Va­lu­ta­zio­ne del Col­le­gio de­gli esper­ti

Considerazioni generali

Al temine della procedura, e a seguito di una attenta valutazione critica delle tre presentazioni avvenute in occasione dei workshop e delle proposte progettuali conclusive, il Collegio degli esperti ha espresso la sua valutazione. Presieduto dal municipale della Città di Mendrisio Piermaria Calderari, questo era composto dai municipali Samuele Cavadini, Daniele Caverzasio, Giorgio Comi, per i membri non professionisti. Quali membri professionisti al Collegio degli esperti hanno preso parte: Michele Arnaboldi e Francesco Della Casa (architetti), Remigio Ratti (economista), Stefan Rotzler (architetto del paesaggio) e Aurelio Vigani (geografo); Michele Raggi (direttore dell’Ufficio tecnico comunale) e Maresa Schumacher (architetto) erano presenti in qualità di membri supplenti.

Lo svolgimento dei mandati è stato accompagnato da Nicola Klainguti, responsabile dell’Ufficio della pianificazione locale del Dipartimento del territorio, e da Mario Ferrari, rappresentante del Comitato dell’associazione Cittadini per il territorio. I lavori sono stati seguiti dai responsabili dell’Ufficio tecnico comunale Massimo Carmellini e Mitka Fontana (vicedirettore) e coordinati dagli architetti Stefano Tibiletti e Elisa Cherubini (Architetti Tibiletti Associati) e dal geografo Claudio Ferrata (Cultura del territorio).

Al termine delle presentazioni, ogni membro del Collegio degli esperti ha espresso la sua valutazione secondo i criteri di giudizio specificati nel bando di gara, in particolare: qualità dell’analisi del contesto e delle relative problematiche a scale differenziate; chiarezza della strategia d’intervento proposta; qualità dell’intervento in relazione alle condizioni territoriali-paesaggistiche del comparto; qualità dello spazio accessibile al pubblico in relazione al tema della residenza, del lavoro, dello svago e del turismo; capacità del progetto di innescare dei processi territoriali-paesaggistici virtuosi; flessibilità della strategia d’intervento; inserimento in una visione d’insieme delle soluzioni in materia di infrastrutture e mobilità; praticabilità nell’ottica di una sostenibilità economica e, infine, una attenzione alla leggibilità e alle modalità di comunicazione del progetto.

In senso generale, il Collegio degli esperti ha ritenuto che la qualità della riflessione e dei risultati sia stata molto elevata: ogni gruppo di progettazione ha lavorato intensamente presentando soluzioni interessanti e differenziate. Nel confronto tra le diverse proposte sono comunque emersi alcuni temi comuni: oltre alla valorizzazione dell’asse del Laveggio (come d’altra parte richiesto), sono stati messi in evidenza elementi emergenti e significativi da un punto di vista paesaggistico e urbanistico (a volte definiti «terrazze»). L’accesso alle strutture della mobilità pubblica è stato considerato un efficace strumento per raggiungere obiettivi di densificazione e sono state formulate appropriate proposte di riduzione degli indici, ipotesi di densificazione e di eventuale dezonamento. Sono inoltre stati presi in considerazione i temi dell’intermodalità e della mobilità lenta, così come la creazione di collegamenti laterali interni rispetto ai due versanti e ai grandi assi di traffico nord-sud. 

 

La scelta del Collegio

Tra le tre soluzioni presentate, il Collegio degli esperti ha ritenuto maggiormente convincenti le proposte del gruppo di progettazione ginevrino costituito da LRS architectes + Atelier Descombes Rampini. Nel corso dei vari incontri, il gruppo di progettazione ha lavorato con sicurezza presentando sin dal primo momento le proprie proposte e poi dando loro seguito in modo coerente. Di queste proposte il Collegio degli esperti ha particolarmente apprezzato la dimensione pragmatica e realistica. Il progetto da loro elaborato mette a disposizione la soluzione migliore in risposta alle peculiarità del sito e alle esigenze del committente.

L’analisi del gruppo ha evidenziato una «città bassa», esposta alle dinamiche urbane e occupata dalle automobili, una «città alta», maggiormente preservata, e un territorio qualificato da un arcipelago di nuclei. La proposta si fonda su una visione definita «una città in riva al fiume», un insediamento situato in prossimità delle rive del Laveggio («che non costituisce una linea fissa ma un corpo in movimento») i cui affluenti scendono verso il fondovalle e collegano l’alto e il basso. Se, in passato, le relazioni con l’acqua avevano una loro importanza, queste, col tempo, sono progressivamente sfumate. Nel progetto, l’acqua è vista come l’elemento che sostiene l’identità territoriale di Mendrisio e, anche attraverso la rinaturalizzazione del Laveggio e la valorizzazione della parte confinante con il lago, viene considerata come l’elemento generatore che «permette di riconnettere la città al lago attraverso il fiume e di reinserire le relazioni trasversali tra la città alta e la città bassa». I progettisti pongono anche una certa attenzione al tema dei rischi generati dall’esondazione delle acque del Laveggio.

Per il team ginevrino, la parte urbana deve essere vista come uno spazio che si costruisce su se stesso attraverso forme di sviluppo centripeto e attraverso una densificazione che dovrebbe coinvolgere le aree situate attorno alle stazioni.

Il borgo di Mendrisio è poi qualificato da una logica definita «dei fronti stradali». Il primo è quello del nucleo di Mendrisio (che offre una visione sul territorio che, a tratti, si presenta come una veduta panoramica); il secondo è costituito dai viali della stazione di Mendrisio e di San Martino; il terzo è quello che funge da limite e da cintura al quartiere della stazione. Questa logica viene ripresa per creare un paesaggio costruito coeso e risolvere i problemi generati dalle rotture di pendenza.

Trattata come una piazza lineare, la «via della stazione» viene vista come il portale di accesso alla città. Il quartiere della stazione presenta grandi potenzialità e costituisce un nodo strategico dove sarà possibile mettere in atto una strategia di densificazione. Ciò vale anche per il quartiere di Rancate, situato a due passi dalla stazione. Il gruppo segnala inoltre che quest’area richiede una certa attenzione per il tema degli «incidenti rilevanti» legati alla rete ferroviaria. Per il team, le qualità della città dipendono più dai vuoti e dal paesaggio che non dall’architettura: lo spazio pubblico lega allora i diversi luoghi – residenziali, di produzione e di svago – e permette di promuovere una elevata qualità urbana. 

In sintesi, il gruppo LRS architectes + Atelier Descombes Rampini ha saputo cogliere in modo chiaro le peculiarità del territorio e del paesaggio della Città di Mendrisio e ha messo a disposizione una apprezzata visione per condurre verso la concretizzazione delle esigenze espresse dal documento Strategie Mendrisio 2030. Ha inoltre prestato una particolare attenzione ai temi dello spazio pubblico, alla gestione delle zone umide e alla loro trasformazione in luoghi accessibili e di qualità. Le proposte del gruppo sono state ritenute chiare e coerenti, l’equilibrio dell’insieme e la dimensione pragmatica e realistica del progetto – facilmente comprensibile e comunicabile alla popolazione – sono stati particolarmente apprezzati.

 


I tre progetti


Intervista a Piermaria Calderari

In questa intervista Pier Maria Calderari, presidente del Collegio degli esperti e municipale di Mendrisio, ripercorre il cammino che ha portato a indire un concorso per lo sviluppo urbano e territoriale e descrive il dialogo tra il Collegio e i gruppi di lavoro.