Tas­so­no­mie ar­chi­tet­to­ni­che del cam­bia­men­to cli­ma­ti­co. Tra­iet­to­rie tra pas­sa­to e fu­tu­ro

Alla Casa del Mantegna, la mostra Architecture and Climate Change Actions, fulcro di MANTOVARCHITETTURA 2026, indaga il rapporto tra architettura e crisi climatica attraverso 26 progetti internazionali. Un percorso che privilegia azioni concrete e strategie progettuali applicate.

Data di pubblicazione
22-07-2026
Luca Cardani
arch., lect., res. in Architectural and Urban Design DABC POLIMI

La crisi climatica globale impone alla cultura del progetto una ridefinizione delle proprie coordinate operative. Non si tratta più di elaborare teorie astratte o celebrare l'estetica della sostenibilità, ma di verificare l'efficacia di strategie applicate.

È questo il fulcro concettuale attorno a cui ruota Architecture and Climate Change Actions, la mostra ospitata alla Casa del Mantegna a Mantova, nell'ambito di MANTOVARCHITETTURA 2026, inaugurata il 13 maggio e conclusasi 28 giugno 2026, progetto scientifico e culturale del Polo Territoriale di Mantova del Politecnico di Milano, ideato nel 2012 da Federico Bucci, che ogni anno costruisce nel mese di maggio un luogo-città di dibattito internazionale sull’architettura contemporanea, attraverso lectures, eventi e per l’appunto mostre.

Curata da Elena Montanari e Matteo Moscatelli del Polo Territoriale di Mantova del Politecnico di Milano, la mostra mappa ventisei opere contemporanee globali, classificate non per tipologia edilizia, ma attraverso altrettanti verbi d'azione capaci di ridefinire il rapporto dell’architettura con il cambiamento climatico.

Le riflessioni architettoniche allestite nelle annuali mostre di MANTOVARCHITETTURA, che ogni anno si rinnovano nei temi e negli autori esposti per tracciare le coordinate del dibattito sull’architettura contemporanea, godono di un percorso iniziatico per raggiungere la Casa del Mantegna. Arrivare a Mantova, percorrerla e riconoscere la sua forma urbana costruita nel tempo attraverso la continua ridefinizione del suo rapporto con le acque, ricorda come il tema dell’adattamento della vita ai luoghi e ai tempi in cui si vive, è il nocciolo della vitalità delle forme, della loro persistenza o del loro declino.

La conoscenza e l’interpretazione della storia ci permette di costruire un orientamento rispetto alle esigenze con cui dare un senso possibile alle azioni, ed è per questo - credo - che il percorso espositivo si apre con un prezioso preludio storico che funge da bussola critica per il visitatore. La prima sala analizza le sperimentazioni del Novecento sull'adattamento ai climi estremi. Attraverso disegni e documenti, la mostra analizza le sperimentazioni di Hassan Fathy in Egitto e di Paolo Soleri negli Stati Uniti, capaci di dominare il caldo secco attraverso la riscoperta della terra cruda e della morfologia urbana protettiva. Ad essi si affiancano le lezioni di Ralph Erskine in Inghilterra, focalizzate sulla mitigazione del freddo rigido, e la leggerezza tettonica delle opere di Glenn Murcutt in Australia. Questa sezione evita il rischio della nostalgia accademica, offrendo invece chiavi di lettura storiche per comprendere come l'adattamento climatico sia un tema costante tra i fondamenti della disciplina, ben prima dell'attuale dibattito.

Il nucleo centrale si articola in cinque sale tematiche, strutturate secondo la tassonomia degli elementi primordiali: acqua, aria, fuoco, terra e cosmo. In questa sequenza, i 26 progetti contemporanei vengono presentati attraverso un apparato grafico che unisce disegni tecnici, fotografie e modelli tridimensionali, ospitati su basamenti realizzati con stampa 3D utilizzando la lolla di riso, un sottoprodotto dell'agricoltura locale, che dimostra l'applicabilità dei principi di economia circolare alla produzione di allestimenti temporanei.

Il ritmo delle sale è scandito dalle “Garitte”: volumi verticali in legno grezzo che rievocano strutture destinate a proteggere le sentinelle dalle intemperie, facendo da contrappunto allo spazio espositivo per ospitare quattro video-interviste con progettisti internazionali. Gli interventi di Anne Speicher (Baumschlager Eberle), José Luis Vallejo (Ecosistema Urbano), Uli Hellweg (IBA Hamburg 2013) e Louis Becker (Henning Larsen) si chiudono con l'individuazione di tre verbi specifici per il futuro della disciplina. L'inserimento di queste cabine di isolamento acustico e visivo costringe il visitatore a una sosta riflessiva, spezzando la continuità della fruizione visiva e riportando l'attenzione sulla dimensione teorica e verbale del progetto.

