L’ar­chi­tet­tu­ra re­spon­sa­bi­le di una ban­ca di pros­si­mi­tà

Conversazione con Antonino Accardo sulla responsabilità progettuale di una banca cooperativa

Come si traduce l’architettura in una banca? L’intervista ad Antonino Accardo esplora il ruolo del progetto tra territorio, comunità e sostenibilità, dove gli spazi diventano strumenti per costruire relazione e qualità urbana.

Data di pubblicazione
25-03-2026

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La videointervista integrale è disponibile a questo link

Raiffeisen è un gruppo bancario cooperativo fondato in Svizzera nel 1899, oggi composto da 212 banche indipendenti distribuite su tutto il territorio elvetico. Con 768 sedi e oltre 12 000 collaboratori, rappresenta il secondo gruppo bancario svizzero. La sede di Raiffeisen Svizzera per la Svizzera italiana si trova a Savosa, ed è qui che ha luogo l’incontro con Antonino Accardo, responsabile costruzione di Raiffeisen Svizzera nella regione di lingua italiana
Accardo incarna una figura che a prima vista può risultare anomala nel panorama aziendale, ed è proprio da qui che prende avvio la conversazione: cosa fa un architetto progettista all’interno di una struttura bancaria?

Una responsabilità condivisa

Il patrimonio architettonico di Raiffeisen è considerevole e distribuito capillarmente sul territorio, così da permettere al 90% della popolazione di raggiungere un’agenzia in meno di dieci minuti. Questi numeri descrivono una geografia della prossimità che rappresenta un valore distintivo: abitare lo spazio urbano con una densità capace di mantenere viva la relazione diretta con le comunità locali. Gestire un numero così elevato di edifici richiede competenze specifiche e una consapevolezza che permetta di affrontare questa responsabilità.

Nonostante oggi il capitale si sia smaterializzato in transazioni digitali, l’importanza della presenza fisica non cambia. Forse ancora di più: proprio perché gran parte della nostra vita si svolge ormai in dimensioni digitali e immateriali, gli spazi fisici che accompagnano la vita quotidiana assumono un ruolo ancora più determinante nell’ambiente urbano per chi lo vive ogni giorno. Per Raiffeisen infatti, 
i luoghi contano, e le persone abitano territori con specificità culturali, linguistiche, morfologiche che meritano attenzione individuale.
 

Dall’iconografia della solidità alla grammatica dell’accessibilità

Per comprendere l’approccio contemporaneo di Raiff­eisen, Accardo sottolinea giustamente come occorra considerare la mutazione, nel tempo, della relazione tra banca e architettura. Storicamente, le istituzioni bancarie hanno riconosciuto nell’architettura uno strumento di legittimazione pubblica: l’identità dell’istituzione si costruiva attraverso l’iconografia: simboli, materiali nobili, riferimenti classici che comunicavano solidità e prestigio.1 L’architettura produceva fiducia attraverso la monumentalità.
Quella logica persiste anche oggi, le banche continuano a riflettere i propri principi nell’architettura, ma essendo cambiate le necessità, anche questa si è trasformata radicalmente. A metà Novecento, molte istituzioni hanno iniziato a passare da un linguaggio «chiuso», caratterizzato da pro­tezione e opacità, a uno progressivamente più «aperto», orientato verso ospitalità e trasparenza.2 Questo cambiamento rifletteva una metamorfosi più profonda: il denaro cessava di essere sostanza fisica da custodire per diventare entità in movimento, investimento, relazione.
Il modo in cui la fiducia viene costruita architettonicamente è mutato: la trasparenza spaziale diventa nuovo linguaggio di affidabilità,3 legato tanto alla correttezza del servizio quanto alla vicinanza alle persone. Come osserva Accardo, l’architettura si configura come un ponte tra servizi immateriali e lo spazio materiale che li rende percepibili.
Questo passaggio, dalla fortezza al luogo accogliente, segna per Raiffeisen anche un ritorno alle origini come banca agricola. Non è casuale che le prime agenzie nascessero nei salotti privati: la dimensione domestica e l’accoglienza, fanno parte del DNA cooperativo. Vale la pena ricordare che il termine stesso banca deriva etimologicamente dalla panca su cui i primi cambiavalute medievali svolgevano le proprie attività:4 un mobile che ancora prima dell’edificio, ­richiama l’idea di accessibilità e prossimità.
Accardo legge questa trasformazione come un’occasione per ridefinire il ruolo che un’architettura amministrativa può assumere nella contemporaneità. La banca, come altri luoghi dell’ordinario, rimane uno spazio attraversato quotidianamente che, in quanto parte della città, contribuisce a strutturare l’esperienza urbana. Riconoscere questa dimensione pubblica, anche quando la proprietà è privata, apre possibilità progettuali significative.
 

Il territorio come principio generativo

Raiffeisen ha deliberatamente scelto di non seguire la via della standardizzazione architettonica. Sarebbe stata la strada più semplice: creare un prototipo replicabile, riconoscibile, un simbolo. Eppure il gruppo ha preferito declinare i propri spazi secondo le culture locali, accettando anche la complessità che questa scelta comporta.
Accardo descrive questa territorialità come valore fondamentale che si riflette nella cultura architettonica del gruppo. Il rispetto del «genius loci», quello spirito del luogo che Christian Norberg-Schulz identificava come compito dell’architettura, diventa un principio generativo concreto. Una sede nel centro di Zurigo avrà linguaggio, spazi e materiali diversi da una edificata in una valle alpina. Il principio rimane invariato, la ricerca della qualità spaziale, mentre la sua manifestazione formale si adatta.
Questa scelta richiede competenze che non possono essere delegate a chi non possiede una formazione progettuale e architettonica. Raiffeisen, mantenendo architetti nella propria struttura, riconosce che ogni edificio merita una risposta progettuale specifica e che per essere formulata necessita di un pensiero architettonico capace di attraversare tutte le fasi, dalla concezione strategica alla realizzazione.
 

