Una via dolce alla densificazione
La prassi dominante della densificazione mediante nuove costruzioni sostitutive non è sostenibile né dal punto di vista ecologico né sul piano sociale. Tuttavia, a livello di politica e pianificazione urbana le alternative a demolizione e nuova costruzione godono di scarsa considerazione. Il progetto di ricerca «Soft densification instead of redevelopment» mira a cambiare questa situazione.
Politica e pianificazione sono alle prese con grandi sfide. Da un lato il settore degli edifici è responsabile di oltre un terzo delle emissioni globali di CO2 e del fabbisogno energetico, rappresentando quindi una leva fondamentale per la riduzione delle emissioni. Dall’altro, i costi abitativi stanno aumentando in diverse città e sono necessarie misure che garantiscano l’accesso ad alloggi adeguati e a prezzi sostenibili per una popolazione urbana diversificata e in crescita. Come è possibile affrontare insieme queste problematiche?
Tanto la pianificazione del territorio svizzero quanto numerose città in tutto il mondo puntano su uno sviluppo «centripeto» degli insediamenti per limitare il consumo di superfici da parte dell’edilizia e creare strutture insediative compatte. Attraverso un utilizzo più efficiente della risorsa suolo, scarsa e non rinnovabile, si punta a creare nuovo spazio abitativo senza impermeabilizzare nuove superfici. L’obiettivo è contribuire in modo significativo alla riduzione del consumo di risorse – almeno sul piano teorico.
Sul piano pratico, l’attuazione della densificazione edilizia contrasta tuttavia con gli obiettivi ambientali dello sviluppo sostenibile. La densificazione edilizia tramite nuove costruzioni sostitutive comporta elevate emissioni grigie, legate alla produzione, al trasporto, alla lavorazione e allo smaltimento dei materiali edili. La loro limitazione è oggi fondamentale per ridurre le emissioni complessivamente causate dal settore degli edifici.
Al tempo stesso, la demolizione e la nuova costruzione di edifici residenziali allontana la popolazione residente dai propri alloggi e distrugge spazi abitativi a prezzi convenienti. Come dimostra un recente studio commissionato dall’Ufficio federale delle abitazioni, questo fenomeno colpisce in particolare le economie domestiche a basso reddito e i gruppi emarginati dal mercato immobiliare (come richiedenti asilo e persone provenienti da Paesi extraeuropei). In questo contesto si pone la domanda di come sia possibile garantire un’offerta di spazio abitativo socialmente accettabile ed efficiente sotto il profilo delle risorse, nonché di come si possa dare avvio a tale cambio di paradigma.
Esistono forme di densificazione più dolci rispetto a demolizione e nuova costruzione. Si tratta di un approccio promettente per conciliare i requisiti sociali ed ecologici posti allo sviluppo del territorio (e dello spazio abitativo). Attraverso cambiamenti di destinazione, sopraelevazioni e annessi è possibile preservare gli edifici esistenti, e con essi gli alloggi più convenienti, creando al tempo stesso nuovo spazio abitativo e riducendo le emissioni grigie. Fino a questo momento, tuttavia, le misure di questo tipo hanno trovato scarsa considerazione nella politica e nella pianificazione urbana.
È qui che interviene il progetto di ricerca PNR 81 «Soft densification instead of redevelopment»: prendendo a esempio quattro città svizzere, il progetto indaga come realizzare misure di densificazione dolce a livello di costruzione e pianificazione, nonché con il coinvolgimento della popolazione. Emerge infatti con chiarezza che l’accettazione pubblica dello sviluppo centripeto degli insediamenti aumenta se vengono considerati anche fattori sociali ed ecologici. Le sfide della riduzione delle emissioni e della disponibilità di alloggi a costi accessibili non possono essere considerate in modo isolato, ma devono essere valutate congiuntamente.
David Kaufmann è professore assistente di sviluppo territoriale e politiche urbane presso l’ETH di Zurigo. È ricercatore urbano specializzato in scienze politiche, pianificazione territoriale e migrazioni, nonché vicedirettore dell’Istituto per lo sviluppo del territorio e del paesaggio.
Alina Bärnthaler è dottoranda e fa parte del gruppo di ricerca in sviluppo territoriale e politiche urbane sotto la guida del Prof. Dr. David Kaufmann presso l’ETH di Zurigo. Nel quadro della propria tesi dottorale sta indagando in che misura la densificazione possa avvenire in maniera sostenibile sul piano sociale ed ecologico.
Il programma nazionale di ricerca «Baukultur» (PNR 81) del Fondo nazionale svizzero comprende 13 progetti di ricerca dedicati alla Baukultur. Dopo il bando pubblicato nel 2023 e la selezione dei progetti nel 2024, dall’inizio del 2025 è in corso la fase di ricerca, che si protrarrà per cinque anni fino al 2030. Il comitato direttivo del PNR 81 è composto da dieci esperte ed esperti provenienti dalla Svizzera e dall’estero, sotto la guida della Prof. Paola Viganò dell’EPFL.