Il suo­lo dell’ar­chi­tet­tu­ra

Editoriale archi 1/2013

Lo stilobate di marmo, il resto tutto in acciaio. Nero. Lo zoccolo è enorme, non prende il filo delle colonne, è una piazza, appartiene alla città. È il piano della città ad essere modificato, non la crosta terrestre. Tutta Berlino è virtualmente coinvolta e non c’è, come nel Partenone, un punto d’entrata dai Propilei. Livio Vacchini, 2005

Data di pubblicazione
13-02-2013
Revision
12-10-2015

Per quanto il suo autore possa contestare le tradizioni costruttive e ribaltare i canoni architettonici più antichi o quelli più moderni, ogni edificio costruito stabilisce relazioni con il suolo, e, più in alto, con il cielo. All’esame critico fondato sul criterio della tripartizione classica basamento-fusto-coronamento  non è possibile sfuggire.
La relazione con il suolo, sia che venga praticata letteralmente e tematizzata in modo esplicito, sia, al contrario, che venga negata «liberando», in modo altrettanto tematico, l’edificio dall’aderenza al terreno, rimane una questione determinante della vita pubblica dell’architettura, del suo ruolo nella città. La forza di gravitazione che caratterizza il pianeta impone l’appoggio della struttura portante nel terreno, i servizi tecnologici necessari al confort degli abitanti obbligano la connessione verticale con le reti orizzontali che corrono nel suolo, e la relazione, più in generale, degli abitanti con il contesto sociale attribuisce al livello di contatto con il suolo il ruolo di «ingresso», di inizio della sequenza di spazi interni che ogni edificio offre ai suoi utenti.
Nella sua complessità poetica, la modernità ci ha proposto le soluzioni più diverse ed opposte di relazione con il suolo, sempre fortemente motivate da un’idea di città da costruire attraverso edifici esemplari. I pilotis corbusiani, come anche il tetto-giardino, erano finalizzati a moltiplicare e rendere continuo il suolo pedonale verde, per favorire la densificazione. L’esempio realizzato più importante e famoso, l’Unité marsigliese, mostra come la liberazione dal suolo non abbia comportato, in quel caso, un effetto di lievitazione, ma addirittura una rappresentazione figurativamente imponente della relazione tra edificio e terreno. Nella Neue Nationalgalerie berlinese Mies, invece, appoggia l’edificio su uno zoccolo, la cui dimensione è molto superiore a quella dello stesso edificio. La Nationalgalerie si estende effettivamente nella superficie espositiva contenuta nello zoccolo, mentre l’edificio d’acciaio nero funge da ingresso e ospita piccole mostre temporanee. Qui lo zoccolo, come afferma Livio Vacchini, è una modulazione del suolo urbano e fa appartenere alla città gli edifici costruiti sopra di esso. Per Vacchini, infatti, è diversa la condizione degli edifici costruiti nella città, sul grande basamento pubblico costituito dal suolo artificiale, rispetto agli edifici costruiti sul terreno naturale, che invece hanno bisogno di una mediazione con il suolo appositamente progettata.
Nell’ultima conferenza pubblica all’Accademia di Mendrisio nel 2003 parlando della Ferriera di Locarno, urbanissimo edificio privo di basamento, Vacchini ha spiazzato gli ascoltatori mostrando due immagini del palazzo di Versailles di Jules Ardouin-Mansart. La prima era lo scatto fotografico originale del fronte classicamente tripartito del palazzo, la seconda (appositamente modificata con Photoshop da Stefano Milan) era la medesima immagine dalla quale era stato sottratta la fascia architettonica del basamento, per dimostrare, con un artificio tanto arbitrario quanto didatticamente efficace, come quell’architettura avrebbe guadagnato in proporzioni se fosse stata concepita in un contesto urbano.

Il suolo, quindi, è il supporto materiale necessario dell’architettura, è il foglio sul quale essa viene disegnata. Come già sosteneva Hans Bernoulli nel 1945, è prima di tutto il regime dei suoli con le sue regole a determinare la stessa forma degli insediamenti. Nei tentativi finora messi in atto per correggere gli esiti disastrosi della città cosiddetta diffusa (che non è città, è territorio abitato privo di ogni qualità cittadina), sembra che finalmente si sia compreso che sono inefficaci le misure esclusivamente pianificatorie, e che bisogna agire a monte, partendo dal regime dei suoli, costruendo un nuovo sistema di regole giuridiche e fiscali per governare il suo valore economico. È allora importante, al referendum del prossimo 3 marzo, sostenere con il voto la recente revisione della lpt, la Legge federale sulla pianificazione del territorio, che prevede misure avanzate, quali la riduzione dei suoli edificabili inutilizzati e la tassazione del plusvalore determinato dalla edificabilità. Al referendum seguirà la revisione della Legge cantonale sullo sviluppo territoriale, che prevede analoghe misure. È una prova generale di civiltà, per non distruggere irreversibilmente il paesaggio di tutti.

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