Col­ma­re un vuo­to

Negli ultimi anni le FFS hanno raccolto numerose preziose esperienze durante i processi di trasformazione delle proprie aree. Quali le conclusioni? La pianificazione secondo uno schema fisso non funziona, mentre l’applicazione di alcune modalità elementari di approccio è molto efficace.

 

Data di pubblicazione
19-09-2018
Revision
19-09-2018
Tina Cieslik
Redattrice Architettura/Architettura d'interni TEC21

Il cambiamento tecnologico della tecnica ferroviaria dall’inizio del nuovo millennio ha decretato l’abbandono di numerosi edifici e la dismissione di diverse aree delle FFS, molto spesso ben posizionate nei centri urbani. È evidente come il loro sviluppo da polo infrastrutturale a quartiere residenziale richieda approcci diversi, e magari più differenziati, rispetto ai complessi abitativi negli agglomerati.

In quanto azienda legata alla Confederazione, le FFS hanno in parte ottenuto ­alcuni dei propri terreni a condizioni ­favorevoli (cfr. «Fare la città, insieme» a pag. 10), le superfici dovevano essere ­utilizzate per assicurare al settore nazionale dei trasporti la necessaria infrastruttura. L’attuale cambiamento di destinazione è oggi accompagnato anche dalla responsabilità di trasformare queste aree dismesse con grande attenzione alla qualità. Dopo l’esercito, le FFS sono il secondo maggior proprietario fondiario in Svizzera. Considerata la posizione spesso centrale delle aree di loro proprietà, la loro influenza sullo sviluppo urbano è notevole.

Contrariamente ai promotori immobiliari privati, per le FFS, al momento di rinnovare un’area, l’attenzione non si concentra sull’ottenimento della massima resa (anche se naturalmente ogni progetto dovrebbe garantire un adeguato valore aggiunto). Altrettanto importanti sono criteri come l’accettazione da parte della popolazione, il legame con il contesto, la commistione sociale e funzionale, la qualità dei manufatti e degli spazi pubblici, l’efficienza funzionale e/o un eventuale piano di mobilità. Ma come si fa a ottenere tale qualità, e soprattutto a mantenerla durante l’intero iter progettuale? In Svizzera una procedura pianificatoria dura mediamente fra i cinque e gli otto anni …

Attenzione ai dettagli

Le esperienze di FFS Immobili negli anni scorsi evidenziano che non esiste una ricetta brevettata per lo sviluppo delle aree, ma che determinati strumenti hanno effettivamente dimostrato una grande efficacia. Lo illustrano in maniera lampante i tre esempi provenienti da Zurigo, Losanna e Basilea trattati in questa pubblicazione. Nonostante gli aspetti in comune – posizione nel centro urbano, mix di utilizzo auspicato equiparabile – i responsabili hanno scelto procedure di progettazione differenti. La scelta si è basata di volta in volta su un’analisi approfondita del contesto e dei requisiti posti alle aree, svolta prima della pianificazione vera e propria. Questa indagine – dato un tempo sufficiente per la valutazione dei relativi risultati – rappresenta un importante strumento per una progettazione efficace.

Decisiva risulta essere la comunicazione trasparente con i soggetti coinvolti (autorità, progettisti specialisti e popolazione) nonché l’individuazione di un linguaggio comune. Lo sviluppo del quartiere di Neugasse a Zurigo dimostra quante conoscenze possa generare questa modalità partecipativa di progettazione, evidenziando però al tempo stesso che quest’ultima risulta utile solo se può essere inserita nella cornice dei processi di pianificazione previsti dalla legge. Al momento attuale non è ancora possibile valutare se e in quale misura questo obiettivo sia stato raggiunto nel caso della Neugasse.

