Nuo­vo Quar­tie­re Of­fi­ci­ne: vi­sio­ni con­tra­stan­ti per Bel­lin­zo­na

Nell'ottobre 2020 è stato annunciato il risultato del mandato di studio in parallelo per il Nuovo Quartiere Officine a Bellinzona. Un progetto complesso che, per definire lo sviluppo futuro della città, chiama in causa le varie categorie professionali legate all’urbanistica e alla pianificazione. E il dibattito non è mancato, sia per la proposta selezionata, sia per lo svolgimento della procedura. Facciamo il punto con la presidente del collegio di esperti Sabrina Contratto, il presidente della CAT Loris Dellea e il geografo Gian Paolo Torricelli.

Data di pubblicazione
25-03-2021

Dopo oltre 135 anni le Officine FFS si sposteranno dal cuore di Bellinzona ad Arbedo-Castione. Un evento storico che nei prossimi anni cambierà il volto della città e dell’intera regione.

Le nuove esigenze del settore dei trasporti su rotaia, in un’ottica di lunga durata, hanno imposto questo cambiamento, lasciando di conseguenza libera un’area di 125'000 metri quadrati in una posizione pregiata e privilegiata, e cioè nel centro della capitale del Ticino.

Ma partiamo con una breve cronistoria. Nel 2016 il Governo e le FFS sottoscrissero un accordo di collaborazione sulla «Prospettiva generale Ticino» che comprendeva la volontà di sviluppare un progetto con una visione a lungo termine per garantire la presenza dell’attività industriale delle FFS in Ticino. Al termine degli studi effettuati, Cantone, Città di Bellinzona e FFS hanno siglato una lettera d’intenti che dava avvio al processo per la realizzazione di un nuovo stabilimento industriale ferroviario. Nel giugno del 2018 Municipio e Consiglio di Stato hanno licenziato i messaggi per lo stanziamento dei crediti necessari per la realizzazione del nuovo stabilimento industriale ferroviario a Castione e per un mandato di studio in parallelo (MSP) per la pianificazione del nuovo quartiere in centro a Bellinzona; messaggi che sono stati approvati il 22 ottobre 2018 dal Consiglio comunale della Città e il 21 gennaio 2019 dal Gran Consiglio. Il 19 maggio i cittadini hanno respinto l’iniziativa popolare «Giù le mani dalle Officine» e il 17 giugno 2019 Città, Cantone e FFS hanno sottoscritto la Convenzione che regola la procedura di MSP volta a definire gli indirizzi per il nuovo quadro pianificatorio del comparto. Su queste basi alcuni esperti hanno selezionato, tra i 10 gruppi che si sono candidati a seguito di un bando di concorso internazionale, i 5 gruppi interdisciplinari che hanno poi partecipato al MSP. All’unanimità il collegio di esperti ha quindi raccomandato alla committenza il progetto del team sa partners – TAM associati – Franco Giorgetta Architetto Paesaggista, intitolato «Porta del Ticino – Urban Living Lab».

Loris Dellea, CAT: «Le FFS stanno vincolando pesantemente le scelte progettuali dell’intero territorio bellinzonese»

Un iter “particolare” che non ha accontentato tutti. Anzi. Come spiega Loris Dellea (presidente della Conferenza delle Associazioni Tecniche del Cantone Ticino – CAT), «un primo difetto sta a monte e più precisamente nella pianificazione del territorio. In particolare, nella progettazione della nuova Città di Bellinzona, e nello stretto legame che la lega con il sedime delle attuali Officine e l’ubicazione di quelle future a Castione». Per Dellea, infatti, «le FFS, grazie alla convenzione firmata con Cantone e Municipio di Bellinzona, stanno vincolando pesantemente le scelte progettuali dell’intero territorio bellinzonese. Anzitutto abbiamo messo in discussione la scelta di Castione per il nuovo sedime delle Officine. Un investimento di 350 milioni richiede un adeguato inserimento paesaggistico e quindi uno studio complessivo del territorio. È sbagliato agire con un semplice concorso per prestazioni».

