In cer­ca del­la for­ma: Juan Na­var­ro Bal­deweg

A Brescia, tra gli affreschi del Museo di Santa Giulia, l'opera dell'architetto spagnolo viene presentata nel suo intreccio di architettura, pittura, scultura con una mostra che è anche una grande installazione firmata dallo stesso Navarro Baldeweg. Attraversarla significa visitare l'immaginario di un personaggio che, sulla linea dei maestri rinascimentali e barocchi, sconfina serenamente tra architettura e arte.

Data di pubblicazione
06-11-2020
Alberto Bologna
Architetto Ph.D., docente di teoria della progettazione architettonica presso DAStU-Politecnico di Milano e SUPSI

La mostra «Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura in un campo di energia e processo», curata da Pierre-Alain Croset e visitabile sino al 5 aprile 2021 presso il Museo di Santa Giulia di Brescia nel complesso di San Salvatore, non si pone come un mero momento celebrativo alla carriera dell’ottantunenne architetto spagnolo, bensì come l’occasione per indagare, attraverso un’operazione introspettiva, e rendere noti anche al grande pubblico i processi che sistematizzano gli impulsi creativi del suo lavoro di ideatore tout court, tanto nel campo dell’arte quanto in quello dell’architettura. Si tratta di un complesso e continuo processo di ricerca di “gesti” e di “forme”, incominciato da Navarro Baldeweg sin dall’inizio della sua parabola formativa e professionale e che viene ben spiegato attraverso due efficaci azioni pedagogiche e divulgative messe in campo da Croset: il percorso espositivo è infatti corredato di una audioguida, accessibile gratuitamente dal sito web della mostra, con la quale il curatore in prima persona accompagna il visitatore attraverso le installazioni, e da un catalogo pubblicato da Skira che riporta la trascrizione di un lungo dialogo intercorso con l’architetto spagnolo, fondamentale per comprenderne il sofisticato pensiero e la curiosità intellettuale. Il volume è infatti pensato per ripercorrere, documentare e fornire chiavi di lettura critica a questa introspettiva quanto unica raccolta di materiali, sia per mezzo del parallelismo creato tra le riflessioni maturate nel corso della conversazione trascritta e le immagini delle opere, sia grazie al percorso fotografico attraverso l’allestimento presentato mediante gli scatti di Alessandra Chemollo.

Come pure sottolineato da Croset nella sua audioguida, quella bresciana costituisce la prima occasione per Navarro Baldeweg di allestire una mostra in spazi classificati come Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Forse per ribadire come egli sia divenuto architetto solo a seguito di una formazione artistica, sceglie di far partire il percorso dal Coro delle Monache, con l’esposizione di dodici tele di grandi dimensioni realizzate tra il 2017 e il 2019. Navarro Baldeweg suddivide, attraverso il posizionamento di un muro sul quale dispone sei dipinti per lato, lo spazio originario in due ambienti asimmetrici, in un tripudio di colori accesi che, al tempo stesso, collidono e dialogano con gli affreschi di Ferramola e Caylina il Giovane: una scelta in linea con quell’«idea di completamento» che, per sua stessa ammissione, risulta essere una costante del suo lavoro.

«La pittura consente all’artista di esplorare, oltre che di osservare, le potenzialità espressive di fenomeni naturali quali la forza di gravità, enfatizzata dall’azione di fare cadere la pittura dall’alto, o la luce»

Il tema dell’energia qui si lega strettamente al processo di produzione delle singole tele, attraverso il ricorso alla «pittura liquida». Si tratta infatti di pitture a olio fortemente diluite, le cui forme (organiche o geometriche) sono ottenute attraverso un «processo gestuale» dagli esiti quasi del tutto casuali ed espressione diretta delle azioni gravitazionali naturali, oppure generate dal movimento del corpo umano. Le tele vengono prodotte o a terra, facendo colare le tinte in depressioni create sulle loro superfici per mezzo di pesi preventivamente applicati, oppure muovendole, facendo scorrere il colore dall’alto verso il basso o viceversa. La pittura consente così all’artista di esplorare, oltre che di osservare, le potenzialità espressive di fenomeni naturali quali la forza di gravità, enfatizzata dall’azione di fare cadere la pittura dall’alto, oltre che il ruolo della luce nella percezione – ed esaltazione – cromatica complessiva, enfatizzata dalle macchie bianche che, con ricorrenza, sembrano voler bucare le varie tele. Il processo di produzione di molti di questi dipinti coinvolge però pure l’energia fisica: il risultato finale è infatti l’esito di un movimento dell’artista nello spazio che, a braccia allargate, abbraccia e muove la tela, le cui dimensioni (2 x 2 metri) vengono così dettate dalla figura di un contemporaneo uomo vitruviano intento nella sua azione creativa.

