Men Duri Arquint, architettura nel Cantone dei Grigioni

Le realizzazioni di Men Duri Arquint s’iscrivono con decisione nel contesto architettonico grigionese, combinando una rilevante concezione spaziale all’utilizzo preciso e specifico di materiali arcaici.

Giacomo Ortalli architetto, corrispondente espazium.ch

Men Duri Arquint

Men Duri Arquint vive nel cuore della città di Coira, in una casa atelier costruita nel 1981 dall’architetto grigionese Andres Liesch (1927-1990). Dal 2010 dirige uno studio di architettura con sedi a Coira e Ardez, nel Cantone dei Grigioni. Dal 2015 è docente di progettazione presso la Hochschule Luzern. Il suo legame con il Ticino risale agli studi presso l'Accademia di architettura di Mendrisio, dove si è diplomato nel 2004 con Kenneth Frampton e Roberto Collovà, e ha insegnato come assistente di progettazione negli atelier di Quintus Miller e Aurelio Galfetti; dal 2004 al 2010 è stato comproprietario dello studio di architettura Arquint & Hitz a Chiasso.

Realizzazioni recenti

Lo sforzo cosciente di curare e rinforzare l'immagine del paesaggio è stato uno dei principali obiettivi di architetti e ingegneri nei Grigioni, dalla costruzione di centrali idroelettriche alle linee ferroviarie. Negli ultimi decenni l’architettura grigionese si è distinta a livello internazionale per la capacità di integrare gli edifici come forme forti nella topografia alpina, attraverso l’utilizzo preciso e specifico di materiali arcaici. Le realizzazioni recenti di Men Duri Arquint sono chiara espressione di tale approccio architettonico.

All’interno di una casa storica nel villaggio di Ardez, in Bassa Engadina (2011), l’architetto risponde in maniera efficace alla richiesta programmatica di una piccola biblioteca, operando un singolare esperimento costruttivo. Nel fienile inserisce due scatole adiacenti collegate da un passaggio: una stanza dotata di scaffali per i libri e una sala di lettura con vista sulle montagne. Le scatole, strutturate da una maglia intrecciata di travi di legno massiccio, sono appese alla struttura del traliccio del tetto esistente e lasciano uno scenografico volume vuoto attorno, utilizzato dai proprietari come salotto estivo.

Sull’alpeggio La Palü a Maloja (2015), Arquint ristruttura e amplia uno stabile agricolo costruito nel XVIII secolo, con l’idea di ristabilire il rapporto originario fra edificio e paesaggio naturale — alterato da interventi contaminanti in epoca moderna. Nuovo e vecchio, seppure leggibili cronologicamente, si fondono in una nuova unità caratterizzata dalla presenza di tre materiali: intonaco di calce, legno di larice e lastre di quarzite di Soglio.

A Böschengut, in una posizione privilegiata nell'area urbana di Coira (2018), Arquint pianifica un insediamento residenziale «low rise, high density», confinante con il piano di quartiere degli architetti Bearth & Deplazes del 2000 e attualmente in costruzione. Sulla forma triangolare del terreno, otto case unifamiliari con cortili sono sistemate lungo due fila, unite da un giardino semipubblico aperto verso valle. Attraverso un processo di riduzione di forme e materiali, l’insediamento crea un'unità chiara e un insieme complesso di edifici simili fra loro. Anche qui l’architetto impiega tre materiali: costruzione monolitica in mattone monoblocco con intonaco di calce dilavato, travertino e legno di larice.

Chesa Tschudi a Zuoz

Sul versante meridionale del villaggio di Zuoz (2012), in Alta Engadina, Arquint progetta un edificio in calcestruzzo a vista con tetto a due falde e aperture sfalsate, che ricorda le vecchie case dell’Engadina, sia per l’inserimento urbano sia per la distribuzione interna. La casa ospita la residenza di una coppia di galleristi d’arte, diverse opere della lor collezione, terrari con rettili esotici e automobili. L'immagine complessiva dell'edificio suggerisce la stessa impressione di immediatezza e semplicità che si riscontra negli edifici rurali della regione. All’interno, la manipolazione geometrica della sezione rivela la complessità programmatica nella diversità degli spazi.

Una solida spina addossata al pendio e modellata come una scultura da blocchi verticali, agisce come spazio servente e distributivo per i cinque piani. I primi due piani sono interrati e accolgono rispettivamente il parcheggio per le automobili con accesso dalla strada e i terrari. Al terzo piano, il primo fuori terra, le stanze da letto sono organizzate in maniera simmetrica, specchiate sull’asse da uno studio-biblioteca con una loggia esposta a valle. Al piano superiore, lo spazio principale si estende in direzione est-ovest aprendosi sul giardino. La struttura del tetto è modellata da due coni che intersecano le falde e si proiettano verso il cielo con aperture zenitali. I coni, di dimensioni diverse, sono separati dal volume intermedio della stanza nido dedicata agli ospiti.

L'espressione dell’edificio è definita dalla presenza di tre materiali: calcestruzzo, rovere massiccio scuro e mattone con intonaco di calce bianco. La connessione tra i materiali avviene in maniera diretta, all'interno come all’esterno. La rinuncia a giunti e coprifili richiede molta attenzione dal punto di vista della progettazione e dell'esecuzione; si tratta di un preciso lavoro d’incastro realizzato a stretto contatto con gli artigiani locali.

I proprietari intrattengono una relazione quotidiana e dinamica con le opere: all’ingresso, una scultura di Richard Serra appoggiata alla parete scarica il suo peso a pavimento; lungo la scala, una video installazione incassata dentro a una nicchia si accende al passaggio delle persone; nello spazio principale, da uno dei coni scende una pioggia di luce arancione, impronte di pennello opera dell’artista ticinese Niele Toroni; sull’altro, una successione di Fibonacci di Mario Merz sale verso il cielo. A 1800 m s.l.m. le opere ampliano la scala dell’edificio per abbracciare il paesaggio circostante e allargarsi indistintamente nello spazio del mondo.

L'articolo dedicato a Men Duri Arquint è il quarto di una serie di articoli dedicati ai giovani architetti under 40. Gli articoli sono raccolti in uno speciale e-dossier che potete leggere qui.

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