In secondo luogo, la CAT contesta l’uso del MSP, che ritiene improprio perché condizionato dalla Convenzione. «I limiti imposti sono troppo vincolanti per i progettisti. Lo scopo del MSP – peraltro costato 500'000 franchi – dovrebbe invece essere quello di indicare le superfici adatte a un certo tipo di costruzione e i luoghi in cui inserire i nuovi contenuti, oltre a offrire un pensiero generale sulla relazione tra il territorio e la città». Ma così non è, perché la Convenzione indica già che circa 60'000 metri quadrati della superficie totale rimangono alle FFS e hanno soprattutto contenuti residenziali che le FFS possono far rendere. «Oltre a indicare i metri quadrati abitativi, il bando dell’MPS indicava anche i luoghi – e cioè quelli più pregiati – in cui inserirli, lasciando ai servizi (tecnopolo, scuole ecc.) gli spazi meno interessanti».

Loris Dellea: «Lo studio che dovrebbe stabilire una nuova concezione del territorio parte già limitato dalla Convenzione. Per noi bisognerebbe fare il contrario: prima occorre dare delle risposte legate al territorio e poi analizzare il caso specifico delle Officine»

Lo stesso Dellea aggiunge che il tutto va inevitabilmente a riversarsi sul masterplan della città, poi denominato Piano di Azione Comunale (PAC). «Lo studio, che dovrebbe stabilire una nuova concezione del territorio, ora costituito da 13 Comuni, parte già limitato dalla Convenzione e dai suoi limiti. Per noi, invece, bisogna agire in modo diverso: prima occorre dare delle risposte legate al territorio e poi analizzare il luogo specifico delle Officine e in che modo inserirlo all’interno del tessuto urbano. Qui si è proceduti al contrario. Così come non si capisce il fatto che il progetto indichi un lasso di tempo per la sua realizzazione di 50-70 anni, mentre il masterplan della città ha una visione di soli 20 anni. Qualcosa non torna».

Gian Paolo Torricelli: «Il progetto sembra calato dall’alto, cieco nei confronti di quanto sta accadendo nella regione»

Altre critiche al Nuovo Quartiere Officine sono arrivate dal professore di geografia urbana dell’USI Gian Paolo Torricelli. «La procedura ha un difetto originale: il masterplan non sembra tener conto del contesto attuale dello sviluppo demografico e territoriale. E così il progetto sembra calato dall’alto, cieco nei confronti di quanto sta accadendo nella regione. A mio giudizio il problema principale sta nella Convenzione e nel fatto che essa non consideri l’evoluzione demografica e territoriale attuale. Mi sembra quantomeno inopportuno, oggi, con lo sfitto esistente nei quartieri adiacenti e nei comuni vicini, con un declino demografico alle porte, pensare di edificare appartamenti per 2500 nuovi abitanti». Come aggiunge lo stesso Torricelli: «Il tutto è aggravato dall’attuale crisi economica e quindi dall’impoverimento di diverse categorie sociali e professionali…».

Gian Paolo Torricelli: «Il progetto non funziona non tanto per i contenuti che vi si vogliono inserire, ma per gli indici di sfruttamento residenziale»

I limiti imposti dalla Convenzione, anche se letti in modo diverso rispetto alla CAT, sono troppo vincolanti pure per Torricelli. «Il progetto non funziona non tanto per i contenuti che vi si vogliono inserire, ma per gli indici di sfruttamento residenziale (nella parte spettante alle FFS) a dir poco demenziali, visto il momento storico. In quel luogo devono continuare ad esserci attività innovative e non nuovi abitanti, se non in misura molto più ragionevole. È una follia trasformare il centro di Bellinzona in una periferia, pur in stile trendy svizzero tedesco». E conclude evidenziando un altro aspetto storico-sociale: «Il progetto mostra quanto potere abbiano ancora oggi in Ticino le FFS (in questo caso il suo braccio immobiliare, SBB-Immobilien). Nel passato le ferrovie sono state fondamentali per i posti di lavoro, la ricchezza e il commercio del cantone. Ma oggi ci si può chiedere se il prezzo da pagare non sia troppo alto».

