Ri­tua­li ac­qua­ti­ci

Editoriale – «Archi» 3/2019

«(...) nous étions guidés par une idée que nous avons pu formuler toujours plus concrètement, à savoir que faire l’expérience de l’eau à differentes températures et dans différents espaces, dans des lumières, des couleurs, des sonorités, des climats et des matériaux variés, devait être un plaisir; faire l’expérience de la proximité du corps, de l’eau et de la pierre; s’immerger dans l’eau pour se détendre, comme rituel».
Peter Zumthor, 2007

Publikationsdatum
13-06-2019

Non sembra avventato affermare che l’acqua è un materiale essenziale dell’architettura. Un materiale in cui è possibile immergersi. Oltre ai bagni rituali di ninfe e dèi tramandati dalla mitologia e da un variegato patrimonio di leggende orientali su sorgenti sacre e miracolose, già Vitruvio – occupandosi di terme nel Libro V del suo trattato De Architectura – consigliava verso la fine del I secolo a.C. come costruire questi stabilimenti pubblici.

Podcast – Ascolta il co-curatore Andrea Roscetti che presenta Archi 3/2019 ai microfoni de «La rivista» di Rete Due

Dalla stessa successione degli ambienti – tepidarium, calidarium, laconicum, frigidarium – derivano peraltro molti dei termini linguistici ancora utilizzati nel mondo occidentale. Seguendo sostanzialmente il modello greco, nell’antica Roma questo habitus, prima riservato agli atleti, si allarga all’otium e alla conversazione adottando soluzioni tecniche sempre più ricercate. D’altronde è possibile accennare agli hammām islamici, luoghi di incontro e preparazione alla preghiera, alla purificazione per immersione nel mikveh ebraico, simbolo di rinascita nel battesimo cristiano, alla Fonte della giovinezza della mitologia medievale e classica o ai bizzarri disegni di figure femminili dentro vasche d’acqua del misterioso e recentemente decifrato Manoscritto Voynich (XV sec.), che alcuni studiosi hanno interpretato come rappresentazioni idrauliche di bagni termali. Una ricca bibliografia si occupa infatti delle tante tradizioni della cultura dei bagni che mutatis mutandis trovano riscontri nella contemporaneità.

Le diverse inflessioni del rapporto tra acqua e architettura – poetico, antagonistico, funzionale – sono indagate da Silvia Berselli in un itinerario che illustra la dimensione formale di questa relazione attraverso architetture di tutti i tempi, esplicitando peraltro come degli archetipi sono divenuti modelli tipologici (la palafitta, il basamento, la piattaforma).

Nel Bürgenstock resort invece, celebre espressione delle villes d’eaux che si diffondono dalla fine del Settecento come luoghi caratteristici del primo turismo alpino votato all’estetica del pittoresco, si scorgono le funzioni privilegiate delle stazioni termali di rilievo internazionale della belle époque. Spazio ibrido per eccellenza in cui il trasferimento del comfort urbano trova una specifica cornice panoramica, i grandi alberghi e il termalismo giocano fin dall’inizio un ruolo decisivo nell’accogliere la mondanità di ampi settori aristocratici e di un’alta borghesia che, alla ricerca di santé et loisir, individua la possibilità di un consumo addomesticato della montagna. In questo contesto – e nel delinearsi di un nuovo atteggiamento mentale verso la natura – il paesaggio si configura come lo scenario di una vita sociale che con il progressivo affermarsi del salutismo nei primi decenni del Novecento assegnerà sempre più centralità ai trattamenti terapeutici. Ampliato a più riprese nel corso del secolo scorso, nell’ultimo decennio il Bürgenstock è stato oggetto di una ristrutturazione complessiva che ha comportato un rinnovamento degli impianti tecnici particolarmente attento alla sostenibilità ambientale. Come rileva Andrea Roscetti, in questo caso l’acqua non è solo destinata a scopi igienici o curativi, intervenendo sul sistema di pompaggio e sulla rete di distribuzione essa diventa anche fonte di energia rinnovabile.

Con la crescita della rete infrastrutturale e l’intreccio tra villeggiatura e cura del corpo insite nella modernità, le località termali dei nostri giorni – ora aperte al turismo di massa – potenziano questa tendenza che trova nell’«architettura dell’acqua» un’alleata efficace per la sua capacità di contribuire alla definizione di un profilo preciso degli impianti termali in funzione della sua peculiare localizzazione, quindi alla costruzione di nuovi immaginari e di nuovi consumi.

In questo modo, persa ogni pretesa di sacralità, le spa (salus per aquam) offrono ai progettisti la possibilità di sperimentare dispositivi tecnici innovativi e un design sofisticato destinato all’embellissement dello spazio della cura, il relax e il divertimento.

 

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