Cam­pus qua­li mo­to­ri di svi­lup­po

Realizzare un campus universitario diffuso nel territorio: è con questo obiettivo che, anni fa, la SUPSI aveva avviato  la progettazione delle sedi di Mendrisio, Lugano-Viganello e Lugano Stazione. Oggi le prime due, al centro di «Archi» 2/2021, sono state inaugurate. Franco Gervasoni, co-curatore del numero e direttore generale della SUPSI, racconta la genesi di questi progetti, che si proiettano sullo sfondo di un mondo universitario in trasformazione.

Publikationsdatum
30-04-2021

Dalla loro costituzione, negli ultimi anni del secolo scorso, la Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI) e l’Università della Svizzera italiana (USI) hanno conosciuto una costante crescita qualitativa e quantitativa, ritagliandosi uno spazio di rilievo all’interno dei sempre più competitivi paesaggio universitario svizzero e spazio europeo dell’istruzione superiore. Gli stretti e virtuosi contatti che si sono progressivamente creati con le organizzazioni, le aziende e l’intera società locale hanno consentito a SUPSI e USI di radicarsi nel territorio e di contribuire con un reale impatto al suo progresso, mettendo a disposizione qualificate risorse e competenze per creare e trasferire nuove conoscenze e favorire l’innovazione in un sempre più ampio spettro di ambiti disciplinari. Negli ultimi vent’anni – e posso testimoniare per averla direttamente vissuta – la SUPSI ha contribuito a promuovere una concreta progettualità grazie a quel dialogo attivo con la società che costituisce la sempre più importante Terza missione delle università moderne, a fianco della formazione e della ricerca.

L’inaugurazione a Lugano-Viganello e Mendrisio di due nuovi splendidi edifici segna il raggiungimento di una tappa storica molto importante dello sviluppo del polo accademico nella nostra regione. La messa a disposizione di luoghi di studio, di lavoro e di relazione moderni e adeguati costituisce un fattore chiave della capacità di un’università di attrarre studenti, studentesse, ricercatori, ricercatrici e altri collaboratori e collaboratrici membri della comunità accademica nell’ambito dei mandati istituzionali della formazione di base e continua, della ricerca e delle prestazioni di servizio. L’entrata in funzione dei nuovi edifici corona un lungo e intenso percorso che ha visto coinvolti, negli ultimi quindici anni, la SUPSI, l’USI, la Confederazione, il Cantone, le città di Lugano e Mendrisio, i team di progettazione e le imprese esecutrici. Con il costante sostegno politico da parte degli organi esecutivi e legislativi cantonali e comunali, consapevoli che approvavano investimenti a lungo termine in favore della collettività. Passando attraverso studi di fattibilità, varianti di piano regolatore, concorsi di progettazione, approvazione di crediti pubblici, progetti di massima, definitivi ed esecutivi abbiamo tutti insieme contribuito a realizzare due fra le opere di edilizia più importanti del nostro Cantone degli ultimi decenni.

Si tratta di due progetti di grande qualità, curati dagli studi Tocchetti Pessina Architetti e Bassi Carella Marello Architectes, e da tutti gli altri membri dei team di progettazione, che lasciano un’impronta concreta nel territorio a testimonianza della spesso sottovalutata importanza delle professioni legate al costruire all’interno della nostra società.

Avendo seguito con i miei colleghi i progetti in tutte le loro fasi, ho apprezzato molto la professionalità, la capacità di mediazione e di lavoro collegiale dei progettisti e delle imprese esecutrici, che hanno saputo così mettere a disposizione la loro intelligenza collettiva per soddisfare le variegate e complesse esigenze poste dal committente e dal contesto generale in cui le opere andavano a inserirsi. La strategia adottata di strutturare le commesse attraverso singoli appalti ha permesso di assicurare che la quasi totalità dei lavori, per un importo superiore ai 200 milioni di franchi, venissero deliberati nel Cantone. Questo ha comportato un’evidente ricaduta economica come pure un aumento della conoscenza e delle competenze delle nostre imprese. Un esempio è costituito dalle opere in calcestruzzo prefabbricato, dove la realizzazione dei nostri progetti ha permesso alle ditte coinvolte di acquisire nuove capacità e aumentare così la propria competitività, anche in una prospettiva di medio e lungo periodo. Siamo riusciti in questo cammino a rimanere fedeli e dare concretezza ai fondamenti strategici che avevamo definito all’inizio, saldamente ancorati alle dimensioni economica, sociale e ambientale della sostenibilità. Tenendo conto dell’impatto delle migliaia di utilizzatori giornalieri delle nostre infrastrutture.

