Cit­tà-Cam­pus

Utopie, strategie, sperimentazioni

Il Laboratory of Urbanism (Lab-U) della Scuola politecnica federale di Losanna, diretto da Paola Viganò, da qualche anno indaga il tema del campus universitario con gli studenti del Superstudio e del corso Making the campus of tomorrow.

Oggetto discreto, ma che si distingue dal resto del territorio, il campus è una delle figure che punteggiano la città-territorio svizzera contemporanea. Densamente attrezzata di strutture educative, campi sportivi, servizi e reti di trasporto, la città-territorio potrebbe tuttavia ripensare le sue relazioni con questa figura urbana, considerandola non più solo spazio funzionale, isolato e relativamente autonomo, ma, al contrario, elemento strutturante e di riferimento nello spazio urbano e metropolitano che contribuisce a valorizzare. Il suo ruolo, significativo in un territorio in transizione ecologica e socio-economica, resta però tutto da costruire. È in quest’ottica che da qualche anno proponiamo di guardare al campus EPFL-UNIL a Losanna.

Il campus, distribuito su un vasto territorio ad ovest di Losanna, è uno spazio al centro di una profonda trasformazione. Per quattro anni, dal 2014 al 2017, ha costituito il terreno di ricerca e di esplorazione progettuale sul quale gli studenti del Superstudio, diretto dal Lab-U (Laboratorio di Urbanistica) dell’EPFL, hanno riflettuto: sui meccanismi di convivenza e di sociabilità dello spazio contemporaneo, così come sulle modalità della sua trasformazione. Le riflessioni teorico/utopiche, ma anche strategiche, hanno ben tratteggiato l’orizzonte del possibile e i nuovi ruoli che il campus potrebbe assumere. Dopo quell’esperienza, oggi le nostre attività si concentrano sull’esplorazione di prototipi eco-socio-spaziali, con particolare attenzione alle conseguenze del cambiamento climatico sull’abitabilità del campus.

Utopie

L’esplorazione ampia del concetto di campus e dei suoi spazi ha assunto la forma di una serie di «utopie concrete». Gli spazi di immaginazione aperti da queste narrazioni sono altrettante vie per una critica costruttiva dello spazio attuale. La Città-Campus, la prima utopia, immagina il campus divenire una città, arricchita da servizi, attività, abitanti e infrastrutture; un nuovo centro urbano, intenso e dinamico, dai limiti sfumati, si intreccia ai centri vicini grazie a spazi pubblici e servizi condivisi, linee di trasporto pubblico, una nuova stazione.

L’utopia metabolica esplora la possibilità di equilibrare i flussi del campus. Il campus di oggi lascia il posto a un organismo vivente e in movimento, un territorio ibrido che funziona in modo autosufficiente e che ospita, al contempo, attività di insegnamento e ricerca.

Nell’utopia della «Nuova Accademia», una nazione colta ha fatto del campus e del suo territorio sul Lemano uno spazio aperto dedicato alla ricerca e allo scambio di conoscenze. I neo-accademici si muovono essenzialmente a piedi, praticano il camminare come esperienza filosofica e conducono una vita ascetica. La terra scorre sotto i loro piedi come un grande giardino comune e le città vicine offrono grandi spazi pubblici alla pratica peripatetica dei liberi camminatori-pensatori.

L’immagine austera del campus è ripensata nell’utopia dissacratoria del «Campus Park» e sostituita da un campus dove il benessere degli studenti e del personale è garantito da una maggiore offerta di strutture sportive e di intrattenimento. Queste nuove strutture, ironicamente tratteggiate a partire dallo spazio concreto del campus, riconnettono i territori oggi frammentati dell’Ouest Lausannois con un parco attrezzato in cui la ricerca più rigorosa si unisce al divertimento più sfrenato. Le quattro utopie aprono così nuovi orizzonti all’immaginazione dello spazio dedicato all’educazione e alla ricerca.

Strategie

Ma è grazie all’esplorazione di alcune strategie di trasformazione che le utopie prendono corpo e assumono pienamente il loro valore. Quattro strategie esplorano progetti concreti per la trasformazione del campus, affrontando nel dettaglio i temi della sua trasformazione.

A partire dalle tendenze alla dematerializzazione e alla digitalizzazione della didattica, la strategia «il Campus si ricicla» propone di ripensare edifici e strutture, non solo l’efficienza energetica, ma anche la probabile obsolescenza di alcuni dei suoi luoghi tradizionali, ad esempio le aule, liberando spazi ora sottoutilizzati per nuove pratiche di convivenza.

Per riconnettere il campus ai suoi suoli, la seconda strategia – «il Campus ritrova il suo suolo» – propone di rivedere la politica di artificializzazione del suolo immaginando progetti di valorizzazione dei suoi servizi ecosistemici e dello spazio pubblico. Mettendo in discussione non solo strade, percorsi e tutti gli spazi residui tra gli edifici, includendo il piano terra degli edifici e le sue funzioni, la strategia solleva questioni di rotture e continuità, attraversa luoghi pubblici o più privati, tratta della circolazione e insieme degli spazi di vita.

La terza strategia, «il Campus si unisce alla città», ha l’obiettivo di connettere in modo più chiaro il campus ai comuni circostanti, accompagnandone la mutazione e integrando la qualità del paesaggio del lago nello spazio del campus. I progetti sono situati sul confine tra interno ed esterno, a volte sviluppando generosi spazi pubblici, a volte costruendo edifici ponte.

Infine, «il Campus si riappropria»: alcuni progetti consentono usi alternativi o addirittura sovversivi dello spazio collettivo del campus. Rivelando pratiche informali e spontanee che interpretano le qualità specifiche di alcuni luoghi, questi progetti immaginano una strategia di riappropriazione del campus da parte dei suoi diversi abitanti, lasciando emergere una nuova struttura e geografia simbolica.

Sperimentazioni

Utopie e strategie definiscono e chiariscono alcuni temi, questioni urgenti sulle quali ogni azione futura di sviluppo e di trasformazione del campus dovrà riflettere. L’uso del suolo, lo spazio della natura, ma anche le modalità di condivisione degli spazi, interni o di bordo; l’approccio alla densificazione e trasformazione degli edifici esistenti. Tutte questioni centrali, queste, nel dibattito sul campus che si è svolto recentemente in occasione della redazione di un masterplan e di una visione per il suo futuro.

È però a partire dalla convinzione/ipotesi che la transizione ecologica e sociale si affronti a partire dall’oggi e che, dunque, alcune azioni siano già possibili, che abbiamo proposto agli studenti EPFL di sviluppare alcune azioni prototipiche. Azioni che possano, nel tempo breve, dare avvio a processi virtuosi di cambiamento, partendo da una riflessione sullo spazio pubblico e sul suolo in relazione alle sfide del cambiamento climatico.

Complementari alla costruzione di una visione condivisa, i prototipi possono accelerare una trasformazione più generale e misurare le difficoltà e le resistenze al cambiamento da parte dello spazio o dei suoi attori e utilizzatori, trasformando il campus in un laboratorio interdisciplinare a cielo aperto, nel quale le questioni complesse vengono affrontate a partire dallo spazio e con il coinvolgimento delle diverse discipline.

La figura urbana del campus diventa allora non solo icona di riferimento nel paesaggio urbano contemporaneo, possibile elemento strutturante della sua riorganizzazione e riqualificazione, ma anche laboratorio del progetto, più vasto, della transizione.

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