Dia­lo­ga­re per co­strui­re pon­ti fra le di­sci­pli­ne

Ci troviamo in un periodo storico in cui stiamo cambiando molto velocemente il modo di pensare, concepire la famiglia, abitare, lavorare, acquistare, costruire, divertirsi, curarsi, curare, leggere, pubblicare, produrre, consumare, intendere la solidarietà, muoverci, insegnare, apprendere. Insomma, il nostro stile di vita.

Data di pubblicazione
04-10-2017
Revision
04-10-2017

Lo sviluppo delle tecnologie sta cambiando le abitudini, come pure il nostro modo di relazionarci con il mondo e con il prossimo.

I futurologi disegnano traiettorie, spesso stimolanti, talvolta inquietanti, in cui opportunità e rischi convivono all’interno delle numerose e complesse macrotendenze che caratterizzano un nuovo modo anche di intendere le dimensioni economiche, sociali, culturali e ambientali dello sviluppo sostenibile.

I professionisti della costruzione sono chiamati a muoversi in queste traiettorie cercando di anticipare con competenza e lungimiranza quali saranno le esigenze con cui i fruitori del patrimonio costruito si dovranno confrontare nei prossimi decenni. Devono assicurare rigorosa coerenza fra tutte le fasi del progetto, dalla concezione alla lunga fase di utilizzazione, passando attraverso i progetti di massima, definitivi ed esecutivi, che, in funzione della complessità delle opere, vengono affrontati sull’arco di molti anni, con condizioni che possono variare anche improvvisamente.

Quale esempio concreto dei cambiamenti in atto mi riferisco agli sviluppi legati alle attività principali che caratterizzano la vita all’interno degli edifici attuali e nuovi della SUPSI: incontrarsi, dialogare, formare, apprendere, fare ricerca e altre attività accademiche, svolgere attività amministrative e tecniche.

Nella formazione siamo messi a confronto non solo alla necessità di utilizzare adeguatamente e consapevolmente tutte le opportunità date dalla nuove tecnologie (siamo passati in vent’anni dalla matita al web, dal retroproiettore ai tablet interattivi), ma anche alla collegata e profonda ridefinizione della relazione fra l’apprendimento e lo spazio fisico dove avviene. Quest’ultimo, negli anni, si è diversificato e ampliato in modo molto significativo rispetto al concetto dell’aula tradizionale, invadendo tutti i luoghi che concedono un accesso alla rete.

Le aule devono oggi rispondere a nuove e variegate esigenze per rendere efficaci le molteplici forme di insegnamento adottate. Sono pertanto caratterizzate da nuovi arredi, dimensioni, forme, infrastrutture. Corridoi e altri spazi di distribuzione, così come mense, cortili, parchi, sono diventati ambienti che vanno pensati o ripensati in una forma che gli studenti vivono oggi in modo completamente diverso dal passato.

Gli spazi lavorativi sono pure in completa trasformazione, per effetto del telelavoro e delle nuove necessità di relazione e accesso all’informazione, in presenza e a distanza.

Le zone di aggregazione, non più solo occasione di pausa e incontro, vanno concepite e attrezzate per favorire la creatività, la vera progettazione, la ricerca, il lavoro.

Per progettare il futuro e nel futuro in questa crescente complessità diventa ancora più importante sviluppare le capacità di dialogare e di relazionarsi, in aggiunta alle competenze specialistiche e metodologiche, che vanno costantemente approfondite e aggiornate nell’arco di tutta la carriera.

Dialogo e relazione diventano parole chiave da non considerare scontate, che danno qualità ai progetti e che devono realizzarsi con i committenti, con gli utilizzatori finali, come pure all’interno dei team di progettazione, sempre più articolati e specializzati.

In tutti gli ambiti il dialogo favorisce la costruzione di quei ponti fra le discipline che permettono di osservare la crescente complessità dei nostri giorni da molteplici prospettive e di trovare le soluzioni migliori alle problematiche con cui ci troviamo messi a confronto.

In questo numero speciale che la redazione di Archi ha voluto dedicare ai 20 anni della SUPSI, abbiamo cercato di raccontare uno spicchio dell’ampiezza e della complessità delle competenze che architetti e ingegneri sono chiamati a sviluppare, partendo da una serie di applicazioni pratiche e interdisciplinari che hanno coinvolto direttamente i nostri docenti, ricercatori e studenti.

I progetti presentati sono estremamente diversificati e toccano molteplici aspetti della vita quotidiana.

Dal progetto nuovo al riuso dell’esistente, dalla scala urbanistica dei percorsi casa scuola a quella del dettaglio personalizzato di arredo, dalla ristrutturazione intelligente del patrimonio scolastico all’adeguata concezione di abitazioni per anziani, dal valore culturale e artistico delle opere degli stuccatori del XVI e XVII secolo alle futuristiche opportunità date dalla realtà aumentata, dall’involucro energeticamente efficiente alla sicurezza delle strutture considerando le nuove azioni accidentali naturali o antropiche, dalla concezione moderna degli spazi di lavoro alle nuove forme di acquisto con la fabbrica inserita all’interno dei centri commerciali.

