La ma­te­ria­li­tà di­gi­ta­le di Gra­ma­zio Ko­hler

Lo studio Gramazio Kohler si muove tra artigianato e digitalizzazione, in una research by design da cui emergono nuove tecniche costruttive e progettuali, soprattutto finalizzate alla realizzazione di apparati ornamentali. Nel laboratorio dei due architetti, lavoro manuale e computerizzato si fondono, sfumando i confini tra essere umano e macchina.

Fabio Gramazio ha presentato il lavoro dello studio in una conferenza all'Accademia di architettura di Mendrisio.

 

Data di pubblicazione
07-12-2020
Alberto Bologna
Architetto Ph.D., docente di teoria della progettazione architettonica presso DAStU-Politecnico di Milano e SUPSI

Nella serata del 2 dicembre 2020 l’Accademia di Architettura di Mendrisio ha ospitato la conferenza di Fabio Gramazio: architetto di origini ticinesi, ha fondato nel 2000 insieme a Matthias Kohler lo studio di architettura Gramazio Kohler Architects, con sede a Zurigo. L’attività professionale dello studio viene sviluppata in parallelo a percorsi di autentica ed originale research by design all’interno del laboratorio sperimentale da loro fondato presso l’ETH: Gramazio è infatti anche titolare della cattedra in Architektur & Digitale Fabrikation presso il Dipartimento di Architettura dell’Ateneo di Zurigo.

La conferenza può essere rivista qui

La conferenza si è svolta all’interno del Teatro dell’architettura, con il relatore in presenza e l’uditorio collegato in streaming attraverso i canali Facebook e Vimeo dell’Accademia. Come hanno sottolineato sia il direttore Riccardo Blumer nei saluti iniziali, sia Sascha Roesler nella sua introduzione, le modalità di erogazione della lezione, dettate dalla situazione pandemica, sono metafora e riassumono bene l’essenza stessa del lavoro professionale e di ricerca di Gramazio e Kohler: è infatti sempre la presenza fisica di un uomo a gestire i software immateriali che controllano i movimenti dei robot e degli strumenti meccanici governati dai computer che producono e mettono in opera le componenti che, ormai, caratterizzano in maniera inequivocabile la produzione sia del loro studio che del loro gruppo di ricerca alla ETH.

Si tratta di pratiche di fabbricazione che affondano le proprie radici metodologiche nel concetto intrinseco di tettonica, intesa come arte dell’assemblaggio, nella sua sfaccettatura più marcatamente semperiana, come fa notare pure Roesler: non a caso, come dimostrano la maggior parte degli esempi illustrati durante la conferenza, gran parte della produzione di Gramazio e Kohler si concentra nella concezione e costruzione di apparati ornamentali, esito del montaggio di componenti progettate ad hoc e realizzate mediante attrezzi meccanici i cui movimenti sono governati da processi digitali concepiti dagli architetti.

«L'architettura di Gramazio e Kohler ci riporta a principi compositivi, formali ed ornamentali antichi»

Questo approccio al progetto è già evidente nel 2002 nel progetto mTable: mediante un telefono cellulare Gramazio e Kohler rendono possibile la modellazione interattiva di un tavolo in legno, a partire da un prototipo prestabilito virtuale e tridimensionale piuttosto semplice. Il singolo utente, mediante i tasti del telefono, poteva manipolare, distorcere o forare il piano di appoggio, così come sceglierne il colore: i dati venivano inviati direttamente ad un server e a una macchina che intagliava i vari pezzi, producendo così fisicamente il tavolo. Si tratta di un procedimento capace di aprire nuove frontiere sia nell’ambito del processo di produzione del progetto, sia nella sua realizzazione, oltre che consente di riflettere pure sul concetto stesso di autorialità. Seguendo questo approccio, è tuttavia nella messa a punto della progettazione di sistemi di produzione di componenti architettoniche che lo studio di Zurigo è stato capace di distinguersi negli anni. Le lamelle in legno, pensate nell’ambito dell’incarico professionale ricevuto per la progettazione di una casa privata a Riedikon (2004-2009), aprono un filone di ricerca compositiva rivolto alla produzione di apparati ornamentali capaci d’interagire in maniera efficace con la percezione della qualità spaziale in architettura: ciascuna lamella viene configurata, progettata e prodotta mediante una processo di controllo numerico dell’intaglio, con una sagoma sempre differente studiata in base alle visuali da direzionare ed enfatizzare e agli effetti di luce desiderati. La pelle esterna dell’edificio, nella sua ricercata superficie irregolare e modellata, produce proprio quell’effetto tessile che idealmente lega in maniera inscindibile il lavoro di Gramazio e Kohler con il pensiero espresso, oltre un secolo fa, da Gottfried Semper.

