«Per pro­teg­ge­re il cli­ma, le mez­ze mi­su­re or­mai non ba­sta­no più»

La SIA si impegna abbastanza per il clima? In che modo il settore della costruzione può contribuire a far sì che la Svizzera raggiunga i propri obiettivi climatici? Ne parliamo con l’architetto Jakob Schneider e con l’ingegnere Remo Thalmann, entrambi attivi in seno all’associazione Countdown 2030, così come con Jörg Dietrich, responsabile Clima/Energia presso la SIA.

Data di pubblicazione
14-02-2022

Perché ci vuole l’associazione Countdown 2030?

Remo Thalmann: Ci preme chiarire, con tutti gli attori coinvolti nel settore della costruzione, che se vogliamo lottare contro i cambiamenti climatici è assolutamente tempo di adottare provvedimenti concreti. Inoltre, ci impegniamo nel promuovere una cultura della costruzione di qualità. Per riuscirci abbiamo bisogno di città, edifici e infrastrutture con un bilancio climatico positivo, sommato a una grande biodiversità. La nostra volontà è quella di contribuire attivamente a dare forma a tali prerogative.

Ci sono anche altre associazioni di categoria che, come la SIA, si battono in difesa del clima. Tutto questo impegno è sufficiente?

Jakob Schneider: La SIA si mostra ancora oggi piuttosto restìa nel parlare di un vero e proprio collasso del clima e della biodiversità globale. Preferisce usare la parola «cambiamenti climatici», un termine che tende però a mascherare il fenomeno. Qui si tratta di una questione cruciale, in gioco vi è la nostra stessa sopravvivenza e le risorse vitali per le prossime generazioni. Per raggiungere l’obiettivo degli 1,5 gradi centigradi e per proteggere il clima, le mezze misure ormai non bastano più. Non possiamo nasconderci dietro l’obiettivo delle zero emissioni entro il 2050, fissato dal Consiglio federale, sapendo che il piano di riduzione tiene conto soltanto delle emissioni prodotte internamente, e in più mette a dura prova il nostro bilancio di CO2.

Secondo voi che cosa dovrebbe fare la SIA?

Jakob Schneider: Dovrebbe ambire a un piano di riduzione con maggiori probabilità di riuscita. L’obiettivo posto oggi dalla SIA oscilla al confine di ciò che è politicamente fattibile. Da un punto di vista scientifico non corrisponde alle tempistiche effettivamente necessarie.

Remo Thalmann: Il settore della costruzione è lento e spesso si occulta dietro alla questione della normazione. In questo ambito la SIA dovrebbe procedere in modo proattivo, fissando delle linee guida che permettano ai progettisti di muoversi in direzione zero emissioni, e ciò in una finestra temporale che tenga conto dell’imminente minaccia del collasso climatico e della posizione della Svizzera, nel suo ruolo di potenza economica e modello sul piano internazionale.

Jörg Dietrich: La SIA, nel suo documento di posizione Protezione del clima, adeguamento ai cambiamenti climatici ed energia, dice nero su bianco di voler perseguire l’obiettivo degli 1,5 gradi centigradi. È un obiettivo molto ambizioso. Non tutti sono consapevoli di quanto poco tempo ci resti e di quanto esiguo sia il bilancio di CO2 che ci rimane a disposizione. Adattare le norme però è un processo lungo, e la SIA a questo riguardo ha già fatto molto. Ad esempio, La via SIA verso l’efficienza energetica tiene già conto delle emissioni grigie, soltanto che nella pratica tali principi non sono applicati. È questo aspetto che deve cambiare.

Che cosa ne pensa del documento di posizione SIA?

Jakob Schneider: In seno alla SIA, sin dagli anni Settanta si sollevano voci in favore di una trasformazione sociale verso una maggiore sostenibilità. Dopo cinquant’anni e grazie al movimento per il clima, la SIA pubblica un documento di posizione e definisce la protezione del clima come obiettivo strategico. La decisione è certo motivo di soddisfazione ed era anche assolutamente tempo che si prendesse. Nel documento, tuttavia, non si menzionano sufficienti proposte di intervento per quanto concerne le misure da prendere a livello politico. E in tal senso, la SIA perde l’occasione di assumere una posizione attiva. Per quanto riguarda le dichiarazioni relative all’economia circolare, alla produzione di energie rinnovabili e agli adattamenti climatici in caso di isole di calore, condividiamo in larga misura. Particolarmente lodevole è il passaggio sul concetto della sufficienza energetica: «La protezione del clima e l’adeguamento ai cambiamenti climatici sono, non da ultimo, una questione legata agli stili di vita. L’aumentato utilizzo di superficie non deve andare a detrimento di un incremento dell’efficienza. Per una riduzione effettiva del fabbisogno energetico il concetto di sufficienza svolge un ruolo decisivo, soprattutto in riferimento alla superficie di insediamento o al tipo e alla quantità di mobilità indotta. Bisogna riflettere anche sulle esigenze di comfort in estate e in inverno, adattando di conseguenza le relative disposizioni». La SIA ora è chiamata a sviluppare una strategia che tenga conto dell’obiettivo degli 1,5 gradi centigradi (zero emissioni entro il 2030), deve mettere a disposizione gli strumenti necessari e richiedere ai propri soci di implementarli attivamente.

Per quale motivo spesso nel settore della costruzione le parole restano lettera morta?

