Ri­so­nan­ze

Carlo Scarpa, Casa Zentner, Zurigo (1963-69)

C'è una situazione che è familiare a progettisti, studiosi e in generale curiosi della Baukultur: la visita di un edificio. In questa nuova serie di articoli vi faremo assistere, attraverso gli occhi di ricercatori e professionisti, al loro primo incontro con opere significative della storia dell'architettura. Inaugura la serie un progetto tra Svizzera e Italia: la casa Zentner di Zurigo di Carlo Scarpa, raccontata da Roberta Martinis, ricercatrice e co-organizzatrice della giornata di studio Carlo Scarpa: nuove ricerche, restauri recenti, che avrà luogo il 22 novembre alla SUPSI.

Data di pubblicazione
30-10-2019

Conoscevo casa Zentner fin da quando frequentavo la Facoltà di architettura a Venezia: Carlo Scarpa è uno degli orizzonti architettonici degli studenti veneziani, e di tutti coloro che percorrono Venezia senza nostalgie ma con amore per la Storia. Venezia è scandita dal lavoro di colui che si definiva un «architetto bizantino, per caso vissuto nel XX secolo» e che ha dialogato con i tempi della storia. Il negozio Olivetti, la Fondazione Querini Stampalia, gli allestimenti al Museo Correr, alle Gallerie dell'Accademia, gli interventi alla Biennale danno forma al paesaggio architettonico veneziano, sono occasioni che possiamo cogliere per capire l'indecifrabilità di Venezia e per penetrare il difficile accesso ai suoi tempi multipli.

Le opere di Scarpa non si trovano solo a Venezia, tuttavia raramente hanno travalicato il confine italiano. Casa Zentner a Zurigo in questo senso è una vera eccezione: lo è anche per una città che negli anni Sessanta la recepisce come un corpo estraneo, ma soprattutto per la storia della sua committente.

Per visionare i principali documenti grafici del progetto, conservati nell'Archivio Carlo Scarpa presso la Collezione MAXXI Architettura del MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, cliccate qui.

Savina Zentner (1925-2010), nata Rizzi e vedova dell'allievo preferito di Scarpa, Angelo Masieri, è stata una delle più assidue interlocutrici di Carlo Scarpa; una dama colta, raffinata e riservata, la cui lunga vita è punteggiata da una serie di impegni di committenza in prima persona: per quasi trent'anni lei e il Professore hanno condiviso una profonda amicizia architettonica. Avevo incontrato la figura di Savina Zentner studiando le opere di Angelo Masieri, spesso sviluppate in collaborazione con Scarpa: dopo la morte prematura del marito, nel 1952, la giovanissima Savina prenderà in mano le sorti del progetto di Frank Lloyd Wright per il loro palazzo sul Canal Grande (non realizzato). Nel corso degli anni affiderà a Carlo Scarpa diversi progetti: a Udine, nel 1952-53, una tomba e un appartamento per sé; dopo il secondo matrimonio con l'ingegner René Zentner e il trasferimento a Zurigo, la villa in città (1963-69) e, dal 1968, la Fondazione Masieri a Venezia.

Con questo bagaglio giungo la prima volta in Aurorastrasse nel gennaio 2014. Savina e René Zentner sono morti, la casa non più abitata, ma intatta, amorevolmente custodita dalla signora Maria (il cui entusiasmo per Scarpa, nonché la profonda conoscenza delle modalità di manutenzione dei materiali e delle parti più delicate della casa, rivelano lunghe conversazioni con la signora Savina). Mi riceve il figlio di Savina, Edoardo Zentner, al quale vorrei proporre uno studio della casa.