La strategia logistica della SUPSI, definita nel 2010, può essere riassunta negli obiettivi seguenti:

  • Realizzare un campus universitario diffuso nel territorio e non concentrato in un unico luogo, consapevoli dello sviluppo potenziale della formazione accademica e dei conseguenti ampliamenti che si prospettano anche nei prossimi decenni. Una scelta, quella del campus diffuso, che prevede oltre alle nuove sedi di Mendrisio e Lugano-Viganello, anche un futuro edificio alla stazione di Lugano.
  • Insediarci in prossimità delle stazioni, o quantomeno in zone a elevata accessibilità con i mezzi pubblici, per stimolare le nuove generazioni verso una mobilità più sostenibile. Al pari di numerosi progetti in Svizzera, questo posizionamento permette di qualificare questi comparti strategici, di ridurre i tempi di spostamento e di contenere nel contempo il traffico privato. Un elemento sostanziale per la SUPSI, che muove oltre 10’000 persone al giorno nel Cantone e verso il Cantone, con una parte importante di professionisti che hanno la necessità di raggiungere anche nelle ore serali le nostre sedi per frequentare percorsi formativi e di aggiornamento in regime parallelo all’attività professionale. Il 2021 segna inoltre l’inizio effettivo della funzionalità della nuova galleria di base del Monte Ceneri. Con le correlate misure di rafforzamento della mobilità pubblica da e verso le stazioni, questo epocale progetto costituisce una svolta che porterà nei prossimi anni a un radicale cambiamento nelle nostre abitudini con una diversa percezione delle distanze all’interno della nostra regione, grazie ai ridotti tempi di percorrenza.
  • Inserirci armoniosamente nei contesti urbani e sociali della «Città Ticino», garantendo nel contempo quell’apertura che permetta uno scambio continuo fra la comunità accademica e i cittadini e le cittadine, consentendo loro di vivere a stretto contatto con la propria realtà universitaria.
  • Valorizzare le sinergie fra SUPSI e USI grazie alla prossimità di azione nei nuovi insediamenti, nel rispetto degli specifici profili di competenza. A Viganello, il Dipartimento Tecnologie innovative (DTI) della SUPSI condivide gli spazi del nuovo Campus Est con la Facoltà di Scienze informatiche e la nuova Facoltà di Scienze biomediche dell’USI. L’unione delle due istituzioni in una sola sede permetterà di migliorare ulteriormente le sinergie su diversificati temi legati alla rivoluzione tecnologica in atto. A Mendrisio, alle competenze del Dipartimento Ambiente costruzioni e design della SUPSI, si affianca a poche centinaia di metri il patrimonio architettonico e culturale costituito dall’Accademia di architettura dell’USI. Una nuova prossimità che permetterà a studenti e ricercatori di agire con competenza su ogni scala della progettazione, dalla concezione urbanistica al dettaglio costruttivo, e con una pluralità di approcci. Abbiamo quindi quanto è necessario per approfondire molteplici tematiche legate all’ambiente naturale e costruito. Accademia e DACD, assolutamente complementari già oggi nelle proprie attività, avranno modo di sviluppare in modo decisivo la propria collaborazione e creare così un polo di eccellenza nazionale e internazionale nei settori di competenza.
  • Garantire la vivibilità e fruibilità dei nuovi edifici, l’economicità, la razionalità energetica e il rispetto dell’ambiente attraverso costruzioni che tengano conto anche degli oneri di gestione e di manutenzione, che costituiscono da sempre i più rilevanti costi se si considera l’intera durata di vita di una costruzione. Assicurare la massima flessibilità di utilizzo possibile degli spazi edificati, considerate le potenziali, in parte imprevedibili, evoluzioni delle esigenze, permettendoci di crescere e svilupparci armoniosamente nei prossimi anni e decenni.