Ligornetto: un progetto per la comunità

Questi principi trovano forma concreta nel concorso bandito nel 2023 per la nuova sede della Banca Raiffeisen Mendrisio e Valle di Muggio a Ligornetto. Il bando prevedeva la ristrutturazione e l’ampliamento dell’edificio esistente, oltre alla definizione di un progetto capace di dialogare con la comunità. Coerentemente con questa impostazione, la banca ha scelto di cedere parte del proprio lotto per realizzare una piazza pubblica, configurando un nuovo centro per il paese. Accardo conferma questa scelta come assunzione di responsabilità urbana e territoriale, riconoscendo come l’interesse dell’azienda e quello della comunità possano convergere producendo valore condiviso.
Il programma includeva, oltre agli spazi bancari, un asilo nido, spazi commerciali, appartamenti, aree verdi. Funzioni diverse che, come spiega Accardo, dovrebbero attivare l’urbanità del nuovo spazio attraverso usi diversificati e flussi di persone con motivazioni differenti. Quando abitare, lavorare, acquistare, incontrarsi avvengono nello stesso ambito, gli spazi rimangono animati in orari diversi, evitando la desertificazione dei quartieri monofunzionali.
Il concorso, strutturato in due fasi con procedura aperta e anonima, ha permesso a ventidue studi di partecipare, selezionandone poi cinque per l’approfondimento. Questa apertura favorisce l’emergere di proposte diverse, dimostrando come i concorsi possano essere strumenti efficaci per stimolare qualità architettonica e dare opportunità anche a studi giovani.
 

Sostenibilità come approccio integrato

Per Raiffeisen la sostenibilità rappresenta un principio che si traduce in scelte concrete. Le sedi di Raiffeisen Svizzera (Savosa, Lausanne, San Gallo, Zurigo) sono certificate ISO 14001, i progetti superiori ai 7 milioni di franchi perseguono la certificazione SNBS (Standard Nachhaltiges Bauen Schweiz). L’edificio di Savosa è stato il primo stabile amministrativo certificato SNBS in Ticino.
La certificazione è però conseguenza di un approccio più ampio che attraversa progettazione, costruzione, gestione. La scelta per ogni nuovo progetto viene valutata a partire dall’energia grigia già investita nell’edificio, nella consapevolezza che la soluzione più sostenibile non coincide necessariamente con la sua sostituzione. Nel concorso per l’agenzia di Ligornetto è stata lasciata aperta la possibilità di conservare o demolire l’edificio: si considera di volta in volta se intervenire sull’esistente, ampliarlo oppure costruire ex novo.
Centrale è anche il tema della flessibilità. Accardo sottolinea la necessità che gli architetti progettino edifici capaci di adattarsi: se negli ultimi anni le banche hanno visto trasformazioni radicali, i prossimi potrebbero riservare cambiamenti altrettanto profondi. La flessibilità diventa così parte di un approccio sostenibile che guarda al futuro.
 

Tre regioni, tre sensibilità

Il dipartimento costruzione di Raiffeisen Svizzera opera attraverso tre sedi regionali: Savosa per il Ticino e i Grigioni italiani, Losanna per la Svizzera romanda, San Gallo per quella tedesca.
Così come il linguaggio architettonico si adatta in base al luogo, anche le diverse lingue portano con sé sfumature specifiche: Accardo sottolinea come i principi e gli approcci siano condivisi, mentre il modo di riflettere sulla propria territorialità vari leggermente in ogni regione. È una questione di scelte, spiega, legate non solo al territorio ma anche alla sensibilità individuale: ognuno gestisce lo sviluppo dei principi in modo personale, concentrandosi su aspetti diversi. L’interessante, conclude Accardo, è vedere come valori condivisi possano tradursi in interpretazioni differenti.
 

Un modello possibile

La domanda iniziale si rovescia: l’approccio di Raiff­eisen solleva una questione più ampia. Non sembra più importante chiedersi perché un architetto faccia parte di una banca, ma piuttosto perché così poche aziende investano in competenze architettoniche interne.
La risposta sta nel riconoscere che gli edifici commerciali e amministrativi, pur essendo spesso proprietà private, possiedono un’inevitabile dimensione pubblica. Questi spazi contribuiscono attivamente al tessuto urbano: le persone li attraversano quotidianamente, ne percepiscono il valore o il degrado, li integrano nell’esperienza della città. Dall’altro lato, per le aziende stesse investire in architettura di qualità non è solo una questione estetica: significa costruire un’identità riconoscibile, creare ambienti capaci di attrarre tanto i dipendenti quanto i clienti, radicarsi nel territorio in modo duraturo, riflettendo fisicamente i propri valori culturali. L’esempio di Raiffeisen dimostra che questa doppia responsabilità, verso l’azienda e verso il territorio, non solo è possibile, ma genera valore condiviso quando viene affrontata con consapevolezza progettuale.

Note | Notes

1 Victoria Barnes e Lucy Newton, Symbolism in bank marketing and architecture: the headquarters of National Provincial Bank of England, Business History (2019), DOI: 10.1080/17449359.2019.1683038.

2 Ann-Christine Frandsen, Tammy Bunn Hiller, Janice Traflet e Elton G. McGoun, From money storage to money store: Openness and transparency in bank architecture, Business History 55, n. 5 (2013): 695–720, DOI: 10.1080/00076791.2012.715282.

3 Ibid.

4 Edwin Heathcote, Vaulting ambition: a history of banking architecture, The Banker, 30 gennaio 2024, https://www.thebanker.com.