Remo Thalmann: Il portafogli ha un peso più importante dell’esigenza sociale di agire in modo più sostenibile. Bisogna dire anche che le necessarie conoscenze sovente non sono sufficientemente approfondite.

Jakob Schneider: Non è così soltanto nel nostro settore. Finora tutti hanno approfittato del fatto di poter far slittare il problema, pensando che concerni soltanto le generazioni a venire. Purtroppo, però, quando parliamo di protezione climatica, parliamo di un cosiddetto wicked problem, vale a dire una questione contorta, complessa, e difficile o impossibile da risolvere in modo esaustivo. Il che di certo non aiuta a trovare soluzioni. Il problema non può essere risolto soltanto nella nostra disciplina e neppure appellandoci a soluzioni meramente tecniche. Oltre a elaborare valide soluzioni di nicchia si tratta di ottimizzare le condizioni quadro sociali. È un compito che può essere laborioso, ma proprio per questo vogliamo mettere in luce le opportunità e i potenziali realizzabili già oggi, nella nostra quotidianità.

Ma allora che cosa devono riuscire a fare meglio i progettisti per permettere alla Svizzera di raggiungere gli obiettivi climatici posti?

Remo Thalmann: Dobbiamo innanzitutto prendere coscienza del ruolo importante che rivestiamo come progettisti e del fatto che possiamo apportare un contributo concreto al raggiungimento degli obiettivi climatici che il nostro Paese si è prefissato. A dire la verità potremmo, già oggi, fare molto di più di quello che stiamo facendo. Tuttavia, per riuscire a smuovere le cose, e rapidamente, dobbiamo focalizzarci sul 2030.

Jakob Schneider: Sommati insieme, i tanti piccoli provvedimenti che possiamo mettere in atto nell’immediato, hanno di fatto un impatto molto più grande delle misure efficacissime che potranno però essere adottate soltanto tra dieci anni. La cosa principale è integrare tali tematiche nella nostra quotidianità, con entusiasmo e ottimismo, perché volere è potere.

Sul sito web di «Countdown 2030» si parla di «reinvenzione della modernità». Che cosa si intende esattamente con questo concetto?

Jakob Schneider: Trasformare i nostri processi produttivi in modo che da lineari diventino circolari richiede un ripensamento completo, paragonabile a una sorta di nuova invenzione. Possiamo risvegliare l’ambizione dei progettisti e cogliere questa crisi come un’opportunità, come l’occasione di buttare letteralmente a mare paradigmi creativi e sociali esistenti, ma ormai inutili. Anche in architettura bisogna accendere il dibattito sulla società della post-crescita. Ci vuole un maggior numero di meccanismi in grado di promuovere il bene comune. Per diffondere e sviluppare la cultura della costruzione bisogna tenere conto del contesto sociale.

Supponiamo che, da domani, siate voi a poter determinare il destino della SIA: che cosa cambiereste per raggiungere le zero emissioni entro il 2030?

Remo Thalmann: Metterei a libera disposizione le norme e i quaderni tecnici che riguardano gli aspetti climatici, in modo da agevolare l’accesso a tale sapere. Un’azione di questo tipo esprimerebbe inoltre in modo chiaro e concreto la volontà della SIA di battersi per il bene del nostro pianeta. Inoltre, spulcerei attentamente i vari testi normativi per verificare che non vi siano parti lacunose o eventuali elementi che potrebbero essere interpretati come disincentivi.

Jakob Schneider: Io lancerei un marchio per il clima che permetta di certificare da subito tutte le opere a zero emissioni e inserirei poi tali opere in un inventario nazionale di riferimento, consultabile gratuitamente. La «Campagna clima e Cultura della costruzione» e il progetto di ricerca «Architektur Klima Atlas», avviato dall’Università di Scienze Applicate Zurigo (ZHAW), sono già alcuni primi buoni esempi in questa direzione.

E se foste consiglieri federali come sarebbe la politica climatica svizzera?

Jakob Schneider: Eliminerei tutti i label per edifici (ride) e fisserei un piano di riduzione con l’obiettivo di raggiungere le zero emissioni entro il 2030, ciò limitando progressivamente l’importazione di vettori energetici fossili mediante un sistema «cap and dividend», attenuando così le conseguenze sociali di tale trasformazione. Introdurrei anche i necessari meccanismi di adeguamento dei prezzi del CO2 alle frontiere.

Remo Thalmann: Per prima cosa, definirei un piano di riduzione dei rifiuti e prevederei delle tasse per incoraggiare l’instaurarsi dell’economia circolare. E poi riproporrei una legge sul CO2, ma formulata in modo un po’ diverso.

Jörg Dietrich: Anche io punterei su un piano di riduzione vincolante. Dal 2050 in Svizzera non dovrà più essere utilizzato alcun combustibile di origine fossile. Abbiamo le soluzioni tecniche per riuscirci. Adesso sta a noi metterle in atto.

Countdown 2030

L’associazione Countdown 2030 è formata da persone attive in ambito architettonico che si impegnano per sensibilizzare il settore legato alla progettazione, mettendo in luce quanto l’agire professionale di ciascuno possa avere importanti ripercussioni sui cambiamenti climatici. L’associazione chiede che la Svizzera raggiunga l'obiettivo delle zero emissioni entro il 2030: https://countdown2030.ch/

 

Per maggiori informazioni

Documento di posizione SIA «Protezione del clima, adeguamento ai cambiamenti climatici ed energia»:

https://www.sia.ch/it/politica/protezione-del-clima-adeguamento-ai-cambiamenti-climatici/

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