Il Lo­car­no Film Fe­sti­val rein­tro­du­ce lo scher­mo di Li­vio Vac­chi­ni per il 2026

Il Locarno Film Festival ha deciso di reintrodurre lo storico schermo progettato da Livio Vacchini per l’edizione 2026. Un ritorno che riafferma il valore dell’architettura come infrastruttura culturale e come spazio di visione collettiva, capace di coniugare memoria, identità e futuro del Festival.

Data di pubblicazione
08-01-2026

L’architettura di Livio Vacchini torna finalmente in scena: lunedì 8 dicembre 2025 il Consiglio di Amministrazione del Locarno Film Festival si è riunito per valutare il reinserimento della storica struttura dello schermo, comunicando il giorno successivo una decisione favorevole alla sua reintroduzione per l’edizione 2026, in programma dal 5 al 15 agosto 2026. 

È con entusiasmo che condividiamo ai nostri lettori la notizia, convinti ancora una volta del valore del dialogo proattivo e della possibilità che, attraverso una mobilitazione collettiva attiva ma soprattutto costruttiva, si possa manifestare e rendere evidente e condiviso il valore di un’architettura simbolo.

La campagna Locarno: Don’t touch the screen!, promossa da figure di rilievo del mondo dell’architettura e da un fronte di personalita dell’architettura, del cinema, della ricerca e della società civile, e sottoscritta da 9402 firme nel corso degli ultimi mesi, dimostra come sia possibile promuovere un discorso condiviso sulla difesa del patrimonio architettonico collettivo, che nel caso di Locarno è parte identitaria della sua stessa storia. Come sottolineano i direttori Andrea Nardi e Stefano Milan: «Difenderlo è un gesto di responsabilità. Perché la cultura si costruisce anche così: preservando ciò che ci ha insegnato a guardare insieme».

L’intervento di Livio Vacchini, completato nel 1971, ha saputo contribuire a trasformare nel corso dei decenni l’annuale evento cinematografico in un appuntamento dalla crescente dimensione internazionale, riaffermando il ruolo dell’architettura come infrastruttura culturale capace di incidere sull’identità di un evento ben oltre la sua funzione temporanea. 
 Spostando il focus nel cuore del centro storico della cittadina di Locarno, apportandovi una struttura temporanea, stringendo uno straordinario legame tra architettura e cinema, sotto gli occhi della cittadinanza. Nelle parole di Milan e Nardi, lo schermo di Vacchini è “un’opera architettonica, uno spazio urbano, un dispositivo culturale che ha trasformato Piazza Grande in un luogo di visione collettiva. In una parola: è parte integrante del Festival stesso.”

Alla decisione istituzionale si accompagna l’intenzione di lanciare un concorso di idee volto a individuare un partner capace di accompagnare il Festival per i prossimi cinque anni, nella definizione di una soluzione concreta e sostenibile per le strutture temporanee, modulata da un’attenta osservazione del contesto esistente e delle esigenze future. L’ipotesi è quindi di accordare il progetto di Vacchini alle nuove esigenze, di carattere tecnico e logistico, al fine di garantire la perfetta sinergia tra passato e futuro.

Come sottolinea Eloisa Vacchini dello Studio di Architettura Vacchini “In una manifestazione quale il Festival, le infrastrutture ne determinano il successo, in quanto sono parte integrante dell'esperienza collettiva: se oggi la pratica pone delle domande nuove, le risposte tecniche non sono mai ovvie, in quanto funzioneranno solo se garantiscono la sopravvivenza delle idee che hanno generato l’identità o la magia di un gesto.”

Quanto concepito nel 1971 da Livio Vacchini per la città di Locarno ritorna in scena e per la comunità, modellandosi su quanto sperimentato nella stagione 2025: non si tratta di un gesto nostalgico, né di una regressione, ma di un atto di responsabilità: la scelta di tramandare alle generazioni future la trama storica che intreccia il Festival all’architettura.  La possibilità di aggiornare un’opera senza snaturarne il senso, riconoscendo nell’architettura un dispositivo vivo, capace di adattarsi e di rinnovare il proprio ruolo culturale. In questo equilibrio tra conservazione e trasformazione si misura non solo il futuro del Festival, ma anche una più ampia responsabilità verso il patrimonio costruito, inteso come spazio condiviso di esperienza, memoria e visione collettiva.

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