Ar­chi­tet­tu­ra «Bo­b­o­is»

Nel 2015, in un settore in piena trasformazione a nord di Parigi, lo studio di architettura Tectône realizza un immobile di alloggi in legno. La scelta del materiale giova sia al sistema costruttivo che all’immagine architettonica.

 

Publikationsdatum
17-11-2017
Revision
20-11-2017

Da vent’anni, nei comuni satelliti a nord di Parigi, i progetti di rinnovamento urbano si moltiplicano nelle cosiddette Zones d’aménagement concerté (ZAC). Quella d’Aubry-Barbusse a Aubervilliers ne è un esempio significativo. In un ordinario tessuto di quartiere composto da atelier di artigiani, piccoli edifici a due o tre piani, intonacati con approssimazione, abbondano dappertutto delle architetture dalle espressioni incongrue: doppie coperture rivestite con lamiere di alluminio ondulato, facciate di acciaio inossidabile perforate o in mattoni neri posati in verticale, pannelli di persiane scorrevoli di colore verde mela o giallo ­limone, parapetti con motivi floreali o grate di legno come murabiyyah ecc. Ce n’è per tutti i gusti. In questo immenso catalogo a cielo aperto di materiali per architetti e promotori immobiliari, in cui è decisamente assente un linguaggio architettonico comune, i tre blocchi in legno naturale patinati di grigio, realizzati dallo studio Tectône, si distinguono per la loro amabile discrezione.

Fin dal concorso un'impresa specializzata ha accompagnato i progettisti.

Ville urbane

Due passaggi pedonali attraversano il lotto e distribuiscono i 3 blocchi di 13 alloggi ciascuno. Le viuzze si ispirano al modello preesistente dell’impasse sub­urbana lasciando intravvedere passaggi e trasparenze attraverso l’isolato. Sul lato rue Auvry, a nord, in continuità con il contesto di preesistenze di materiali lapidei, viene utilizzato un basamento in calcestruzzo bianco che contiene le botteghe degli artigiani, affacciate sul marciapiede e le viuzze. Di fronte a square Jean Ferrat, per tutta l’altezza degli edifici, una doppia pelle in legno accoglie e protegge le logge e i balconi degli alloggi che si affacciano a sud. I riferimenti alla tipologia della villa ur­bana continuano all’interno degli edifici. I locali comuni del piano terra, gli atrii degli alloggi che accolgono le caselle della posta e i pianerottoli dei piani sono tutti disposti in facciata, al fine di beneficiare della luce naturale. I grandi alloggi situati agli ultimi piani sono concepiti come villette. Gli abitanti possono così approfittare anche degli spazi esterni. Inoltre logge e balconi orientati a sud sulla piazzetta, e i patii ricavati nei tetti offrono spazi più intimi e celati agli sguardi. Alle due estremità dell’edificato, il volume degrada di due livelli per permettere una transi­zione graduale con gli edifici limitrofi e accoglie altre due «villette» che godono ciascuna di viste che attraversano la piazzetta e la strada, di un giardino a sud e di un accesso privato.

Struttura mista, aspetto ligneo

Per rispondere alle esigenze programmatiche imposte dal promotore immobiliare e dall’architetto della ZAC, in particolare sull’uso del legno, all’architetto è stata associata fin dalla fase del concorso un’impresa specializzata. La struttura dell’edificio coniuga due modalità costruttive. L’interrato, il piano terra e i nuclei di distribuzione sono realizzati in calcestruzzo. Al primo e secondo piano, lo scheletro strutturale è in pilastri e piastre in calcestruzzo. Al contrario, agli ultimi due ultimi piani, la struttura è interamente in legno e lasciata a vista all’interno degli alloggi. L’involucro è realizzato in ossatura lignea, rivestita in abete di Douglas non trattato e privato dell’alburno. Cambiando colore in funzione dell’esposizione alla luce solare e alle intemperie, la tonalità arancio del legno uscito dalla falegnameria si ingrigisce progressivamente e aleatoriamente, generando una superficie reattiva che varia in funzione della luce e del tempo.
Un abitante del duplex sito all’ultimo piano dell’edificio centrale descrive così il suo alloggio: «Abbiamo l’impressione di vivere in una vera villetta in legno con esposizioni diverse, degli spazi esterni e l’illuminazione naturale in tutte le stanze. In questo quartiere, un po’ caldo, ci hanno soprannominato i bobois». L’espressione «bobois» riesce a coniugare, in una sola parola, diversi concetti paradossali, al tempo stesso di tendenza e desueti: un modo di vita borghese, un quartiere in piena gentrificazione, una tipologia di villa urbana e il materiale ligneo.

 

Partecipanti al progetto

 

Committenza: Bouygues Immobilier, Agence Seine Saint Denis Nord, Direction Régionale IDF Est, Parigi
Architettura: Tectône, Parigi
Carpenteria in legno: Charpente Houot, Sainte-Marguerite
Grandi opere: VFB construction, Saint-Maur-des-Fossés
Paesaggio: Dufaÿe Mandre, Chevry-Cossigny

Edificio
Appartamenti: 39
Superficie utilizzabile: 2450 m2
Label: Bâtiment Basse Consommation Norm Française BBC NF alloggio opzione HQE

Legno e costruzione
Facciata: rivestimento douglasia (Francia),
Corpo A = 30 m3 / Corpo B = 27 m3 / Corpo C = 30 m3
Struttura: legno di conifera C24 (Germania),
Corpo A = 50 m3 / Corpo B = 49 m3 / Corpo C = 48 m3

Date
Progetto e realizzazione: 2011 –2015

Costi
Costo dell’opera: 5.7 mio EUR IVA esclusa

 


L'articolo è stato pubblicato nel numero speciale "Città in legno III - Megatrend come forza motrice", un progetto commissionato dall'Ufficio federale dell'ambiente (UFAM) e in collaborazione con Wüest Partner. Ulteriori articoli con immagini e materiali aggiuntivi sono stati raccolti in uno speciale e-dossier.


 

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