Die­t­ro ogni con­cor­so, il com­mit­ten­te

Se un concorso viene pianificato è perché un committente ha deciso di organizzarlo. Una prassi che sembra scontata, ma purtroppo non lo è. Loris Dellea, presidente della CAT, racconta l'importanza del committente nella promozione dei concorsi.

Publikationsdatum
05-02-2020
Loris Dellea
Architetto, direttore Conferenza delle Associazioni Tecniche del Cantone (CAT)

Chiedersi cosa scrivere per questo numero di «Archi» dedicato al Premio SIA Ticino 2020 implica affrontare molti argomenti e aneddoti ad esso legati. Infatti, da quando nel mese di maggio del 2018 ho assunto il ruolo di direttore della Conferenza delle Associazioni Tecniche del Cantone (CAT), quasi giornalmente mi sono trovato a confrontarmi con le scelte dei committenti. In particolare, al centro di questo confronto c’è la procedura del concorso.

Il lavoro del direttore della CAT consiste nel tenersi informati sulle notizie che riguardano gli interventi edili e urbanistici che gli enti pubblici, ma anche gli investitori privati, intendono effettuare sul nostro territorio: si va dal comune che deve costruire la nuova sede della scuola dell’infanzia o la nuova casa per anziani alla parrocchia che vuole edificare una nuova chiesa, fino al dipartimento cantonale che intende pianificare dei nuovi comparti scolastici. Ogni segnalazione importante viene raccolta e quasi settimanalmente inviata ai membri-esaminatori dell’Osservatorio delle Commesse Pubbliche (OCP 142/143) della CAT, che hanno il compito di segnalare e controllare che tutti i progetti trasmessi vengano elaborati da una parte nel rispetto della Legge sulle commesse pubbliche, dall’altra nel rispetto della deontologia professionale.

L’OCP 142/143 lavora a stretto contatto con la Commissione Concorsi SIA Ticino (CCTI), creata quale piattaforma di discussione ed organo di vigilanza e di consulenza per quanto riguarda i concorsi di architettura e di ingegneria. Nel caso in cui, nel corso di questi controlli, insorga qualche dubbio, si provvede a scrivere alla committenza sollecitando i dati necessari.

Molte volte si propone un primo incontro, informativo e gratuito, utile per capire la migliore procedura da adottare per ottenere un progetto di qualità e rispettoso delle normative vigenti.

Il ruolo del committente

Occorre non dimenticare che se un concorso viene pianificato è perché un committente ha deciso di organizzarlo. Questa prassi, soprattutto per gli enti pubblici, sembra scontata, ma purtroppo non sempre è così.

Qui puoi leggere le testimonianze di alcuni committenti

Il compito della CAT, ma credo anche di ogni architetto e ingegnere, è salvaguardare questo principio. Casi come le Officine delle FFS, la costruzione della Valascia o l’Ospedale civico di Lugano, che poi fortunatamente si è risolto positivamente in un concorso di progetto, hanno per motivi diversi messo in discussione l’istituzione del concorso. La committenza deve essere costantemente sensibiliz­zata e indirizzata verso la giusta scelta, e siamo noi architetti e ingegneri i primi che devono svolgere questo compito. Per difendere la qualità del costruito e la corretta forma d’aggiudicazione dobbiamo essere anche disposti ad assumerci delle responsabilità politiche.

Sapere che un comune fa eseguire dal suo ufficio tecnico la progettazione e l’edificazione del proprio nuovo centro scolastico perché così facendo ottiene ­– a suo parere – dei vantaggi, come riportato nel messaggio comunale (questi sarebbero: «l’onorario [che] costa meno, il 20% in meno secondo le tariffe SIA, una sensibile riduzione dei tempi di progettazione e per finire una maggiore scelta sul tipo di costruzione, che si vuole funzionale e non un’opera d’architettura eccessivamente gravosa per la nostra realtà»), non può che preoccuparci tutti. Purtroppo, malgrado l’impegno, anche personale e diretto, dei membri della CCTI (che oltre a contestare la procedura scelta hanno fatto ricorso contro il progetto), il comune in questione procederà prossimamente con l’edificazione dell’edificio scolastico. Probabilmente il sindaco avrà la possibilità di scegliere il colore e il formato delle piastrelle delle aule scolastiche riuscendo anche a risparmiare sui costi finali…

Per fortuna la maggior parte dei committenti pubblici continua a utilizzare e promuovere il concorso come mezzo necessario per ottenere progetti di qualità, dimostrando di avere rispetto del proprio territorio e dei cittadini. Infatti, come ho già scritto precedentemente, il numero delle amministrazioni comunali che chiedono alla CAT una consulenza è in continua crescita, come pure il numero dei concorsi.

