La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939–1996. Materialità e tettonica
Mendrisio, Teatro dell’architettura, fino al 20 dicembre 2026
La mostra La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939–1996. Materialità e tettonica al Teatro dell’architettura di Mendrisio restituisce vent’anni di ricerca didattica attraverso cento progetti. Un percorso tra materiali, sistemi costruttivi e cultura architettonica della Svizzera italiana, per riscoprire un patrimonio ancora in parte inesplorato.
La mostra La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939–1996. Materialità e tettonica, fino al 20 dicembre presso il Teatro dell’architettura di Mendrisio, è una testimonianza unica di un corpus prodotto da vent’anni di didattica da parte della Cattedra di Costruzione e Tecnologia del Prof. Franz Graf presso l’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana.
Dei 200 progetti analizzati sono esposti 100 risultati, in forma di disegni - sia originali sia elaborati da studentesse e studenti; fotografie - d’epoca e contemporanee - e modelli didattici di studio.
Il filo conduttore della mostra è da ricercare nella seconda parte del suo titolo: materialità e tettonica. I progetti, tutti situati nella Svizzera Italiana, e compresi in un arco temporale che va dal 1939 al 1996, sono stati selezionati per il loro valore didattico in ambito di tettonica e utilizzo dei materiali. Un approccio necessario visto che le analisi da parte delle studentesse e degli studenti si sono svolte all’interno del corso di costruzione del secondo anno del ciclo di studi. Un corso volto a fornire le basi per la comprensione del fatto costruito attraverso i principi della struttura, dei sistemi costruttivi, dell’utilizzo dei materiali e del rapporto tra progetto, costruzione e espressione architettonica.
La selezione non segue dunque né principi cronologici né monografici, ma didattici. E quella che ad una prima analisi, per esempio attraverso la lista dei progetti che apre la mostra, potrebbe sembrare una collezione eclettica, si rivela invece una testimonianza precisa di un clima culturale e della società della Svizzera italiana nel periodo indagato. La successione dei progetti in mostra, che rispetta un ordine strettamente cronologico, permette non solo dei confronti diretti tra realizzazioni coeve, ma rivela anche delle similitudini nel tempo e nello spazio (ogni progetto presentato è accompagnato da un codice QR che permette la sua localizzazione e il naturale proseguo attraverso la visita in situ). Questo secondo elemento è stato, a detta delle stesse curatrici e curatori della mostra, una scoperta. Infatti, il prodotto dell’insegnamento non era mai stato mostrato fino ad ora come un unico corpus.
Si possono dunque delineare dei rapporti tra sistemi costruttivi, come la muratura sia essa in pietra naturale, laterizi, blocchi calcestruzzo o silico-calcarei, oppure calcestruzzo armato, che hanno una persistenza nel tempo, ma anche vedere come la costruzione in legno sia anche presente nella Svizzera italiana nel Ventesimo secolo, insieme a quella in metallo.
Tra gli esempi esposti troviamo l’Arsenale di Biasca degli architetti Antonini, Broggini, Brunoni, Ferrini, Fischer, Jäggli, Marazzi, Roelly e Tami. Costruito tra il 1940 e il 1942 con murature in pietra naturale estratta in loco, un uso parsimonioso del calcestruzzo armato e travi composte in legno massello anch’esso locale (si veda il Quaderno n.07 presentato in mostra). Il villaggio vacanze I Grappoli di Sessa (1957-1960) di Manuel Pauli e August Volland con la partecipazione di Eva Pauli Barna, che rappresenta una rivisitazione dell’architettura e dei sistemi costruttivi tradizionali con una particolare attenzione alle scelte cromatiche degli intonaci (a cui è dedicato l’ultimo Quaderno, il n.12). La casa Valleggione di Peppo Brivio a Bironico (1965-1969), un edificio in calcestruzzo armato faccia a vista originariamente progettato per essere costruito in elementi prefabbricati e che nella soluzione realizzata, gettata in opera, conserva però i giunti delle commettiture attraverso il disegno dei casseri (Quaderno n.10) .
Costruiti invece con strutture lignee sono, tra gli altri, il Cinema-Teatro di Acquarossa di Giampiero Mina (1956-1958), realizzato con una struttura a traliccio e legname di recupero (Quaderno n.06), e le case di vacanza Pro Juventute al Bosco della Bella di Justus Dahinden, Monteggio (1959-1962), con la caratteristica sezione di forma pentagonale.
Infine, la scuola media di Losone (1972-1974), degli architetti Aurelio Galfetti e Livio Vacchini, costituisce un esempio raro di costruzione scolastica in profili di acciaio standard in cui le giunzioni tra gli elementi costituiscono il vero “dettaglio” architettonico (Quaderno n.08).
Architetture e costruzioni che mostrano dei rimandi chiari ai “maestri della modernità” e ci indicano quindi come le architette e gli architetti attivi in questo periodo storico avessero conoscenza anche dell’architettura internazionale loro contemporanea. Una cultura dell’architettura e della costruzione che è forse il più importante filo rosso dei progetti esposti, e che è accompagnata da una selezione di tre filmati dell’archivio della Radiotelevisione della Svizzera italiana che testimoniano di un periodo in cui l’architettura e la trasformazione dell’ambiente fossero trattati come fatti di cronaca e divulgati a tutta la popolazione. Se l’architettura può essere considerata come l’emanazione di una società, la mostra da testimonianza della società del Sud delle Alpi nella seconda metà del Ventesimo secolo.
Una mostra polisemica che richiede di essere visitata più volte per poterne cogliere tutte le sfaccettature e nella quale si possono trovare conferme, ispirazioni e interrogativi rispetto ad un periodo dell’architettura della Svizzera italiana che non è veramente ancora completamente conosciuto. Un invito a ri-scoprire le Baukultur presenti su questo territorio, limitato in estensione, ma dalle variegate sfaccettature.
Presentazione del Quaderno "Villaggio vacanze i Grappoli" e visita guidata alla mostra “La costruzione dell’architettura in Ticino, 1939–1996. Materialità e tettonica”.
Mercoledì 14 ottobre 2026, ore 18.30
Teatro dell’architettura MendrisioEntrata libera
Iscrizione consigliata scrivendo a eventi.tam [at] usi.ch (eventi[dot]tam[at]usi[dot]ch).