Un comune denominatore di questi progetti è proprio il dialogo fra persone con competenze molto diverse che ha permesso di valutare le esigenze progettuali da una stimolante pluralità di prospettive per individuare la migliore soluzione possibile per gli utilizzatori finali.

Solo con questo approccio è possibile mantenere al centro dell’attenzione del progetto la persona, in tutte le fasi e le condizioni della vita, conoscere a fondo le sue esigenze, abitudini, sensibilità.

Riferendoci ancora una volta alla vita in SUPSI, pensiamo alle caratteristiche della generazione di studenti che accogliamo nella formazione di base. La generazione Net, i Millenials, i 2000, i nativi digitali. Sono costantemente connessi, hanno accesso diretto all’informazione, hanno differenti capacità di ascolto e di attenzione, vivono lo spazio e il tempo in modo molto diverso dalle generazioni che li hanno preceduti. Se progettiamo per loro dobbiamo conoscerli, ascoltarli, rispettarli.

E questo vale nella miriade di altri contesti in cui architetti e ingegneri sono chiamati a operare per assicurare benessere ai cittadini di oggi e di domani.

In questa prospettiva la SUPSI si dimostra una palestra straordinaria, grazie alle variegate competenze presenti al proprio interno, ben esemplificate nei 12 progetti presentati in questo numero di Archi.

Paradigmatica in tal senso è stata l’esperienza del progetto CoabitanTi, in cui il committente Alloggi Ticino SA ci ha chiesto di concepire e applicare in tre differenti comuni, linee guida capaci di descrivere le modalità di progettazione di appartamenti per anziani a pigione moderata.

Il gruppo di lavoro comprendeva economisti, architetti, ergoterapisti, ingegneri esperti in domotica, operatori sociali e infermieri, con riflessioni che spaziavano nelle dimensioni costruttive, etiche, sociali, economiche e costruttive, cercando di interpretare le esigenze contingenti e future delle persone anziane che dovrebbero abitare quei luoghi/quegli spazi.

Tutti i coinvolti hanno scoperto un nuovo mondo, quello delle competenze dell’altra disciplina e soprattutto quanto fossero importanti tali competenze per sviluppare al meglio la propria attività specifica. E tutti hanno potuto apprezzare quanto siano determinanti le condizioni logistico-funzionaliper la qualità della vita degli individui e per l’efficienza e l’efficacia delle prestazioni svolte.

L’edificio diventa quindi per tutti un vero elemento strategico e non solo un contenitore necessario.

I progetti presentati permettono di evidenziare il ruolo sociale dei professionisti della costruzione e il valore aggiunto della loro qualificata azione. Come per gli insegnanti, e molti altri ambiti, negli ultimi decenni abbiamo vissuto la diminuzione del riconoscimento sociale delle professioni di architetto e di ingegnere. Le attuali discussioni in merito alle scarse retribuzioni di professionisti qualificati ne sono una conseguenza diretta.

Anche in questa prospettiva, sono personalmente convinto che la capacità di dialogare fra le discipline permetterà di rafforzare  la percezione positiva delle diverse professioni, grazie alla maggiore comprensione e rispetto dell’attività altrui.

Dobbiamo però tutti assumerci con spirito critico e autocritico le nostre responsabilità e assicurare una sempre migliore comunicazione, a livello individuale e associativo, veicolando non solo i problemi ma anche i valori connessi con le professioni che svolgiamo con tanta competenza e passione.

Sono convinto che il trasferimento a Mendrisio del Dipartimento ambiente costruzioni e design, previsto per l’inizio dell’anno accademico 2019-2020, costituirà un ulteriore stimolo per collaborare con questo spirito anche con l’Accademia di architettura dell’USI, sviluppando un polo della costruzione più forte e completo a servizio della comunità professionale di riferimento e della società più in generale.

Con i professionisti, molti dei quali sono nostri qualificati collaboratori e collaboratrici in qualità di docenti nei diversi corsi di laurea, auspico di creare un dialogo ancora più intenso nel prossimo decennio, in modo da assicurare, insieme, prestazioni apprezzate e adeguate alle mutevoli esigenze nell’ambito della formazione di base, nella formazione continua, nella ricerca e nei servizi.

Lascio ai lettori il piacere di esplorare con curiosità il contenuto degli articoli che seguono, ringraziando i colleghi e le colleghe della nostra Università dell’esperienza che li hanno svolti e complimentandomi con loro per l’apertura dimostrata, la qualità e la concretezza dei risultati raggiunti.

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