Ma veniamo all’utilizzo e alla funzionalità dei nuovi edifici, un elemento sul quale abbiamo concentrato, con i progettisti, molte delle nostre riflessioni in questi anni. Fra i molteplici vettori di cambiamento nella formazione universitaria, numerosi concernono direttamente il rapporto della comunità accademica con gli spazi fisici dell’apprendimento, della ricerca e delle attività di supporto amministrativo e tecnico. Solo per citare alcuni esempi:

  • Gli studenti e le studentesse del XXI secolo hanno nuove caratteristiche, approcci ed esigenze. Hanno un’importante eterogeneità nella loro origine socio-culturale, nelle proprie capacità di ascolto, di attenzione e di concentrazione. Vivono lo spazio e il tempo in modo nuovo e originale, con rapporto diretto e costante con i dispositivi digitali. Hanno la necessità di rendere il proprio apprendimento possibile in ogni luogo, all’interno e all’esterno dei sedimi universitari.
  • La relazione pedagogica fra studenti e insegnanti sta conoscendo una profonda evoluzione, con un rapido passaggio dallo storico e standardizzato insegnamento ex cathedra a un nuovo regime costituito da molteplici forme di insegnamento e apprendimento in cui insegnanti e studenti assumono ruoli diversi in luoghi diversi, a seconda della situazione. Un regime in cui devono essere posti al centro dell’attenzione lo studente e il suo apprendimento e in cui, per ogni tipologia di conoscenza e competenza da trasmettere, si deve identificare la forma più adeguata di impostazione didattica.
  • È in atto una progressiva necessità di individualizzare le offerte formative nei contenuti e nelle forme di fruizione. L’università si deve adoperare per renderle accessibili in modalità parallele all’attività lavorativa o a tempo parziale, per permettere di formarsi in tutte le fasi della propria carriera assicurando la massima conciliazione possibile con le altre esigenze della vita. L’esperienza che la SUPSI ha maturato in questo ambito sin dalle sue origini le ha permesso di muoversi con grande dinamismo e di offrire preziose opportunità di qualifica e riqualifica professionale.
  • Gli spazi lavorativi hanno pure conosciuto negli ultimi anni profonde trasformazioni, per effetto del telelavoro e delle nuove necessità di relazione e accesso all’informazione, in presenza e a distanza. Gli spazi si sono aperti per un utilizzo più condiviso e meno regolare, con accresciute esigenze in termini di flessibilità nell’organizzazione e nello svolgimento delle attività.
  • Le zone di aggregazione, non più solo occasione di pausa e incontro, vanno concepite e attrezzate per favorire la creatività, la vera progettazione, la ricerca, il lavoro, lo studio. Anche i corridoi e altri spazi di circolazione, mense, cortili, parchi, sono diventati ambienti che vanno pensati in una forma che gli studenti e i collaboratori vivono oggi in modo completamente diverso dal passato.
  • In generale le attività si orientano sempre più a un approccio aperto e globale, l’Open science, che necessita di nuovi paradigmi operativi e infrastrutture digitali.

Si tratta di alcuni esempi di tendenze in atto da alcuni anni, profondamente interconnesse fra loro, che hanno anche un impatto sulla gestione logistica e sull’organizzazione degli spazi. Queste riflessioni sui nuovi luoghi dell’apprendimento, su quella che viene definita oggi l’architettura educativa, stanno attraversando il mondo, in tutti gli ordini scolastici, e toccano sia l’edificazione del nuovo, sia il sempre più rilevante riuso dell’esistente.

