Da “Bau­kul­tur” a “Um­bau­kul­tur”: una nuo­va cul­tu­ra del­la cu­ra in ar­chi­tet­tu­ra

Dal simposio “From Baukultur to Umbaukultur” emerge un cambio di paradigma: superare la logica della demolizione a favore di trasformazione e riuso. Tra dati, modelli e casi studio, la ricerca indaga condizioni, ostacoli e strumenti per rendere sistemica una cultura della cura dell’esistente.

Data di pubblicazione
07-04-2026

Il 20 febbraio 2026 presso l’Agorà Lio Galfetti, un nuovo spazio dell’Accademia di architettura USI di Mendrisio, si è tenuto il primo simposio annuale della ricerca “From ‘Baukultur’ to ‘Umbaukultur’ – Da una cultura della demolizione e della sostituzione a una cultura della cura e della riparazione”. La ricerca, coordinata dal prof. Muck Petzet, mira a identificare i presupposti e le ragioni che favoriscono o ostacolano il successo di progetti di conversione e trasformazione degli edifici esistenti. Un ambizioso progetto che, nel passaggio lessicale da “Baukultur” a “Umbaukultur”, sintetizza un auspicato cambiamento di mentalità: da un approccio, ancora molto diffuso nel settore edile, che si fonda sulla demolizione e sulla sostituzione edilizia, a una cultura che privilegia la trasformazione, la manutenzione e la responsabilità rispetto alle risorse esistenti.

Finanziato dal Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca scientifica (FNS) nell’ambito del Programma nazionale di ricerca PNR 81 “Baukultur”, il simposio 2026, concepito come parte integrante del progetto di ricerca, ha costituito per ricercatori, ricercatrici e la comunità accademica un momento di riflessione a partire dai primi risultati delle indagini condotte.

L’introduzione del prof. Muck Petzet, sviluppata a partire dal racconto della sua esperienza di giovane cresciuto nel secondo dopoguerra a Monaco di Baviera – città segnata da massicce demolizioni – ha fornito un inquadramento generale della genesi del progetto, dei suoi obiettivi e delle domande di ricerca. Lo studio è stato presentato seguendo la progressione delle tre sezioni di cui si compone: “past”, “present” e “future”. La prima sezione, “Past”, è stata aperta dall’arch. Laura Magri, ricercatrice post-doc responsabile del segmento della ricerca che inquadra il fenomeno della sostituzione edilizia attraverso i dati statistici nei tre paesi coinvolti: Svizzera, ma anche le vicine Italia e Germania. La sua ricerca mappa  i pattern e le tendenze (Che cosa si demolisce? Quali tipologie di edifici? Costruite in quale periodo storico? ecc..) che, a partire dal secondo dopoguerra fino ai giorni nostri, hanno caratterizzato questo fenomeno.

L’intervento successivo, History of Throw-away Culture, a cura del prof. Marc Andrew Brightman dell’Università di Bologna, ha mostrato come, attraverso metodi e approcci propri dell’antropologia e della ricerca storiografica, sia possibile indagare il contesto culturale che orienta le pratiche di riuso o di demolizione e sostituzione.

Dopo la prima sessione di dibattito, in cui sono stati coinvolti i prof. Manuel Orazi, Frédéric Bonnet e Jonathan Sergison, il seminario ha rivolto il suo sguardo al tempo presente, con il contributo del prof. Andrea Roscetti e dell’arch. Aramis Vincenzi, entrambi collaboratori dell’Accademia, il cui lavoro mette in luce impatti ecologici della cultura della sostituzione in vista degli obiettivi climatici dei prossimi anni, a scala nazionale, europea e anche globale. In questo quadro, il settore edilizio assume un ruolo centrale: i dati disponibili evidenziano come nonostante le costruzioni generino oltre un terzo dei rifiuti globali, la demolizione resti ancora poco regolamentata. Da qui la necessità di riconoscere un valore ecologico agli edifici esistenti e integrarlo nei quadri normativi, orientando le scelte verso una gestione più sostenibile dell’intero ciclo di vita degli edifici.

