Fili Rossi
Dalla casa come riflesso del corpo e dell’esperienza umana, al modernismo imperfetto e vitale di Josef Frank, fino alla dimensione politica ed emotiva dell’abitare contemporaneo: un filo rosso attraversa teorie, progetti e lotte, restituendo alla casa il suo ruolo di spazio profondamente umano, critico e condiviso.
«Le case si somigliano o si distinguono tra loro proprio come i corpi umani. Snelle, slanciate, tarchiate, massicce: gli aggettivi che servono a descriverle conferiscono loro immediatamente una personalità, come alle silhouette umane, ed è immediata la tentazione, quando ci si mette in testa di parlarne, di leggervi una corrispondenza con i corpi di coloro che le abitano»: è con queste parole che Marc Augé volge alla conclusione la sua affascinante etnoanalisi della casa unifamiliare presentata nel volume Ville e tenute. Etnologia della casa di campagna.
Pubblicato da Elèuthera nel 1994, il racconto prende avvio dalla semplice visione e analisi di uno dei numerosi annunci immobiliari che riempiono le pagine dei quotidiani, per sviluppare una riflessione del tutto personale sul valore della casa, sulle reazioni che i modelli esistenti generano, mettendo in gioco i ricordi, i valori culturali e un complesso di associazioni dal carattere a volte sfuggente, a tratti collettivo.
Dagli annunci immobiliari a un discorso semantico, il libro di Augé accompagna il lettore in una riflessione acuta relativa al concetto di abitazione e di abitare, al centro della quale si trova il vissuto umano e il riflesso che questo lascia tra le mura di una casa.
Ed è sulla stessa dimensione umana che si fonda anche il pensiero di Josef Frank, architetto e teorico tra i più significativi del XX secolo per lungo tempo dimenticato, di cui la casa editrice Park Books ha recentemente riproposto il celebre saggio Spaces, pubblicato per la prima volta nel 1931. In queste pagine Frank formula una critica lucida al funzionalismo rigido dell’epoca, opponendovi attraverso una selezione di progetti un’idea di modernità aperta, imperfetta e variopinta come le sue celebri carte da parati. La sua è una visione dell’abitare in cui la libertà dell’individuo e la vitalità degli spazi quotidiani prevalgono sulla logica meccanica della machine à habiter lecorbusiana, da lui messa in discussione: «La vita è irregolare, e l’abitazione deve esserlo altrettanto» (Joseph Frank, Accidentism, 1927).
Arricchito dal layout originale del 1931, il volume restituisce la complessità di un pensiero che attraversa tanto i progetti costruiti, come Villa Beer a Vienna o Villa Wehtje nella Svezia meridionale, quanto le architetture immaginate, come la celebre Fantasy House No. 9 o la House for Ms: un invito a riscoprire un modernismo umanista, capace ancora oggi di parlare alle generazioni più giovani.
Parallelamente a Joseph Frank, nel 2024 è stata dedicata una prima pubblicazione a un’altra figura del XX secolo rimasta nell’oblio: Dom Hans van der Laan, monaco benedettino e architetto olandese che, influenzato dall’architettura romana antica, dedicò la sua vita alla ricerca dei principi fondanti dell’architettura. A House to Live With, pubblicato da Park Books, esamina 16 edifici residenziali che vennero progettati da Van der Laan e da alcuni suoi studenti del corso di Architettura ecclesiastica di ’s-Hertogenbosch, da lui diretto tra il 1946 e il 1973, in una ricomposizione del pensiero del monaco, delle sue riflessioni sui sistemi dimensionali e sugli elementi fondativi della dimora quali l’interazione tra casa e giardino, casa e patio, fino al simbolico posizionamento di un unico grande tavolo al centro dell’abitazione. Curato da Caroline Voet, docente presso la Facoltà di Architettura della KU Leuven, il volume evidenzia la notevole influenza sulla teoria architettonica a lui successiva.
Allontanandoci dalla visione estetica di Frank e dalle riflessioni illuminate del monaco olandese per adottare una prospettiva complementare sul tema dell’abitare, emerge Feeling at Home: Transforming the Politics of Housing, il volume della studiosa e attivista femminista per l’edilizia abitativa Alva Gotby pubblicato da Verso nel 2025. All’interno del saggio l’autrice esplora la complessità delle interazioni tra la dimensione politica ed emotiva legata alla casa, evidenziando come aspetti quali il lavoro domestico, la privacy, la sicurezza, la precarietà e la salute siano elementi fondamentali per sviluppare una coscienza critica dell’abitare contemporaneo. Con Feeling at Home, Gotby costruisce un discorso che mette in luce le contraddizioni del mercato immobiliare e le condizioni abitative precarie che segnano le grandi città del Regno Unito (caso di studio alla base della sua ricerca) ma che si estende anche oltre, toccando le lotte sociali e culturali che oggi attraversano il diritto alla casa su sfera globale, restituendo una visione radicale dell’abitare, della sua complessità, delle sue potenzialità.
- Marc Augé, Ville e tenute. Etnologia della casa di campagna, Elèuthera, Milano 1994
- Josef Frank, Spaces, Park Books, Zürich 2025
- Caroline Voet, Hans W. van der Laan, A House to Live With, Park Books, Zürich 2024
- Alva Gotby, Feeling at Home: Transforming the Politics of Housing, Verso Books, London 2025