Un approccio al progetto dell’involucro che mette al centro l’aspetto tattile, enfatizzato nelle successive esperienze legate alla concezione e messa in opera di quelle cortine laterizie che li hanno resi definitivamente celebri nel mondo. L’interazione tra uomo e macchina, tra artigianato e controllo computerizzato nella produzione edilizia è in grado di generare apparati ornamentali dalle forti implicazioni tattili e dagli espliciti rimandi tessili. I tamponamenti tridimensionali prefabbricati posizionati come chiusura all’ossatura strutturale della cantina Gantenbein a Fläsch (2006) – il cui progetto architettonico è dello studio Bearth & Deplazes – rappresentano oggi una vera e propria pietra miliare all’interno del loro percorso di reserach by design o, forse più appropriatamente, di research by digital materiality. Mattoni posati tramite robot, come conseguenza dell’elaborazione di uno specifico algoritmo capace di governare l’intero processo di assemblaggio e messo a punto a seguito dell’osservazione della messa in opera manuale di analoghi setti di mattoni, generano così la distintiva stilizzazione delle bolle ornamentali che caratterizzano gli involucri perimetrali della cantina.

«Gramazio e Kohler sono dunque capaci di instaurare una relazione empatica tra uomo e macchina e quest’ultima diventa un "grande mezzo di trasmissione e costruzione di umanità"»

Una interazione tra uomo e utensile che caratterizza anche successivi progetti di ricerca sperimentali e installazioni quali il Remote Material Disposition (2014) o Rock Print, pensata per la Biennale di Architettura di Chicago del 2015, e per la concezione e produzione della serie di grandi travi strutturali in legno, assemblate mediante chiodature attraverso un processo di controllo digitale, che danno forma all’intradosso del laboratorio di Gramazio e Kohler alla ETH (2010-2015) o il controsoffitto NEST (2016) realizzato a Dübendorf mediante la combinazione ed unione di sezioni cilindriche.

Come ha sottolineato Blumer in chiusura alla conferenza, quella prodotta da Gramazio e Kohler è una «architettura di elementi composta di elementi», che ci riporta a principi compositivi, formali ed ornamentali antichi, spesso abbandonati nelle pratiche progettuali sopraggiunte a seguito dell’impiego massivo del calcestruzzo armato, la matière coulante che, di fatto, ha annullato l’espressione tettonica del montaggio. Gramazio e Kohler sono dunque capaci di instaurare una relazione empatica tra uomo e macchina e quest’ultima diventa un «grande mezzo di trasmissione e costruzione di umanità», come dimostra pure l’ultima realizzazione presentata, completata lo scorso anno: si tratta di nuovo del progetto del tamponamento in mattoni di un’ossatura strutturale esistente, ancora per una cantina, ma questa volta in Grecia, con l'intervento su di una preesistenza in rovina. Il contesto dell’industria delle costruzioni locale avrebbe reso inadeguata ed illogica una replica del processo progettuale e costruttivo impiegato a Fläsch nella concezione e messa in opera di una serie di cortine laterizie analoghe. Il loro montaggio avviene dunque mediante il ricorso alla tecnologia della realtà aumentata, dove un software accompagna letteralmente le mani e le braccia del muratore che stabilisce così un dialogo reale con dati virtuali: una telecamera e un monitor lo guidano così alla messa in opera del singolo mattone nella corretta e prestabilita posizione. Un processo costruttivo «complesso e folle» – per usare le parole di Gramazio – che porta ad un esito ornamentale dalle forti implicazioni tettoniche, che non sarebbe mai stato possibile con il solo ausilio di un robot. Il muratore, allo stesso tempo, non vede annullare la propria professionalità, anzi percepisce la realtà aumentata come l’estensione del suo corpo e delle sue capacità artigianali. Quest’ultimo episodio è certamente quello che meglio esemplifica il «racconto di una ricerca di radici profondamente umane», come ha osservato ancora Blumer, «in cui la costruzione è forse uno degli elementi più umanamente interessanti».

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