La prof.ssa Barbara Antonioli Mantegazzini (SUPSI) ha introdotto poi una prospettiva economica nella ricerca, evidenziando come la scelta tra demolizione e ristrutturazione non sia determinata unicamente da valutazioni di costo, ma da un insieme più ampio di fattori, istituzionali e sistemici: se il mercato tende a trascurare costi e benefici esterni, come i rifiuti da demolizione o, al contrario, il valore – ad oggi ancora difficilmente misurabile – della continuità urbana e del patrimonio, la ristrutturazione di risorse architettoniche esistenti può risultare più vantaggiosa dal punto di vista della collettività. Il segmento di ricerca di cui la prof.ssa Mantegazzini è responsabile si propone quindi di sviluppare un’analisi comparativa attraverso un numero selezionato di casi studio, con l’obiettivo di individuare le condizioni ricorrenti e orientare possibili correttivi a livello normativo ed economico.

Insieme al prof. Daniele Sanzani dell’Università di Bologna, la prof.ssa Antonioli Mantegazzini ha inoltre aperto l’ultima parte del simposio, Future, dopo il dibattito, che ha chiuso la sessione precedente, con le riflessioni di Klauspeter Nüesch, del prof. Ole Hansen e dell’arch. Andrew Clancy. Promising Financial and Legal Frameworks ha aperto una riflessione sulle possibili prospettive che strumenti legislativi e finanziari appropriati possono avere per rendere sistemico un approccio alternativo a quello della sostituzione edilizia, contribuendo a sostenere le ragioni della cura e della manutenzione delle risorse architettoniche esistenti. L’esperienza dell’arch. Arianna Frascoli, con la sua ricerca dottorale, ha poi allargato il discorso a una dimensione pedagogica. La ricerca della dottoranda verte sul ruolo dell’educazione nella formazione delle nuove generazioni di architetti, ponendo l’adattabilità e il riuso come competenze chiave. Attraverso una metodologia che prevede il suo coinvolgimento diretto con la cattedra di Sustainable Design presso l’Accademia di architettura USI, raccogliendo feedback ed esperienze dirette da parte degli studenti, viene indagato il rapporto tra insegnamento e pratica, evidenziando come l’integrazione della sostenibilità nei percorsi formativi incida concretamente sulle future pratiche progettuali.

Nel penultimo intervento, i prof. Andrea Rizzoli e Giorgio Corani (SUPSI-IDSIA) hanno presentato un approccio volto a ipotizzare scenari futuri di densificazione in Svizzera, il cui sviluppo – da 8 a 15 milioni di abitanti concentrati nelle aree urbane – pone rilevanti interrogativi sui risvolti ambientali dell’attività umana. Attraverso modelli probabilistici, la ricerca mira a stimare le emissioni di CO₂ sulla base di diversi possibili scenari.

Infine, Senem Wicki, responsabile del pacchetto di ricerca Probable futures, ha proposto un taglio sperimentale, con esercizi partecipativi di immaginazione del futuro che distinguevano tra scenari probabili e desiderabili. Con una serie di domande ha invitato il pubblico a prendere posizione fisicamente nello spazio, attivando una riflessione condivisa sul potenziale trasformativo degli strumenti disponibili e sulla responsabilità del loro utilizzo.

A concludere il simposio, l’intervento corale di Caspar Schärer, responsabile dello scambio di conoscenza di SNF, con il prof. Thomas Auer e l’ing. Joe Luthiger ha restituito uno sguardo complessivo sul tema, ribadendo l’urgenza di un passaggio dalla cultura della sostituzione edilizia sistematica al miglior uso delle risorse esistenti, come questione cruciale del nostro tempo. Più che un semplice cambio di lessico, è emersa la necessità di una trasformazione profonda delle pratiche, fondata su una maggiore integrazione tra ricerca, istituzioni e professione.

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