Bisogna inoltre dire che anche ai privati la procedura del concorso offre numerosi vantaggi. Ad esempio, di fronte alla notizia divulgata da un quotidiano secondo la quale grandi progetti immobiliari sono bloccati dalle molte opposizioni alle rispettive domande di costruzione,1 si consiglia ai promotori di questi significativi interventi immobiliari il ricorso al concorso, nella forma più opportuna al progetto: esso offre un’occasione di scambio e riflessione per giungere a un inserimento di qualità nel contesto. Di conseguenza questa procedura, atto democratico e di apertura, permetterebbe anche di risolvere l’annoso problema dei ricorsi.

Il lavoro della CAT

Dalla formazione dell’OCP all’inizio del 2016 sono state inviate circa 500 segnalazioni agli esaminatori; circa 170 tra queste sono state ritenute da approfondire tramite invio di lettere agli enti coinvolti. Sono stati inoltre effettuati circa 50 incontri e consulenze.2 In questo lavoro siamo facilitati dal fatto che i membri dell’OCP vivono e lavorano nelle di­verse regioni del Ticino: ciò costituisce un filo diretto con quanto succede in tutto il territorio e aiuta a venire a conoscenza dei singoli progetti che le amministrazioni comunali intendono pianificare.

L’attività dell’OCP comincia a dare i suoi frutti. Infatti, negli ultimi mesi si reiterano costantemente le richieste da parte di committenze pubbliche che sollecitano una consulenza della CAT per scegliere la procedura corretta per l’edificazione di un nuovo edificio o infrastruttura. Questo formidabile lavoro ha avuto anche una conseguenza stra­ordinaria per gli architetti: l’aumento, negli ultimi anni, del numero di concorsi di progetto e di mandati di studio in parallelo. Dal 2017 al 2019 sono stati svolti 36 concorsi di progetto e 10 mandati di studio in parallelo (MSP), e per il 2020 sono programmati almeno 15 concorsi e 5 MSP.

Tale incremento può però generare dei problemi quando le procedure non sono organizzate correttamente – un rischio reale, se si considera che l’organizzazione di concorsi di progettazione e di mandati di studio in parallelo è diventata negli ultimi anni sempre più impegnativa. La pressione è anche posta sui committenti, che non possono permettersi di sbagliare. Per ovviare a questo pericolo la CAT ha organizzato nel 2017 e nel 2019 due corsi per coordinatori di concorso che hanno visto la partecipazione di 43 professionisti. L’obiettivo era di offrire agli architetti e agli ingegneri una formazione specifica e dettagliata nell’ambito dei concorsi di progettazione e dei mandati di studio in parallelo. Essa permetterà loro di organizzare tali forme di messa in concorrenza nel rispetto della legislazione in vigore, in particolare nel settore delle commesse pubbliche e dei regolamenti professionali pubblicati dalla SIA. Il ruolo dei professionisti è infatti fondamentale: nell’ambito del concorso essi sono attivi sia come partecipanti, sia come consulenti dei committenti, sia, talvolta, come committenti, quando si tratta di dipendenti dell’amministrazione cantonale e comunale.

Nel 2020 la CAT vuole rivolgere la sua attenzione alla committenza organizzando degli incontri e dei corsi che si propongono di spiegare l’importanza del concorso e della scelta della corretta procedura per ottenere un risultato di qualità.

La CAT e la Commissione Concorsi di SIA Ticino

Nello svolgimento di queste importanti attività la CAT è coadiuvata dalla CCTI, che mensilmente si riunisce, di­batte e analizza tutto quanto succede in Ticino – e non solo – attorno al mondo dei concorsi.

Quasi ogni concorso porta con sé uno strascico polemico, spesso manifestato da chi al concorso partecipa o intende partecipare.

Chi vorrebbe sempre una procedura libera, chi invece più selettiva.

Chi vorrebbe che al centro del concorso ci fosse il progetto, non gli allegati richiesti.

Chi vorrebbe meno burocrazia e programmi di concorso più snelli e semplici.

Chi vorrebbe che la partecipazione al concorso dipendesse da un sorteggio, per garantire a tutti la possibilità di partecipare.

Chi vorrebbe più concorsi di progetto per gli ingegneri.

Chi si lamenta di non essere stato ammesso al concorso perché ha dimenticato di crociare una casella in un documento o perché mancava una postilla su un documento.

Chi si lamenta della giuria e dei progetti premiati.

Chi si lamenta del lavoro svolto dal coordinatore.

Chi si lamenta del programma di concorso.

Chi segnala che sono sempre gli stessi a vincere, coordinare e formare la giuria.

La lista potrebbe continuare. Alle volte le segnalazioni sono anche molto pertinenti – tanto da mettere in seria discussione il corretto svolgimento del concorso.