Come immortalata in uno degli scatti presenti nel catalogo, la piccola apertura che consentiva alle monache di ascoltare le funzioni religiose che si svolgevano nella sottostante Basilica inquadra oggi la scultura di una finestra stilizzata e sospesa davanti all’abside: La Ventana mette così in comunicazione concettuale e visiva la ricerca operata nel campo della pittura con la scultura e reinterpreta l’installazione Luz y metales pensata nel 1976 da Navarro Baldeweg all’interno della Sala Vinçon di Barcellona: una «maschera sovrapposta ad un ambiente reale, la rappresentazione ideale di una finestra che diventa luce», come spiega Croset.

«Il mio lavoro possiede un carattere generale da Kindergarten: sono tutti pezzi innocenti che cercano solo di mostrare quanto sia meraviglioso giocare con le energie»
Juan Navarro Baldeweg

La Ventana è infatti solo la prima di una serie di installazioni di grandi dimensioni che trovano spazio tra le navate della Basilica di San Salvatore. La mesa è un tavolo volutamente sovradimensionato rispetto alla scala umana, lungo oltre nove metri e costruito per fare riprovare al visitatore la sensazione che, da bambino, lo portava ad esplorare gli oggetti domestici disposti su di un piano collocato all’altezza dei propri occhi: al di sopra sono presentate trentuno sculture realizzate tra il 1973 e il 1999 che declinano il tema dell’energia attraverso l’equilibrio e la gravitazione. Simili ai giocattoli usati proprio nei primi anni di vita dei bambini, molte di queste sculture ingannano, attraverso l’inserimento al loro interno di contrappesi nascosti, le leggi della fisica: pietre e metalli sagomati e montati su esili supporti, lune, cerchi, installazioni con ruote e doppi dadi sovrapposti rivelano il fascino provato da Navarro Baldeweg per le fasi esplorative esperite dal bambino durante le sue attività ludiche: non a caso, nella conversazione trascritta nel catalogo, egli rivela che «quando mi guardo indietro vedo che il mio lavoro possiede un carattere generale da Kindergarten: sono tutti pezzi innocenti che cercano solo di mostrare quanto sia meraviglioso giocare con le energie».

Pure il grande Aro dorado, sospeso a una delle catene della copertura della chiesa attraverso un cavo posizionato in maniera asimmetrica rispetto all’asse geometrico del cerchio, gioca con il concetto dell’energia interna agli oggetti e del loro equilibrio ottenuto attraverso un “inganno” messo in atto dalla presenza di nascoste zavorre interne capace di alterarne il baricentro. Lo stesso avviene anche con l’Aro de bronce, appoggiato a terra. Equilibrio e forza di gravità sono pure i protagonisti dell’installazione Marea: qui è introdotto il fattore temporale, grazie alla presenza di una candela appoggiata su di un pesalettere che, consumandosi, perde progressivamente peso alterando la configurazione originale di un sistema formato da un filo connesso a due ruote posizionate su altrettanti piani inclinati, simulando in tal modo gli effetti della Luna sull’innalzamento o abbassamento della acque marine.

Nella Basilica trovano poi spazio le fotografie di molte altre opere realizzate da Navarro Baldeweg a partire dagli anni Sessanta, tra cui le sue Installazioni di luce del 1972, in un percorso che comprende la presenza, all’interno di due cappelle laterali, di artefatti che appalesano la stretta relazione tra scultura e architettura. Gli Scarabocchi nell’aria riportano tanto al tema della fanciullezza e ai gesti grafici elementari prodotti dai bambini quanto al grande amore dello spagnolo per la calligrafia cinese o giapponese: l’immagine riflessa di segni grafici astratti in lamiera sospesi al di sopra di un grande specchio può venire interpretata come una vera e propria spazialità urbana in miniatura e il singolo disegno bidimensionale, divenuto quindi tridimensionale, assume il ruolo di un’architettura.

