Bal­krish­na Do­shi

Un’architettura aperta e flessibile 

Il Vitra Design Museum di Weil am Rhein ospita Balkrishna Doshi: Architecture for the People, una selezione di significativi progetti realizzati tra il 1958 e il 2014 dall'architetto e urbanista indiano Balkrishna Doshi. Come ben traspare dal titolo, la retrospettiva mette in luce la dedizione con cui Doshi crea un’architettura per le persone, intrecciando armoniosamente le tradizioni locali con i principi dell’architettura moderna.

Publikationsdatum
19-06-2019

«Quando incontro il committente, mi prendo del tempo; gli chiedo quali siano le sue passioni, scopro se gli piace viaggiare, mi faccio raccontare della sua famiglia e dei suoi amici. Voglio anche sapere se legge o se ascolta musica – insomma lo voglio conoscere. Non discuto dei lavori, del budget o delle scadenze. Mi ci vuole circa un anno per trovare una soluzione. Lavoro liberamente senza un’idea predefinita. Quando conosco la persona creo per lei una casa, una casa che le piaccia. E so che le piacerà, perché ormai la conosco. Poi mi immedesimo e disegno chiedendomi se mi farebbe felice vivere lì».

Con queste parole Balkrishna Doshi ha risposto alla domanda di Philip Ursprung sui principi alla base del suo lavoro, nel corso dell’intervista in occasione dell’inaugurazione della mostra. Ne traspare l’approccio che caratterizza l'architetto: curiosità verso ciò che lo circonda, le persone e le loro esigenze. È da qui che trae ispirazione, da qui nascono i suoi progetti. Nelle opere di Doshi gli influssi del Movimento Moderno del XX secolo si fondono con l’architettura indiana tradizionale.

Creare con rispetto, sia il grande sia il piccolo

La retrospettiva si suddivide in quattro sezioni tematiche: edifici didattici, insediamenti ed edifici abitativi, opere istituzionali e urbanistica. Tra i vari progetti spicca anche l'edificio che ospita lo studio dell’architetto stesso. «Il locale principale rappresenta una sorta di sdoppiamentodello studio di Le Corbusier a Parigi», secondo Doshi. In una stanza è trasmesso un filmato in cui l'architetto spiega le proprie origini, il modo in cui lavora e la sua filosofia. Racconta di essere cresciuto in una famiglia di artigiani indù e ricorda come l’abbia sempre affascinato vedere suo padre far nascere dal legno porte, finestre e mobili.

Per Doshi è questa una metafora della trasformazione perpetua, della costante metamorfosi che ritiene importantissima poiché è da qui, dall’imperterrito mutare e svilupparsi delle cose, che per lui nasce il nuovo. Dalla documentazione esposta si evince come le sue creazioni, sia grandi sia piccole, siano state pensate, create e realizzate tutte con la stessa immutata accuratezza.

Verso Ahmedabad, passando da Londra e Parigi 

La carriera professionale di Doshi è caratterizzata da alcune coincidenze fortunate. Balkrishna Vithaldas nasce a Puna nel 1927, nel 1945 segue per due anni un corso di pittura a Mumbai. Decide poi di continuare gli studi a Londra e partecipa, come uditore, all’ottava edizione del CIAM, tenutosi a Hoddesdon (Inghilterra). Lì viene a sapere che Le Corbusier è stato incaricato di costruire in India la nuova città di Chandigarh. Doshi parte allora per Parigi e lavora otto mesi per Le Corbusier, gratuitamente. «Otto mesi di pane, olive e formaggio», nota laconico. Ma ne è valsa la pena.

Nel 1954 torna in India e supervisiona i cantieri di Chandigarh, tra cui la costruzione del Palazzo del Governatore. Nel 1956 fonda il suo studio di architettura, il Vastu Shilpa. Vastu significa il mondo che ci circonda e la sua unità, in un’idea simile al Feng Shui. Shilpa descrive invece il progettare, il creare. Quando lo studio apre i battenti, lavorano con Doshi due collaboratori. Il primo progetto sarà quello di un complesso abitativo ad Ahmedabad per i lavoratori del settore tessile (1957-1960), seguito dalla costruzione, a Bangalore, dell’Indian Institute of Management, progettato da Louis I. Kahn e in cui Doshi interviene come associato. Oggi il Vastu Shilpa Consultants è gestito da cinque partner e conta 60 collaboratori. Dalla sua fondazione sono stati realizzati oltre cento progetti.

