La mi­su­ra del­l'a­bi­ta­re

Residenza a Pazzallo – progetto Acerbi Zaccara architetti

Torna la rubrica «Le case degli altri» con l'analisi della Casa Pazzallo, firmata dallo studio Acerbi Zaccaria Architetti, un progetto che trova la propria forza ma nella qualità delle relazioni che costruisce.

Data di pubblicazione
01-07-2026

Vi sono architetture che si comprendono già attraverso fotografie ed altre che invece richiedono di essere percorse, per le quali, le immagini, piuttosto che esaurirne la descrizione, alimentano curiosità e sollevano quesiti. Va detto che molto dipende dalla interpretazione del fotografo, ma di certo l’architettura gioca sempre un ruolo da protagonista, attraverso il proprio linguaggio e la propria autonomia.

Casa Pazzallo appartiene alla seconda categoria. Incastonata tra i terrazzamenti che fanno da corona al margine sud del piccolo nucleo antico, ispirata dai muri che contengono i vari livelli del terreno, contribuisce a definire lo slargo su cui si affaccia. Ma se a prima vista essa mostra un carattere ermetico verso lo spazio pubblico, basta allargare lo sguardo per cogliere la ricca articolazione di rapporti che l’edificio stabilisce con il contesto.

Ed è qui che risiede l'interesse del progetto, non solo nella sua presenza architettonica, nella sua chiara autonomia, ma forse soprattutto nella capacità di stabilire relazioni. Osservata dalla valle o dai percorsi che attraversano il quartiere, la casa sembra anzitutto confrontarsi con il tessuto urbano (esemplificativa in proposito è una foto che dalla cucina lascia percepire l’esterno attraverso la grande vetrata), con i suoi livelli, i suoi vuoti, provando a dare identità nuova al contesto in cui si colloca.

In un contesto consolidato, dove ogni nuovo intervento rischia di apparire estraneo, il progetto lavora sulla continuità. La nuova abitazione non ricerca il contrasto, ma nemmeno la mimesi. Si inserisce nel sistema dei muri, delle quote e dei terrazzamenti esistenti, reinterpretando una struttura insediativa che appare sedimentatasi nel tempo.

Questa attenzione al contesto non si traduce in un atteggiamento nostalgico. Al contrario, il progetto elabora criticamente alcune qualità dell'abitare tradizionale e le trasferisce in una forma contemporanea. È soprattutto entrando nella casa che emerge il tema che mi sembra più significativo: la stretta corrispondenza tra architettura e abitare.

Molte abitazioni contemporanee sembrano progettate per essere osservate; la casa a Pazzallo sembra invece progettata per essere abitata. Nonostante la precisione, anche geometrica, delle scelte compositive, non si percepisce distanza tra il rigore dell'architettura e la versatilità dell’uso quotidiano degli spazi. Le soluzioni adottate non mirano ad effetti spettacolari nè a ricercatezza nei dettagli. La loro qualità deriva da un equilibrio difficile da raggiungere: quello tra necessità e identità, tra funzionalità e flessibilità, ma anche tra eredità della tradizione e proiezione verso l’innovazione e soprattutto tra progettare e abitare.

L'abitare emerge qui come un tema strutturale del progetto. Ogni ambiente appare definito a partire da una sequenza di gesti abituali, consolidati e condivisi, dalla relazione tra gli spazi, gli usi possibili, la luce che vi penetra e gli spazi esterni. Qui l'architettura non costituisce uno sfondo neutro, ma nemmeno una presenza dominante. Accompagna la vita che vi si svolge senza sovrastarla. In questo senso la casa restituisce una lezione tanto semplice quanto attuale: l'identità di un'abitazione non nasce dall'eccezionalità delle sue forme, ma dalla precisione con cui costruisce le condizioni dell'abitare.

Aggiungere ancora una scala di lettura del progetto, forse meno evidente di quelle fin qui viste, ma altrettanto importante: quella del vicinato. La casa non si limita a organizzare un rapporto tra interno ed esterno o a garantire continuità all’articolarsi dei vari ambiti del giardino, ma costruisce una gradazione di spazi che favorisce l'incontro e la prossimità. Il giardino principale, sopraelevato rispetto alla strada, assume il ruolo di una vera e propria soglia tra la dimensione privata e quella collettiva. Se verso lo spazio pubblico l'edificio si presenta con una certa compattezza, recuperando l'apertura verso il paesaggio al livello superiore, basta aggirarne il volume per scoprire una più accogliente sequenza di spazi. Un piccolo sentiero in pendenza conduce infatti al giardino e un leggero arco in ferro segna l'ingresso a uno spazio che appare quasi sospeso tra casa e quartiere, tra fiaba e realtà. È da qui che arrivano spontaneamente i bambini del vicinato per giocare o fare merenda con le figlie dei proprietari.

In un momento in cui l'abitazione tende spesso a chiudersi su sé stessa, questa capacità di offrire uno spazio di mediazione tra sfera privata e vita collettiva, tra proprietà privata e contesto urbano assume un valore prezioso per ripensare alla trasformazione delle nostre città.

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