«Navarro Baldeweg ha coniato una sua personale teoria dell’architettura intesa "come cassa di risonanza", dove la metafora musicale è impiegata per rendere evidenti e visibili gli effetti dei fenomeni naturali sullo spazio fisico»

Le Cinque unità di luce, esposte in una delle cappelle rinascimentali della Basilica, anticipano proprio la sezione dedicata all’architettura: l’installazione consiste in un grande tavolo coperto ancora da uno specchio, dove maquette di «architetture elementari», costruite nel 1973, catturano cinque diversi effetti della luce zenitale nello spazio. Croset rileva come sia proprio attraverso questi esperimenti che Navarro Baldeweg abbia coniato una sua personale teoria dell’architettura intesa «come cassa di risonanza», dove la metafora musicale è impiegata per rendere evidenti e visibili gli effetti dei fenomeni naturali sullo spazio fisico. Un grande disegno in sezione del Palazzo dei Congressi di Salamanca fa da sfondo all’installazione e contribuisce così a creare quel collegamento ideale tra la scultura visibile al piano della Basilica e l’architettura esposta nella cripta sottostante, Una casa dentro un’altra casa. Qui, prende di nuovo forma un’altra spazialità urbana in miniatura, questa volta molto densa e composta dall’alternarsi della selva di colonne di epoca romanica e dei volumi di sedici maquette che restituiscono altrettante architetture: tanto le maquette quanto i disegni esposti rappresentano gli edifici in sezione, permettendo in tal modo di andare oltre la bidimensionalità e di entrare, usando le parole di Croset, «nello spessore dello spazio» per decifrarne le energie interne, gli espedienti e i processi costruttivi adottati per eliminare, come nel caso della celebre cupola del Palazzo dei Congressi di Salamanca, il senso della gravità attraverso sapienti tagli di luce. Non a caso, l’unica maquette illuminata dal suo interno è quella relativa al Centro per le arti sceniche della Comunità di Madrid, che riproduce una visione notturna dell’architettura dove la luce artificiale provoca l’illusione del distacco dei vari volumi che formano l’edificio.

«La mostra bresciana restituisce dunque un lavoro di ricerca figurativa, scultorea, formale, spaziale e compositiva estremamente complesso ma, al contempo, di straordinaria coerenza e chiarezza»

Dalla visita emerge in maniera inequivocabile come Navarro Baldeweg rappresenti un caso decisamente unico in epoca contemporanea di un architetto che è, al contempo, pure pittore e scultore, ponendosi involontariamente, in questo senso, come il degno erede dei maestri di età rinascimentale e barocca: la mostra bresciana restituisce dunque, attraverso l’esaltazione delle connessioni e dei legami concettuali tra le tre discipline, un lavoro di ricerca figurativa, scultorea, formale, spaziale e compositiva estremamente complesso ma, al contempo, di straordinaria coerenza e chiarezza, reso esplicito e ben comprensibile attraverso le azioni pedagogiche e divulgative messe in campo da Croset. Una raffinata operazione culturale che apre la strada all’inaugurazione – in programma al termine del periodo di lockdown dei musei ad oggi in vigore in Italia – dell’allestimento progettato dallo stesso Navarro Baldeweg per la nuova sistemazione della cella orientale del Capitolium, che ospiterà, a seguito di un lungo restauro, la collocazione definitiva della statua bronzea della Vittoria alata, di epoca romana, e che sancirà la presenza permanente a Brescia di una delle menti più sofisticate e brillanti dell’architettura del nostro secolo.

Juan Navarro Baldeweg. Architettura, Pittura, Scultura in un campo di energia e processo

 

Brescia, Museo di Santa Giulia

Dal 18 settembre 2020 al 5 aprile 2021

Orari: martedì-domenica: 10:00-18:00. La biglietteria chiude alle 17.

Al momento la mostra è chiusa in ottemperanza al decreto emanato il 3 novembre. Maggiori informazioni qui

 

Il catalogo della mostra, a cura di Pierre-Alain Croset, s'intitola Juan Navarro Baldeweg – Architettura, Pittura, Scultura ed è edito da Skira.

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