A Zurigo emerge anche una difficoltà di questa intensa forma di progettazione: la partecipazione avviene su base volontaria. I risultati di un workshop collaborativo rappresentano sempre e solo una sintesi delle idee di coloro che hanno profuso il loro impegno in quel dato momento. Mancano opinioni alternative. Naturalmente, quando la progettazione è affidata ai professionisti la situazione non cambia. In quest’ultimo caso, tuttavia, gli strumenti standardizzati assicurano una certa neutralità. Un ulteriore ostacolo è rappresentato dal contesto politico locale: le elezioni (e la campagna elettorale che le precede) con il conseguente cambiamento di persone e strategie possono mettere a rischio la realizzazione di un progetto.

Mind the gap

Parlare gli uni con gli altri, assumersi le proprie responsabilità, rendere trasparenti e comprensibili i processi: il fatto che, nonostante le condizioni quadro relativamente rigide a livello legale ed economico, il successo di un progetto dipenda anche dalle persone coinvolte non è una novità. Tuttavia, anche in questo ambito si fa sentire il cosiddetto «performance gap»: «Spesso i complessi processi che stanno alla base della progettazione portano a risultati diversi rispetto a quanto previsto.

La pianificazione non è una procedura lineare e nel complesso subisce l’influenza di diversi fattori», ha constatato nel 2015 il resoconto finale del progetto interdisciplinare del fondo nazionale PNR 65 «Nuova qualità urbana».2 Sono dunque importanti i punti di ­contatto ma anche quelli di attrito, come ricorda il resoconto in questione: «La qualità di un progetto può essere notevolmente migliorata tramite diversi atteggiamenti, nell’ottica di una sorta di scambio in controcorrente. (…) Si tratta di considerare la pianificazione come un progetto collettivo che non è limitato a un singolo gruppo professionale».

Lo studio raccomanda come strumento di partenza un’analisi interdisciplinare condivisa con la popolazione, così come «una sequenza creativa di forum chiusi (ovvero organi decisionali formalizzati, come una commissione per l’edilizia) e aperti (come ad es. la seduta di un comitato consultivo o un evento partecipativo) (...) che non devono necessariamente seguire il processo di progettazione lineare», in riferimento al progetto di ricerca dell’ETHZ «Urbane Brüche, lokale Interventionen»3 («Fratture urbane, interventi locali»). Si tratta esattamente della procedura scelta per la Neugasse a Zurigo. Secondo il moderatore Michael Emmenegger, questo ambizioso metodo è idoneo in particolare per progetti in contesti sensibili, «non gravati da una scarsità di risorse a livello di tempo, persone e mezzi finanziari .»4

Fast-food o müesli

Per lo sviluppo dell’area attorno alla stazione merci Wolf a Basilea, così come della Rasude a Losanna, i responsabili dei progetti hanno scelto procedure convenzionali. La popolazione è stata coinvolta in entrambi i casi solo dopo lo sviluppo
di un concetto urbanistico. Secondo le FFS, la ricetta per un progettazione efficace consiste dunque – oltre che nella stretta collaborazione con le autorità per ­ottenere un ampio sostegno politico – soprattutto nel giusto dosaggio degli ingredienti: quanta pianificazione? Quanta partecipazione? Quali discipline coinvolgere? I risultati li vedremo a Basilea, Losanna e Zurigo. Ma non prima del 2020.

Note

  1. Daniel Friedli, «SBB veredeln ihren Immobilienschatz», NZZ am Sonntag, 24 Giugno 2018, pag. 9
  2. Comitato direttivo del Programma nazionale di ricerca «Nuova qualità urbana» (PNR 65) (a cura di); Brigit Wehrli-Schindler, Urbane Qualität für Stadt und Umland. Ein Wegweiser zur Stärkung einer nachhaltigen Raumentwicklung, Scheid­egger & Spiess, Zurigo 2015.
  3. Lo studio è uno dei cinque progetti di cui si compone il PNR 65, (cfr. TEC 21, 45 / 2014).
  4. Intervistato per questa edizione il 3 aprile 2018.
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