Architettura per le persone

Il titolo della mostra coglie appieno il significato della produzione architettonica di Doshi. I suoi progetti pongono al centro le esigenze degli utenti, ammettono possibili sviluppi e uniscono la tradizione architettonica indiana con le idee del Modernismo. Doshi crea locali ampi e aperti, con corridoi generosi, scale e passaggi che conducono a ballatoi e verande. Il campus del Centre for Environmental Planning and Technology (CEPT) ad Ahmedabad può essere visto come una sorta di progetto chiave. In 40 anni di attività l'architetto ha infatti realizzato qui alcune delle sue opere più significative.

Il CEPT è stato fondato, costruito e diretto da Doshi; questa università ha svolto un ruolo cruciale nella sua vita e nella sua opera. Tramite il CEPT, infatti, ha intessuto contatti con architetti di tutto il mondo, cosa che ha, a sua volta, influito sulla notorietà dell’istituto.

Mirabile è anche l’Aranya Low Cost Housingnella megalopoli di Indore. Il progetto, pensato per dare un tetto e una nuova vita ai vagabondi e agli abitanti degli slum, si basa sulla costruzione di un ingegnoso sistema modulare, formato da case di 30 mciascuna, in grado di offrire – con soletta, impianti sanitari e allacciamento alla rete elettrica – tutta l'infrastruttura necessaria. A ogni abitante è lasciata la libertà di trasformare la propria dimora, senza doversi attenere a disposizioni formali. Dietro comune accordo, sono sorti balconi e terrazze sul tetto, a formare un colorato tutt’uno in cui vive un’animata collettività. Qui un altro aspetto fondamentale è la mescolanza tra abitanti indù, musulmani e cristiani, provenienti da caste ed estrazioni sociali diverse – una situazione assolutamente atipica per l’India. Dopo vent’anni, gli abitanti sono entrati a far parte della classe media, hanno aperto piccole botteghe e negozi; il progetto si è dunque dimostrato vincente anche dal profilo sociale. Nell’insediamento le limitazioni di classe e casta hanno ormai perso importanza, in favore della vita in comune.

Libertà di pensare e creare

Doshi esprime chiaramente la propria filosofia: «Nel ruolo di architetto non si può pensare a compartimenti stagni: bisogna avere una visione generale. Immaginare che cosa sarà tra uno, due, cinque o dieci anni. Le case e gli insediamenti devono potersi trasformare, seguendo il mutare delle esigenze. Pensare in una prospettiva più ampia: è questa la sostenibilità».

Balkrishna Doshi ha costruito esclusivamente in India. Non si può certo dire che i suoi progetti siano riconoscibili a colpo d’occhio. Anzi, è piuttosto il contrario. Ne è un esempio l’Amdavad Ni Gufa (1994): un atelier e una galleria d’arte realizzati in parte sottoterra, un’opera in cui gli ambienti e le cupole, realizzate da artigiani improvvisati mediante prodotti di scarto, evocano il Brutalismo.

 

Architecture for the People, curata da Khushnu Panthaki Hoof, è già stata presentata a Nuova Delhi e a Shanghai. Quando Rolf Fehlbaum, presidente emerito dell’azienda Vitra, ne ha parlato al team del museo, ancor prima che Doshi fosse insignito del Premio Pritzker, ormai era chiaro: il Vitra Design Museum avrebbe ospitato la prima retrospettiva fuori dal continente asiatico dedicata alla vita e alle opere di questo straordinario architetto. Insieme a Khushnu Panthaki Hoof, Jolanthe Kugler ha pensato a come allestire l'esposizione tenendo conto delle peculiarità spaziali dell’edificio di Frank Gehry in cui ha sede il museo. Esposizione che piani, fotografie, modelli e installazioni interattive rendono un’esperienza memorabile: un vero e proprio viaggio attraverso l’architettura di Doshi.

L’autore ringrazia Jürg Grunder, architetto a Berna e Bangalore, per le informazioni fornite su Balkrishna Doshi.

Informazioni

 

Vitra Design Museum, Charles-Eames-Str. 2, 79576 Weil am Rhein, Germania

Fino all'8 settembre 2019. Aperto tutti i giorni dalle 10 alle 18.

Maggiori informazioni qui.