La transizione verso la conclusione avviene in una sala in cui i ventisei progetti esaminati vengono posizionati tridimensionalmente su un grande planisfero. L’elaborazione cartografica evidenzia la natura transnazionale della crisi climatica, che colpisce senza distinzione Africa, America, Asia, Europa e Oceania. Al contempo, la mappa registra la varietà delle scale d'intervento della cultura del progetto contemporanea, dimostrando come le risposte spaziali si estendano dall'edificio puntuale al disegno del paesaggio, fino alla pianificazione urbana e infrastrutturale.

Il percorso si conclude all'aperto, nel cortile circolare della Casa del Mantegna, con un'installazione site-specific che raccoglie i ventisei verbi emersi dall'indagine. I banner fluttuanti nello spazio quadrangolare sono stampati con un film fotocatalitico progettato per ridurre la CO2 presente nell'aria attraverso l'azione della luce solare.

Nel complesso, l'esposizione di MANTOVARCHITETTURA 2026 si distingue per il rigore scientifico e per la coerenza tra i contenuti teorici e le scelte costruttive dell'allestimento. Evitando toni catastrofisti o soluzioni puramente retoriche, la mostra offre una ricognizione pragmatica degli strumenti a disposizione dell'architettura per affrontare le conseguenze del mutamento climatico, trasformando il momento espositivo stesso in un test di sostenibilità materica e di economia circolare.

Accompagnati dalla lezione senza tempo della Casa del Mantegna - esempio di architettura rinascimentale "senza autore" - possiamo chiederci come l’architettura saprà rispondere, ancora una volta, a una crisi.  La storia insegna che il segreto delle trasformazioni feconde risiede nel fragile equilibrio tra il passato consolidato e il divenire del presente. Per risolvere i problemi odierni non serve dunque imporre l’applicazione di nuove procedure, ma scegliere consapevolmente cosa portare avanti, cosa si è esaurito e cosa inserire in una traiettoria futura, così da non perdere la nostra posizione rispetto a un possibile senso della storia

 

Climate Change Architecture • ACTIONS

 Casa del Mantegna • Mantova

13 maggio • 28 giugno 2026

a cura di Elena Montanari, Matteo Moscatelli

in collaborazione con Charleen Al Hadaad (video “26 projects”), Alessio Berno (graphic • grafica), Linda Crivellaro (video-interviews • video-interviste), Giorgia Fortunati (set up), Simone Milani (maquette)

con Laura Marcacci, Natalia Mrdovic, Josephine Scharphuis, Jianing Wang (maquette “early approaches”); Savoie Cruz Mermy, Elif Gökbulut, Sude Köseliören, Faishal Prasojo, Nada Ranitovic, Anja Rasic, Kashish Zaheer, Zeynep Zorlu (maquette “26 projects”)

mostra promossa da Politecnico di Milano – Polo Territoriale di Mantova

per Casa del Mantegna • Provincia di Mantova

col supporto tecnico di E’nt Graphic s.r.l., I Falegnami s.r.l., Graphic Service s.r.l., Ricehouse s.r.l. SB e Arche 3D, RumoreRosa; Modeling Laboratory of Politecnico di Milano • Mantova Campus, Labora modellistica • Politecnico di Milano

 

Projects by

ArkDes - Ralph Erskine • AKTC Library - Hassan Fathy • Glenn Murcutt Archiecture Foundation • 

Archives at Arcosanti / Cosanti Foundation - Paolo Soleri • 

Architech • Baumschlager Eberle Architekten • C+S Architects • CF Møller Architects • 

Conzett Bronzini Partner • Designs Northwest Architects • Ecosistema Urbano • Sean Godsell Architects • 

Vo Trong Nghia Architects • INOUT • Kéré Architecture • Lacaton & Vassal • 

Henning Larsen Architects • Atelier Liu Yuyang Architects • MoDus Architects • RiceHouse • 

Philippe Rahm Architectes • Snøhetta • Studio Albori • Marina Tabassum Architects • 

Tchoban Voss Architekten • Turenscape • Ville de Paris • Cazú Zegers Arquitectura •

MIT • MIT Media Lab • Fraunhofer FIT • Politecnico di Milano • Politecnico di Torino •

Skidmore, Owings & Merrill • European Space Agency • Valentina Sumini • Fillippo Brunoni  
 

Articoli correlati