La CCTI, oltre a rispondere alla quasi totalità delle segnalazioni, prendendo spunto da tutto questo materiale cerca di apportare tutti i miglioramenti possibili a un sistema che negli anni è diventato sempre più complesso, con il committente che vuole sempre più garanzie, tecniche ma soprattutto finanziarie, e di conseguenza richiede un programma di concorso sempre più denso e articolato, o che comprende richieste inconsuete e a volte anche molto discutibili.

Alla fine del 2018 un centinaio di architetti ticinesi ha inviato una lettera alla CAT chiedendo «una presa di coscienza sul tema in modo da rafforzare il valore culturale del concorso di progetto, in particolare sollecitando coordinatori di concorsi, membri di giuria e committenze pubbliche al proposito», sottolineando come «nei recenti concorsi la mole di lavoro richiesta ai progettisti risulta accresciuta in modo eccessivo rispetto al grado di approfondimento del progetto architettonico, soprattutto nell’ambito delle verifiche quantitative. In modo particolare si osserva un’illusoria richiesta di precisione relativa alle scelte costruttive, d’impiantistica e di previsione dei costi non consona alla scala di progetto ed eccessivamente dispendiosa. In particolare, si reputa quindi opportuna una rivisitazione delle richieste che
hanno assunto ormai dimensioni inappropriate e irrispettose di prassi e regole definite dalle associazioni professionali stesse». Si osserva infine che «il concorso di progetto, oltre ad essere lo strumento legale per l’aggiudicazione delle prestazioni di architetto per la realizzazione di un’opera pubblica, ha sempre rappresentato una fondamentale opportunità di confronto culturale».

Condividendo quanto scritto dal gruppo di architetti e volendo dare una risposta concreta, la CCTI e la CAT ­hanno incontrato i rappresentanti della Sezione della logistica (il committente più importante in Ticino) per spiegare loro l’importanza di mantenere al centro del concorso l’idea: i partecipanti, che mettono a disposizione dell’ente banditore tutte le loro competenze e il loro lavoro, devono potersi concentrare sul progetto. È poi compito della giuria – ed eventualmente degli esperti chiamati a coadiuvarla – scegliere il candidato migliore non solo dal punto di vista architettonico ma anche economico e tecnico.

Negli ultimi mesi l’impegno della CCTI e della CAT è stato rivolto all’elaborazione di un programma di concorso standardizzato: l’obiettivo è mettere a disposizione dei coordinatori e della committenza uno strumento che dovrebbe permettere di armonizzare le richieste formali presenti nel bando. Infatti, negli ultimi anni quasi ogni programma richiede una procedura diversa per iscriversi, partecipare e consegnare un concorso, cosa che ha contribuito a generare molte situazioni dubbie e che in alcuni casi ha anche portato all’esclusione di alcuni progetti.

Un dato statistico sicuramente di grande interesse: i 24 concorsi di progetto e i 7 MSP svolti tra il 2017 e il 2018 hanno coinvolto nell’organizzazione e nello svolgimento del concorso, in qualità di coordinatore o di membro della giuria, 97 professionisti tra architetti e ingegneri. Di questi, 62 hanno partecipato a 1 concorso, 24 a 2, 5 a 3, 5 a 4 e 1 a 7. Tali dati garantiscono il corretto funzionamento del sistema concorso e la sua completa trasparenza, dimostrando inoltre l’ampio numero di architetti e ingegneri che partecipano alle fasi decisionali della procedura.

Per concludere, occorre ringraziare tutti coloro che hanno supportato attivamente la direzione della CAT e che da anni mettono il loro tempo a disposizione per cercare innanzitutto di difendere e inoltre di migliorare la procedura del concorso che, come è noto, riveste un ruolo culturale molto importante non solo per le nostre categorie professionali ma soprattutto per la collettività e il bene pubblico. Grazie a Paolo Spinedi, Jachen Könz, Carola Barchi, Gustavo Groisman, Paolo Canevascini, Stefano Tibiletti, Samuele ­Pegorini, Francesco Bardelli, Daniele Graber, Sonia Falini e a tutti i membri del comitato CAT.

Note

  1. In particolare, l’articolo si riferisce a un progetto di Swiss Life per 153 appartamenti a Breganzona e all’edificio progettato da Artisa a Viganello al posto del deposito ARL.
  2. Le più significative con i comuni di Lugano, Gordola, Pura, Bellinzona, Locarno, Bedano, Minusio, Bodio, Brissago, Arbedo-Castione, Serravalle, Agno, Breggia, Airolo, Collina d’Oro, Gambarogno, Comano, Sorengo, Centovalli, nonché con l’EOC, la Sezione della logistica, il Dipartimento del territorio, l’Ufficio dei beni culturali, Armasuisse, Alvad, Glati, Migros, Coop, il Patriziato di Ascona, FFS, USTRA e ARL.

Qui è possibile acquistare «Archi» 1/2020 e qui è pubblicato l'editoriale con l'indice del numero.

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