La crisi legata alla pandemia Covid-19 ha creato improvvisamente nuovi vincoli proiettandoci, a una imprevista velocità, in una realtà caratterizzata da una drastica diminuzione dei contatti in presenza. Ci ha permesso di capire ancora meglio quanto siano importanti per le nostre pratiche di formazione e apprendimento le relazioni personali dirette fra i membri della comunità accademica all’interno degli spazi fisici dell’università. Nel contempo ci ha consentito di identificare quali componenti della formazione possono essere fruite a distanza senza una significativa diminuzione di qualità e valore. Nel regime di nuova normalità che ci attende proprio nelle fasi di insediamento dei nuovi campus, si tratterà di identificare con cura, tenendo conto delle differenze settoriali e di contenuto formativo, un nuovo mix di attività in presenza e in remoto, per migliorare ulteriormente la qualità e l’attrattività delle nostre formazioni.

Quelle descritte sono solo una parte delle traiettorie di cambiamento nelle quali siamo inseriti e alle quali confidiamo i nuovi edifici sapranno dare adeguata risposta nei prossimi anni e decenni. Le premesse sono ottime in quanto sia a Lugano-Viganello che a Mendrisio sono stati progettati spazi formali e informali di studio, di lavoro e di relazione accessibili e dotati di infrastrutture digitali d’avanguardia. Da un lato aule di diverse dimensioni, atelier, uffici, equilibrati open spaces, mense, biblioteche costituiscono una base solida per l’organizzazione del lavoro. Dall’altro gli ampi corridoi, la corte di Lugano-Viganello, la rampa di Mendrisio e i generosi spazi verdi esterni rappresentano luoghi informali che sono certo che tutti i membri della comunità accademica sapranno sfruttare con creatività per assicurare il proprio benessere, come pure relazioni e scambi propiziatori di nuove idee.

In questo testo, che fa da introduzione agli articoli dedicati da «Archi» allo sviluppo della logistica universitaria, desidero ringraziare di cuore tutti coloro che in differenti ruoli si sono dedicati, con straordinario impegno e generosità, al sostegno e allo sviluppo di questi progetti. Li considero un regalo al Ticino universitario del futuro, da valorizzare nel migliore dei modi nei prossimi anni. Il 2021 segnerà una tappa importante, ma sicuramente non l’ultima, dello sviluppo, anche logistico, del polo universitario ticinese. Guardando al futuro il mio auspicio è di poter iniziare a breve la progettazione del Campus SUPSI alla stazione di Lugano, al termine dell’iter procedurale legato alla variante di piano regolatore TRIMA nei comuni di Massagno e Lugano. Si tratta del terzo lungimirante progetto integrato nella strategia logistica decennale della SUPSI, che il Gran Consiglio aveva approvato con la sua decisione del 13 ottobre 2014 e di cui i nuovi campus di Viganello e Mendrisio rappresentano i primi preziosi frutti.

L’edificio pensato dal team di architetti Antonio Cruz Villalón, Antonio Ortiz García, Sandra Giraudi e Thomas Radczuweit permetterà di riqualificare e valorizzare un luogo altamente strategico del nostro Cantone e di costituire un volano straordinario per tutto lo sviluppo urbanistico della città alta di Lugano e del Comune di Massagno. Confidiamo inoltre di poter riflettere proprio quest’anno su una strategia logistica di ancor più lungo respiro, per valutare ulteriori insediamenti in zone strategiche del Cantone come il nuovo quartiere Officine in prossimità della stazione di Bellinzona, con orizzonte temporale 2030. Si tratta di riflessioni e progettualità che testimoniano del nostro dinamismo e della volontà di dare ulteriori impulsi, consapevoli della nostra fondamentale responsabilità di offrire preziose opportunità alle future generazioni e di continuare a garantire un contributo a tutto campo all’equilibrato e sostenibile sviluppo socioeconomico, ambientale e culturale della nostra, splendida, «Città Ticino».

«Archi» 2/2021 può essere acquistato quiQui si può leggere l'editoriale con l'indice del numero.

Tags

Verwandte Beiträge