La­vo­ra­re con cu­ra

Monte, studioser

Data di pubblicazione
20-02-2024
Jonathan Sergison
Socio fondatore Sergison Bates architects, professore ordinario AAM, direttore ISUP

Ho visitato Monte per la prima volta nel 2009. Mi era stato detto che c’era una casa in vendita nel centro del paese, che ero interessato ad acquistare. Durante quella prima visita, fui immediatamente colpito dalla ricchezza di questo angolo di Svizzera, che sembra così distante dal fondovalle che attraversa il Ticino, nonostante si trovi a soli 7 km dal centro di Mendrisio. E così è iniziato il mio rapporto con Monte e la comunità di individui e personaggi che vivono nel borgo e nei suoi dintorni. Si tratta di persone alquanto eccezionali, molti di loro artisti e musicisti dediti a varie forme di pratica creativa.

A partire da allora, ho passato alcune delle giornate più memorabili dell’ultimo decennio nella casa che abbiamo restaurato con l’aiuto di Guido De Sigis, un architetto di Lugano, e dei molti artigiani locali che hanno lavorato al progetto.

Recentemente, il villaggio è stato oggetto di un misurato intervento di riqualificazione urbana ideato da studioser. Lo studio, fondato da Rina Rolli e Tiziano Schürch nel 2019, ha dapprima sviluppato un progetto pilota commissionato dal Comune di Castel San Pietro, che invitava gli architetti a presentare proposte per rendere Monte più accessibile ai suoi residenti anziani – un tema di grande rilevanza per molti piccoli insediamenti in Svizzera.

Chi si occupa di architettura è consapevole che la qualità della vita urbana è direttamente correlata alla qualità dello spazio pubblico e che intervenire sugli spazi pubblici è molto più semplice che negoziare con i proprietari privati. Questa riflessione mi riporta alla mente i ponti, le panchine e i lampioni di Jože Plečnik a Lubiana, e il ridisegno degli spazi urbani di Barcellona da parte di diversi giovani studi di architettura negli anni Ottanta, mentre la Spagna usciva dalla dittatura di Franco. Anche Álvaro Siza si è confrontato con la sfida di ricucire e ripristinare lo spazio pubblico nella sua collaborazione con Roberto Collovà a Salemi, in seguito al terremoto del Belice del 1968, recuperando, valorizzando e intervenendo con discrezione sui resti di edifici significativi, in modo da preservare la memoria collettiva degli elementi che costituiscono l’identità del luogo.

Con lo stesso spirito, Fred Manson, il direttore del dipartimento per la rigenerazione urbana del London Borough of Southwark a cavallo tra gli anni Novanta e i primi anni Duemila, invitò alcuni giovani studi londinesi a contribuire a un programma di riqualificazione urbana in quella che all’epoca era una zona piuttosto trascurata della città. Questo anticipò e agevolò il cambiamento che sarebbe stato portato avanti più tardi con la Tate Modern, quando la centrale elettrica dismessa venne ripensata come un importante nuovo centro internazionale dedicato all’arte da Herzog & de Meuron nel 2000. Avvedutamente, Manson scelse di incaricare del ridisegno dello spazio pubblico giovani architetti in grado di investire tempo e risorse creative nella realizzazione di soluzioni originali. Gli interventi di East, Caruso St John, MUF e altri intorno al nuovo polo artistico migliorarono la segnaletica, le strade, i marciapiedi, l’illuminazione e l’arredo pubblico in generale, trasformando l’area nel quartiere molto diverso che è oggi.

Nell’anno accademico 2020-2021 decisi di proporre ai miei studenti dell’Accademia di architettura di Mendrisio di lavorare nella Valle di Muggio: era un’idea che avevo in mente da molti anni, ma che assunse maggior rilevanza nel contesto della pandemia. Infatti, data la prossimità della Valle di Muggio all’Accademia, gli studenti erano in grado di raggiungere a piedi o in bicicletta i sette paesi selezionati per la nostra ricerca, nonostante le restrizioni sugli spostamenti in vigore all’epoca.

