Il con­cor­so per i nuo­vi spa­zi per la di­dat­ti­ca

È attualmente in corso, presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio, la mostra dei venti progetti partecipanti al Concorso per i «nuovi spazi per la didattica». I nuovi spazi formeranno il sesto immobile del campus universitario di Mendrisio, dopo villa Argentina, palazzo Turconi, palazzo Canavèe, il Teatro dell’Architettura e il «Vignetta», il vecchio edificio a corte recentemente acquisito e in corso di trasformazione.

Data di pubblicazione
22-02-2016
Revision
22-02-2016

Il numero degli studenti che frequentano l’Accademia ha raggiunto le 800 unità e la necessaria riorganizzazione degli spazi ha richiesto la costruzione del nuovo edificio. Il sedime è situato a valle di palazzo Turconi, tra il Teatro dell’Architettura di Mario Botta, attualmente in cantiere, e la chiesa dei Cappuccini. Il luogo è spazialmente difficile e complesso, per la pendenza del terreno e per le relazioni con il contesto, dominato da palazzo Turconi, eretto a metà del XIX secolo da Luigi Fontana e vincolato come monumento. 

La giuria, composta – oltre che da Albino Zgraggen per l’usi e da Carmine Navarra per l’EOC – da Marc Collomb, Walter Angonese, Aurelio Galfetti, Marianne Burkhalter e Pia Durisch, ha aggiudicato il primo premio al progetto dei basilesi Daniel Buchner e Andreas Bründler. 

Si tratta certamente del progetto che meglio soddisfa le condizioni poste dal bando e che garantisce una qualità spaziale di alto livello. Il manufatto è quasi completamente ipogeo e si connette agli edifici adiacenti alla quota del piano interrato di palazzo Turconi, emergendo dal terreno con gli spazi didattici illuminati dall’alto, attraverso una lunga copertura metallica a shed. Il generoso piano liberato alla quota del giardino consente la formazione di relazioni precise tra gli edifici, che non perdono la loro autonomia morfologica. Soprattutto il tamburo cilindrico dell’erigendo Teatro dell’Architettura rimane libero di girare, come una cerniera, tra palazzo Turconi e il grande blocco dell’ospedale. 

La rappresentazione grafica degli spazi dell’Officina, come l’hanno chiamata gli autori, e anche il loro sapore protoindustriale, con la struttura portante a vista composta da tralicci reticolari, richiama l’atmosfera estetica dell’architettura analogica della scuola zurighese. La figura trasparente che emerge dal terreno, contrapposta alla mole opaca di palazzo Turconi, dialoga a distanza con gli altri manufatti del campus. L’attesa per la prova costruttiva di questo progetto è forte. La raffinata e attualissima ricerca, che le opere realizzate di Buchner e Bründler rivelano, sono la sostanziosa garanzia di un esito importante e privo di nostalgie.

Il compito primario delle giurie è di selezionare il progetto che sarà effettivamente realizzato e che modificherà il paesaggio preesistente, compito che in questa occasione è stato assolto con autorevole e unitaria responsabilità culturale. Poi, nella selezione dei progetti da premiare, l’eterogeneità culturale dei membri della giuria ha trovato la sua esplicita rappresentazione, con progetti caratterizzati da concetti e qualità diverse e divergenti. In generale, ci sembra che i progetti di maggiore valore siano quelli la cui situazione prevede un fabbricato dalla geometria regolare e simmetricamente posto in asse con palazzo Turconi, la cui architettura impone un ordine non eludibile. I progetti che, al contrario, propongono manufatti dalla geometria non rispondente a quest’ordine appaiono generalmente come soluzioni che incrementano la complessità e difficoltà del contesto.

Il progetto classificato secondo (di Santagostino, Margarido e Krausbeck) lavora sulla tettonica del manufatto, deformandolo come un terreno e sezionandolo per farvi entrare la luce. È un progetto paesaggisticamente contestuale, che cerca la compromissione tra le architetture, in modo da formare un unico grande manufatto. 

Il progetto classificato terzo (di Baserga e Mozzetti) è, invece, tra quelli che rispondono all’ordine assiale cui sopra accennavamo. Dal terreno sistemato emerge soltanto una grande lanterna completamente trasparente, coperta da una sottile piastra di beton, retta da due appoggi dalla morfologia dinamica, concepita dagli ingegneri Pedrazzini e Guidotti. È il progetto che propone fuori terra la presenza volumetrica minore, con una figura precisa e singolare. La critica della giuria è stata limitata ad aspetti tecnici, relativi «all’insolazione e all’isolazione termica». 

Il progetto classificato quarto (di E2A Eckert e Eckert) propone un interessante esercizio di geometria, che richiama l’Engineering Building a Leicester di James Stirling, con un parallelepipedo di tre piani coperto da shed collocati in diagonale rispetto al rettangolo della pianta. Una soluzione che la giuria ha criticato, proprio per il «potenziale conflitto tra la geometria dello spazio e l’orientamento degli shed».

Il progetto classificato quinto (di Garcia Sanchez) è stato apprezzato per la configurazione spaziale interna e criticato, invece, per il «gesto architettonico eccessivo in un contesto a scala limitata».

Infine, è stata attribuita una menzione al progetto di De Vylder Lapierre Vinck e Taillieu, le cui motivazioni non ci risultano comprensibili. Il progetto propone volumi dal linguaggio esplicitamente storicista, che vorrebbero avere un effetto provocatorio e che invece non risultano nemmeno ironici. Un linguaggio che, nel contesto di una scuola importante di architettura, non dovrebbe trovare cittadinanza, e che produce l’effetto di occultare alcune qualità, che pure sono presenti, nella concezione degli spazi interni. 

Tra i progetti non premiati, alcuni sono dotati di una qualità eccellente, che avrebbe potuto meritare un riconoscimento. Ricordiamo il progetto di Bonetti e Bonetti, che propone un volume fuori terra di tre piani, un cubo di concezione razionale e ordinata, che ricorda i volumi del progetto di Aurelio Galfetti per il concorso dell’ampliamento dell’Università Bocconi. La concentrazione delle attività nel fabbricato, posto in asse con palazzo Turconi, libera l’area circostante, che viene disegnata come una piazza, con al centro la depressione che consente di illuminare anche gli spazi di collegamento sotterranei. E ricordiamo anche il progetto di Vasquez Consuegra, che propone una volumetria parallelepipeda altrettanto chiara, al cui interno un lungo piano inclinato collega i diversi livelli producendo una stimolante promenade.

La mostra dei progetti, che rimarrà aperta fino al 26 febbraio, illustra con eloquenza il variegato scenario della cultura architettonica contemporanea, offrendo, salvo pochissime eccezioni, un campione dell’elevato livello di qualità che l’Accademia di Mendrisio è capace di richiamare nelle sue aule.

Le tavole di concorso sono reperibili qui.

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