RE:CRE­TE - riu­ti­liz­za­re il cal­ce­struz­zo per crea­re una pas­se­rel­la

Una squadra di ricercatori dello Smart Living Lab di Friburgo ha costruito un ponte pedonale con una portata di 10 metri, utilizzando 25 blocchi di calcestruzzo ricavati da muri inizialmente destinati alla demolizione. La passerella funge da prototipo ed è stata presentata al pubblico in occasione della cerimonia inaugurale tenutasi questo 11 ottobre, nella Halle bleue del quartiere innovativo di blueFACTORY.

Data di pubblicazione
08-11-2021

In passato, utilizzare gli elementi di una costruzione che non serviva più per realizzarne una nuova era una consuetudine. Numerosi borghi e castelli medioevali dismessi e abbandonati sono serviti infatti da miniera di materiale per realizzare nuovi edifici: insomma una specie di urban mining anticipato! Ora, in un momento in cui le questioni che ruotano attorno all’energia grigia sono sempre più al centro del dibattito pubblico, ecco che cresce l’interesse per il concetto del riutilizzo, in particolare, quando si tratta di materiali a forte impatto ambientale, come nel caso del calcestruzzo. «La produzione di cemento è responsabile del 7 per cento delle emissioni di CO2 di origine antropica. Il beton rappresenta il 50 per cento dei rifiuti da demolizione e, quando arriva al termine del suo ciclo di vita, viene, nel migliore dei casi, trasformato in ghiaia oppure in granulato, destinati alla produzione di beton riciclato. Un processo questo che richiede però di nuovo un grande dispendio energetico. Per contro, l’idea di ricavare i blocchi da muri esistenti, riutilizzando così il materiale tale e quale, permette innanzitutto di evitare la produzione di nuovo cemento, ma anche di generare altri rifiuti inerti. Il nuovo bilancio del carbonio non risulta uguale a zero, però si riduce drasticamente», spiega Corentin Fivet, direttore del Laboratorio Structural Xploration Lab (SXL) del Politecnico federale di Losanna (EPFL). E aggiunge: «Ci sono diversi timori che frenano il riutilizzo del calcestruzzo. Quello che vogliamo dimostrare è che queste paure sono per lo più infondate e che gli elementi di riutilizzo sono affidabili e altrettanto performanti di quelli nuovi».

Al proposito si consiglia la lettura di Béton en mutation (in francese).

Un arco precompresso

Per eliminare le incertezze, i ricercatori del Laboratorio SXL si sono lanciati nella realizzazione della passerella. Un cantiere, ubicato a circa un’ora di strada da Friburgo, dove un immobile costruito meno di una decina di anni fa era oggetto di una trasformazione, è servito da «fonte» per rifornirsi degli elementi in calcestruzzo adatti a portare a compimento l’impresa. Su richiesta dei ricercatori, l’azienda incaricata della demolizione ha tagliato il cemento formando una serie di blocchi delle dimensioni appropriate che, in seguito, sono stati forati da un lato all’altro. Attraverso i fori, così creati, sono stati poi fatti passare i cavi utilizzati per la precompressione e per la costruzione dell'arco. In seguito, i blocchi spessi 20 cm sono stati posati su una centina di legno. Con l’aggiunta di malta in corrispondenza dei giunti è stato possibile compensare i dislivelli tra i vari elementi, dovuti a una piccola variazione delle dimensioni, una problematica questa legata al riutilizzo. Dopo il pretensionamento, l’opera è stata oggetto di varie prove di carico. Le misurazioni effettuate hanno confermato la validità del concetto. È dunque senza paura che, in occasione del vernissage, 25 persone, una per ogni blocco, sono salite insieme sulla passerella, celebrando così la piena riuscita dell’opera.

Emissioni di CO2 ridotte di due terzi

Si è dimostrato che l’opera soddisfa le attese dal punto di vista statico, ma che cosa dire riguardo al bilancio ecologico? In base ai risultati presentati da Maléna Bastien Masse, ricercatrice post-dottorato presso il Laboratorio SXL, le emissioni di CO2 prodotte con la realizzazione del ponte pedonale in calcestruzzo riutilizzato corrispondono al 30 per cento di quelle che sarebbero state generate impiegando beton prodotto ex novo. I calcoli effettuati hanno permesso inoltre di dimostrare che circa un terzo delle emissioni è legato al trasporto dei blocchi dal cantiere di demolizione all’atelier di costruzione, attestando così l’importanza di un’economia circolare su scala locale. Un’altra quota importante delle emissioni è dovuta alla realizzazione della centina, un elemento che andrebbe anch’esso (ri)utilizzato per diminuire ulteriormente il bilancio.

La passerella realizzata dai ricercatori dello Smart Living Lab è decisamente affascinante, sotto diversi punti di vista. L’unico neo è che si tratti soltanto di un prototipo, utilizzato a scopo dimostrativo. L’idea, certo, sarebbe stata ancora più pertinente se integrata sin da subito in un vero e proprio progetto di costruzione. Per chi fosse interessato… il ponte pedonale è ora alla ricerca di un potenziale acquirente. Ad ogni modo, grazie a questa opera sperimentale, in futuro l’idea potrà essere integrata in progetti simili. Oggi il concetto del riutilizzo è sempre più diffuso e concerne ormai anche le opere d'arte.

Tradotto dal francese da Patrizia Borsa, info [at] skarabeo.ch

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