La fol­lia del­la guer­ra. Mos­tra com­me­mo­ra­ti­va de­di­ca­ta al cen­ten­ario dei Trat­ta­ti di Lo­car­no del 1925

Il 20 novembre 2025 ha inaugurato presso la Biblioteca dell’Accademia di Architettura di Mendrisio la mostra intitolata The Folly of War. A commemorative exhibition dedicated to the first centenary of the Treaties of Locarno, 1925, with loans mostly from a Swiss private collection.

Publikationsdatum
19-01-2026
Matteo Vegetti
Filosofo, docente all'Accademia di architettura di Mendrisio

Curata dal prof. Christoph Frank, direttore dell’Istituto di storia e teoria dell’arte e dell’architettura (ISA) dell’Accademia, questa raffinata mostra “pop-up” si presenta come una collezione di materiali di diversa natura (riproduzioni di edizioni antiche di libri, stampe, caricature, fotografie, saggistica recente) organizzati in una successione di dieci casi. Per comprendere il filo che collega questi eterogenei materiali occorre assumere uno sguardo storico-critico affine a quello di Aby Warburg, cogliendo la rete di sottili rimandi che le opere esposte intessono tra loro, in modo talora diretto, talora indiretto, in un arco temporale molto ampio. Il senso della mostra resta così aperto a una pluralità di possibili letture e di differenti livelli di complessità. Per godere appieno della riflessione cui il curatore ci invita è però consigliabile munirsi del catalogo, che è di fatto parte integrante dell’esposizione. In esso si trovano la spiegazione storico-critica dei materiali esposti e alcune preziose citazioni (a volte davvero molto gustose) che, stampate in verde per distiguerle dal testo principale, consentono al lettore una più profonda comprensione del discorso. 

Come il titolo lascia intendere, la mostra è innanzitutto una riflessione storica che sfrutta la circostanza del centenario della Conferenza di pace di Locarno (5-16 ottobre 1925) per allestire un’ampia riflessione su «guerra, pace, umanità e libertà»: temi, come è facile intuire, che risuonano con il nostro drammatico presente, e che rendono la mostra attualissima, nonostante i molti riferimenti classici. 
I primi casi in esposizione sono dedicati al pensiero pacifista di Erasmo e ruotano attorno al celebre adagio Dulce bellum inexpertis (“La guerra è dolce solo per coloro che non ne hanno mai fatto l’esperienza”). Troviamo allora esposte le opere (pubblicate o ripubblicate dall’editore liberale basilese Johann Froben) nella quali Erasmo formula il suo umanesimo, e con esso una filosofia politica che mira alla costruzione della concordia e della pace mediante l’esercizio della ragione. Questo antefatto storico ci porta al cuore del ragionamento. La mostra suggerisce infatti di riconoscere nel pensiero pacifista e illuminista che qui trova inizio l’antefatto di quanto accadrà cinquecento anni dopo a Locarno, in uno dei momenti più alti della storia della diplomazia europea. Nel 1925 le potenze europee si incontrarono infatti a Locarno per varare gli accordi e i trattati che miravano a sancire il definitivo superamento delle divisione seguite alla fine della prima guerra mondiale, e a costruire i presupposti per una politica internazionale basata sulla cooperazione tra Stati. Per molto tempo “lo spirito di Locarno” diverrà sinonimo della ricerca della pace tramite il dialogo, la comprensione reciproca e una fiducia di stampo erasmiano nelle virtù della ragione. Dato che la mostra riserva ampio spazio alla capacità della satira di cogliere e svelare in anticipo, anche sul piano estetico, i fenomeni della politica, vale la pena citare il raffinato disegno realizzato da Alois Derso e Emery Kelen intitolato “Au Banquet des Nations – The League at Lunch” (Ginevra, 1937) che compare anche sulla copertina del catalogo. Si tratta del menù disegnato dai due caricaturisti in occasione del pranzo organizzato dall’associazione internazionale dei giornalisti in onore dei ministri che avevano firmato gli storici accordi di Locarno: una visione ironica e conviviale dei diversi caratteri psicologici dei ministri riuniti a tavola e dotati di ali da colomba. Lo “spirito di Locarno” è celebrato anche da un altro affascinante materiale in esposizione: una stampa commissionata da Aby Warburg all’artista espressionista tedesco Otto Heinrich Strohmeyer proprio in onore i protagonisti degli accordi. Sulla stampa –pensata per un francobollo di posta aerea - compare l’immagine stilizzata di un aeroplano in volo (classico simbolo degli ideali del cosmopolitismo e della comunicazione tra popoli), con stampigliata sotto le ali la scritta “IDEA VINCIT”, e, in calce, i nomi di Briand, Chamberlain e Stresemann (ovvero del ministri degli esteri di Francia, Inghilterra e Germania). 

Ma la mostra non si limita a ricostruire le premesse, le circostanze e i valori che hanno reso Locarno un episodio unico nella tradizione pacifista europea. Per altro verso, essa ci invita a riflettere, attraverso alcuni essenziali riferimenti, sulla fragilità della pace e delle conquiste della civiltà. Emblematico è in tal senso il collage di Max Ernst intitolato “L’esprit de Locarno” (1929), dove vediamo una carrozza volante sopra una landa desolata, i cui passeggeri sono quattro spettrali e angosciate figure borghesi ottocentesche. Il carro è trainato da due colombe, ma una mano misteriosa, al margine dell’immagine, ne afferra una per la gola, come per strangolarla. Nell’anno della “Grande crisi”, l’opera sembra dunque presagire la catastrofe politica che da lì a poco, con l’ascesa della Germania nazista, avrebbe sconvolto l’Europa.

Un altro caso emblematico richiamato dalla mostra è il triste destino del Palazzo delle Nazioni di Ginevra. Dopo la fondazione della Lega delle Nazioni nel 1920, Ginevra verrà scelta come sede dell’organizzazione (a conferma ancora una volta del ruolo preminente della Svizzera nella storia del pacifismo). La prima pietra della costruzione venne posta proprio nel 1929, ma l’edificio entrò nel pieno delle sue funzioni solo nel 1936, quando ormai il pensiero e la politica pacifista era del tutto impotente di fronte alla nuova, virulente ascesa del militarismo e della politica della potenza.

Queste rapide evocazioni di alcuni casi che compongono l’esposizione sono naturalmente lontante dal poterne esaurire il senso. Insieme a quelli citati, il visitatore troverà infatti molti altri riferimenti che ampliano il quadro d’insieme e lo dotano di una straordinaria ricchezza critica.

L’elegante rete di rapporti storici che i diversi materiali esposti intrattengono tra loro ci invita in ultima istanza a ragionare sull’attualità (e l’inattualità) dello “Spirito di Locarno”, simbolo, anche in epoche successive, compresa la nostra, dell’indispensabile fiducia nella cooperazione internazionale e nel dialogo per sfuggire alla barbarie della guerra.

Per concludere, occorre notare che il luogo che ospita la mostra è tutt’altro che casuale. Come giustamente suggerisce il curatore nelle conclusioni del catalogo, le biblioteche, in quanto luoghi deputati a preservare il sapere universale, senza alcun tipo di limite e discriminazione, sono per essenza vocati a coltivare un pensiero pacifista, cooperativo e illuminista. Avamposti della società liberale e democratica, le biblioteche svolgono ancora oggi una funzione civica, e persino politica, insostituibile. La mostra stessa ne è un’eloquente dimostrazione.

Maggiori informazioni al seguente link

Verwandte Beiträge