Sabrina Contratto: «Il progetto ha colpito fin dall'inizio per la sua idea forte e semplice: la creazione di un’almenda che corre da nord a sud, come elemento di collegamento spaziale, sociale, ecologico ed economico»

Il collegio di esperti del mandato di studio in parallelo (MSP) è stato presieduto dall’architetta Sabrina Contratto. A lei abbiamo anzitutto chiesto quali sono state le sfide che poneva e perché il progetto «Porta del Ticino» è stato raccomandato per ulteriori approfondimenti e per definire le varianti di piano regolatore. «Un progetto urbano, soprattutto quando coinvolge un quartiere di questa dimensione, richiede anzitutto una strategia che garantisca uno sviluppo di alta qualità a lungo termine. Per qualità intendiamo quella di spazi pubblici come piazze, parchi, strade e sentieri, ma anche la qualità di garantire lo spazio per le possibili esigenze degli utenti».

Entriamo nel dettaglio per capire meglio quali sono gli aspetti vincenti. «Il progetto ha colpito fin dall'inizio per la sua idea sorprendentemente forte ma allo stesso tempo semplice. Vale a dire, la creazione di un’almenda che corre da nord a sud, come elemento di collegamento spaziale, sociale, ecologico e anche economico, sia all'interno che all'esterno dell'area. Il termine almenda non è vuoto, ma promuove ed esige un alto livello di spazio pubblico, a partire dalla Cattedrale, l'unico edificio integralmente protetto delle Officine (che verrà trasformato in un centro di quartiere con spazi aggregativi, culturali, espositivi), proseguendo con la scuola elementare a nord e terminando con il padiglione pubblico lungo via Moro. In altre parole, una chiara sequenza spaziale di usi pubblici», mette in evidenza l’architetta.

Un’altra qualità del progetto è la sua peculiarità urbana. «Attraverso il libero gioco della Cattedrale verso sud, che si inserisce naturalmente nella rete spaziale dei castelli e delle chiese di Bellinzona, la città si arricchisce di un altro monumento, passato inosservato finora».

La stessa presidente di giuria precisa: «Uno spazio aperto di queste dimensioni richiede tanto più una chiara demarcazione spaziale, una gerarchizzazione e una precisa assegnazione delle aree edificabili e non edificabili. Il team di sa_partners è riuscito particolarmente bene in questo aspetto. La posizione centrale dell'almenda si traduce automaticamente in aree edificabili a est e a ovest. Queste dovrebbero, in quanto strati che formano lo spazio, essere deliberatamente costruite in modo denso e solo marginalmente differenziate nella loro altezza ed estensione. Di conseguenza, il pendio lungo i binari sarà volumetricamente occupato, in contrasto con gli altri progetti. Lo strato di edifici lungo i binari crea uno spazio inaspettatamente chiaro che, da un lato, dà al punto di arrivo in treno un indirizzo appropriato – la cosiddetta “Porta del Ticino” –, e, dall'altro, risolve abilmente la differenza di livello fino a 8 metri dalla stazione all'almenda, fornendo generose scale tra gli edifici che portano direttamente all'almenda».

Secondo Sabrina Contratto il progetto vincente mescola in modo sapiente pubblico e privato. «Il ricco mix di usi come il parco tecnologico, l’amministrazione pubblica, le strutture scolastiche, le cooperative di abitazione intergenerazionali e le residenze a pigione sostenibile, oltre alle superfici residenziali e commerciali, possono evitare una struttura di quartiere unilaterale e quindi omogenea. Per far funzionare un'area di queste dimensioni sono necessarie un minimo di densità di persone, di offerte abitative, lavorative,  educative e culturali». E conclude: «La cooperazione con i tre proprietari, Città, Cantone e FFS si è già dimostrata molto arricchente durante il processo, anche se eterogenea. Alla fine il progetto ha convinto sia il collegio di esperti sia i proprietari per la sua solidità e le poche ma precise regole. “Porta del Ticino” permette un alto grado di adattabilità senza indebolire il forte principio spaziale».

Sabrina Contratto: «Il progetto ha convinto sia il collegio di esperti sia i proprietari per la sua solidità e le poche ma precise regole. Permette un alto grado di adattabilità senza indebolire il forte principio spaziale»

Un progetto che ha fatto discutere e che farà ancora parlare di sé, ne siamo sicuri. E probabilmente questo aspetto è anche la sua ricchezza. Posizioni diverse che hanno una caratteristica in comune: quella di voler far vivere uno spazio urbano strategico e fondamentale per la città del futuro.

Il mandato di studio in parallelo è dettagliatamente presentato sul sito dedicato al Nuovo Quartiere Officine.
 

I materiali relativi alla procedura sono raccolti nella nostra pagina competitions.espazium.ch