Hop­per da Bey­e­ler

Autore di opere dal fascino misterioso, Edward Hopper coi suoi paesaggi è protagonista di una retrospettiva alla Fondation Beyeler.

Publikationsdatum
12-02-2020

Tutti gli artisti sono unici, ma ce ne sono alcuni più unici di altri. Credo che si possa dire con una certa sicurezza di Edward Hopper (1882-1967): quel che lo rende un caso davvero insolito nella storia della pittura è che molto prima che per i loro soggetti, per la loro tecnica, per il loro stile, i suoi quadri ci colpiscono per quella particolare atmosfera – ma cos'è poi? languore, solitudine, sospensione, inquietudine? – che emanano. Senza di lei, forse i suoi personaggi ci sembrerebbero un po' gommosi, e la stesura della pittura un po' piatta (magari per una reminiscenza della formazione da illustratore alla New York School of Art), e in generale lo stile piuttosto fuori tempo massimo (giusto per darvi un'idea, Sole di mattina, uno dei suoi quadri più illustri, è del 1952, anno in cui il suo connazionale Pollock si era già lanciato a schizzare tele rivendicando il primato del gesto su qualsivoglia figurazione). E invece di fronte a un suo quadro non ci sono ragioni: si viene irrimediabilmente irradiati da una strana energia, da un vibrare di qualcosa d'indefinibile. Sarà il contrasto tra i colori, che stridono con discrezione? Saranno le tensioni tra corpi e oggetti? Sarà quell'aria sempre lievemente alienata dei personaggi? O una segreta arte dell'angolazione (Hopper predilige gli scorci in diagonale, che muovono il quadro introducendo una tensione tra le linee prospettiche e i contorni della tela)?

Qualunque sia il mistero, un mistero c'è. Si può indagarlo alla Fondation Beyeler fino al 17 maggio 2020, con la mostra Edward Hopper, che sceglie di concentrarsi su un tema specifico del suo lavoro: i paesaggi naturali e urbani, tra stazioni di servizio, spazi verdi e case, sempre abitate da qualche equivoco scrutatore dello spazio aperto di fronte a lui. Un Hopper inabituale che rivela un gusto, questo sì caratteristico della sua epoca, per degli antipaesaggi frustati dai venti della società dei consumi.

Con un filmato di Wim Wenders e un imponente calendario di manifestazioni collaterali che comprende proiezioni e discussioni, ad esempio con lo stesso Wenders e con Wes Anderson. D'altra parte, che Hopper sia amato dai registi è testimoniato dalle innumerevoli citazioni dei suoi quadri in cui ci si imbatte al cinema, da Tarantino ad Argento. E forse la fortuna su pellicola di opere come I nottambuli (1942) è dovuta proprio alla loro capacità di evocare tanto abilmente uno dei fulcri del cinema: atmosfera. 

Dove e quando

Edward Hopper

Fondation Beyeler, Baselstrasse 101, 4125 Riehen/Basel 

Aperto tutti i giorni fino al 17 maggio 2020; mercoledì 10-20, giovedì-martedì 10-18.

Qui il calendario completo delle proposte collaterali.

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