Per ulteriori materiali fotografici su casa Zentner, conservati nella fototeca Carlo Scarpa, cliccate qui

Il largo anticipo col quale mi presento, di prima mattina, mi consente di assistere a quel «gioco sapiente, corretto e magnifico dei volumi raggruppati sotto la luce». La casa appare in tutta la sua estraneità, nella sequenza delle ville Heimatstil del Doldertal, annunciata da un bassa sequenza di setti in cemento a vista sfalsati tra loro. Arretrata, si segnala con una nota squillante rappresentata dalla monumentale torre cilindrica con terminazione a becco di flauto: un grande elemento che tiene salda la composizione dei prospetti e che, con la sua forma e il suo peso, pare fondare tutto l'edificio. Questa gravità viene convertita in movimento attraverso una linea verticale di tessere di pasta di vetro colorate oro, argento e verde che “cola” lungo la cavità del volume. La torre, orientata a est, investita dai raggi del primo sole, in pochi istanti si illumina mostrando la linea brillante dei mosaici che vibra, tramutando quest'esperienza in un attimo lussuoso. Le tessere vitree proseguono poi rilegando orizzontalmente tutte le murature cementizie esterne della casa, facendo risuonare a Zurigo non solo la Vienna di Hoffmann e la Venezia bizantina, ma anche ciò che Scarpa andava distillando nel giardino giapponese della Fondazione Querini Stampalia.

A Zurigo ho ritrovato Venezia. Entrando in casa attraverso un sistema di percorsi spezzati, in un continuo gioco di contrazioni e dilatazioni, lo sguardo vorrebbe precipitarsi verso il panorama che si apre lungo l'asse longitudinale, a ovest, verso il giardino e il lago: la vista vibra tra i piani del soffitto, una “piastra radente” a stucco lustro, e del pavimento, a listelli lignei composti come tappeti kleeiani, incanalandosi attraverso il ganglio plastico dei tre massicci e lucidi pilastri, per distendersi con una passerella-balcone verso lo spazio aperto. Intuisco verso la facciata ovest uno spazio a doppia altezza che sprofonda verso il basso e si apre verso il giardino.

A quel punto il dottor Zentner mi riceve, invitandomi ad accomodarmi nel salotto principale, sui divani di Gavina ridisegnati da Scarpa per l'occasione. E da lì lo sguardo, con educata curiosità, prosegue la sua indagine riconoscendo altre risonanze: da seduta osservo che dal soffitto si estroflettono morbidamente delle lampade troncoconiche, quasi fosse un panno leggero teso al di sopra delle pareti, come un allestimento tessile scarpiano. E come un tessuto, in alcune zone appare “suturato” da gruppi di plafoniere preziose. Penso a Semper, per Scarpa mediato da Vienna, mentre l'occhio cade sul caminetto del salotto privato, inquadrato da lastre anche loro “cucite”. La visita prosegue, mentre Edoardo Zentner mi racconta dei genitori alle prese con tutte le difficoltà di realizzare un progetto di Carlo Scarpa all'estero; non si è trattato solo di un progetto, ma del trasporto di un intero mondo, quello abitato da una lunga conversazione architettonica, che Scarpa porge a Savina, e che continua a risuonare a Zurigo.

Giornata di studio Carlo Scarpa: nuove ricerche, restauri recenti 

 

L'opera di Carlo Scarpa sarà al centro di una giornata di studio organizzata il 22 novembre 2019 al Dipartimento ambiente costruzioni e design della SUPSI da Roberta Martinis, Giacinta Jean e Davide Fornari. La giornata conclude la ricerca su casa Zentner promossa, con il sostegno del Fondo Nazionale Svizzero, dall’Istituto materiali e costruzioni in collaborazione con il Laboratorio cultura visiva della SUPSI. Saranno presentati gli esiti di questo lavoro così come altre ricerche sull'opera dell'architetto veneziano. In chiusura, una conferenza del professor Francesco Dal Co (IUAV, Venezia) sull'opera di Scarpa.

 

Dove e quando: 22 novembre 2019 al Campus Trevano di Canobbio, blocco D, aula magna.

Per maggiori informazioni, consultate il programma cliccando sul bottone «Downloads».

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