viene attuato attivando misure specifiche nei vari settori: formazione e lavoro, sostegno nella prima infanzia, salute, integrazione sociale e lingua.

 

Progetti pilota: Apprendimento precoce della lingua e Pre-tirocinio di integrazione

Nel 2018 la SEM ha promosso due specifici progetti pilota per favorire l’integrazione dei richiedenti l’asilo a partire dal loro arrivo nel Cantone di attribuzione.

Il primo progetto, «Apprendimento precoce della lingua», ha lo scopo di proporre corsi intensivi di lingua al fine di incoraggiare l’apprendimento rapido e sostenibile della lingua da parte dei richiedenti l’asilo che hanno buone probabilità di rimanere in Svizzera, di modo che possano interagire con la società autoctona e integrarvisi. In Ticino, la Croce Rossa Svizzera  Sezione del Sottoceneri (CRSS) è responsabile per i corsi di lingua proposti e, alla fine del percorso per l’apprendimento precoce dell’italiano, effettua una valutazione finale in cui viene accertato che i livelli A1 nello scritto e A2 nell’orale sono stati raggiunti dal partecipante. Dopo la verifica del bilancio delle competenze, la seconda fase dell’apprendimento precoce della lingua consiste in corsi di lingua e nello svolgimento di un’attività di utilità pubblica allo scopo di combinare la formazione linguistica con un primo inserimento professionale. 

Il secondo programma pilota sostenuto e promosso dalla SEM è denominato «Pre-tirocinio d’integrazione» (PTI). L’obiettivo del PTI consiste nel trasmettere ai rifugiati riconosciuti e alle persone ammesse provvisoriamente che vi partecipano le competenze necessarie per lo svolgimento di una formazione professionale di base. 

In Ticino, la Divisione della formazione professionale (DFP), in collaborazione con le organizzazioni del mondo del lavoro, ha stabilito in quali ambiti professionali offrire i PTI. A partire dall’anno scolastico 2018-2019, verranno inseriti circa 40 giovani nei 5 ambiti professionali seguenti: ristorazione, settore ausiliario ospedaliero, logistica, agricoltura e meccanica di produzione. La selezione dei candidati e la loro assegnazione a uno specifico settore si basa sulle precedenti esperienze nonché sulle competenze già acquisite dai partecipanti. Al termine dei complessivi quattro anni del programma pilota, vi avranno preso parte circa 150 pre-tirocinanti.

Gli elementi chiave dei PTI sono: corsi di lingua specifici riferiti a un campo professionale, conoscenze professionali teoriche e pratiche ed esperienza lavorativa presso un’azienda. Durante l’anno di PTI, il partecipante viene accompagnato da corsi di lingua intensivi finalizzati soprattutto a fornire conoscenze necessarie per comprendere e usare il linguaggio e le espressioni tipiche della professione, nonché a promuovere la competenza comunicativa nel contesto aziendale quotidiano. A determinate condizioni, una volta terminato il PTI, i partecipanti possono accedere a un’altra formazione o seguire un perfezionamento nel campo professionale corrispondente.    

Con l’introduzione di queste misure, l’obiettivo è di favorire l’integrazione dei richiedenti l’asilo, ma, a lungo termine, anche l’aiuto sociale a carico dallo Stato potrà progressivamente diminuire, in quanto i rifugiati e gli ammessi provvisori avranno l’opportunità di inserirsi più facilmente e rapidamente nel mercato del lavoro ticinese.

 

Nota

1.    Gli ultimi dati a disposizione per la stesura dell’articolo risalgono al mese di novembre 2018.

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