Uno degli strumenti utilizzati come modello per il nostro lavoro fu lo studio approfondito sulla costruzione del territorio ticinese realizzato da Aldo Rossi, Eraldo Consolascio e Max Bosshard negli anni Settanta.1 Seguendo il metodo usato da Rossi e dai suoi collaboratori, gli studenti hanno documentato ciascuno dei sette insediamenti che formano la Valle di Muggio – Bruzella, Cabbio, Campora, Caneggio, Casima, Monte e Muggio – tramite disegni in pianta, sezione e prospetto, oltre a schizzi e a un’estesa documentazione fotografica.
Fu nel corso di quel semestre che studioser mi contattò, spiegandomi che stavano lavorando a un progetto per Monte. Li invitai a presentare il loro lavoro – che all’epoca era in fase di sviluppo – ai miei studenti e fu subito chiaro che vi era una forte affinità e molti elementi di interesse comune con il nostro atelier.

Il progetto che studioser ha ora completato è il risultato di un’ampia indagine e di molte conversazioni con i residenti del villaggio di Monte – elementi questi che hanno dato loro una profonda comprensione del luogo, e prerequisito fondamentale per qualsiasi intervento intelligente. Tutti gli interventi di aggiustamento e integrazione dello spazio pubblico derivano da questa analisi e sono ben concepiti e precisi: reinterpretando con discrezione e delicatezza gli elementi esistenti, hanno trasformato il paese di Monte in una versione migliore di sé.

Va detto che il lavoro di studioser è coerente con l’approccio intrapreso da Carlo Petraglio, che fu sindaco di Monte fino al 2004, prima che la sua funzione fosse assunta dal comune di Castel San Pietro. Proponendo la ripavimentazione di tutte le vie del borgo con ciottoli, fatta eccezione per la strada cantonale asfaltata, Petraglio stabilì un precedente per i successivi interventi.

Nel tentativo di agire in sintonia con l’esistente, le panchine introdotte da studioser sono dello stesso colore verde di molte delle persiane delle finestre del paese, e corrimano tubolari sono stati installati per aiutare gli anziani a spostarsi più agevolmente lungo i percorsi più ripidi del villaggio. Felicemente, i mancorrenti hanno trovato un’ulteriore funzione ludica per i bambini del luogo che li usano come piste per le biglie, che lasciano cadere da un’estremità all’altra. I gradini e la rampa per il cimitero del villaggio sono stati rifatti per consentire un accesso più agevole, ed è stata installata una fontana pubblica in modo che le persone possano curare i fiori sulle tombe dei loro cari.

La popolazione di questo versante della Valle di Muggio non è abbastanza numerosa da sostenere altri negozi oltre alla Butega da Munt, che è gestita come una cooperativa, e nonostante i residenti di Monte e dei villaggi adiacenti di Casima e Campora facciano affidamento su di essa e sui volontari locali che aiutano a tenerla aperta, risulta difficile coprire più di uno stipendio. Studioser ha apportato alcune leggere modifiche al negozio, principalmente decorative, e ha aggiunto un chiosco pensato per mettere a disposizione i prodotti locali ai residenti quando il negozio è chiuso.

Altri interventi di studioser includono il rifacimento della terrazza di fronte alla Casa comunale e il vecchio lavatoio fuori dal paese. In entrambi i siti sono stati installati tavoli monumentali in pietra che invitano alla convivialità.

È sempre un piacere per me trascorrere del tempo a Monte, circondato dall’eccellente lavoro realizzato con tanta cura dagli artigiani del luogo. Purtroppo, molto spesso gli edifici contemporanei finiscono per svilire invece di arricchire questo luogo meraviglioso. Per quanto il lavoro di studioser non abbia la pretesa di affrontare le più pressanti questioni sociali, climatiche ed urbanistiche, offre un esempio di come interventi realizzati con cura e grande sensibilità possano portare a miglioramenti apprezzabili. Se adottato più diffusamente, questo approccio potrebbe potenzialmente avere un impatto significativo sulla qualità della vita dei borghi che affrontano sfide analoghe: è la volontà di osservare i luoghi esistenti e di ascoltare attentamente e con empatia coloro che vi abitano, che consente di valorizzare l’esistente migliorandone le qualità.

Note


1. Aldo Rossi, Eraldo Consolascio, Max Bosshard, La costruzione del territorio nel Cantone Ticino, Fondazione Ticino Nostro, Lugano 1979.

 

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