Au­to­fo­cus – Sa­bri­na Mon­ti­glia

Fotografia d'architettura nella Svizzera italiana

Nel 1960 Fernand Pouillon scriveva: «L'illustrazione del libro d'architettura appartiene oggi ai fotografi. Le riviste contemporanee, che pure hanno a disposizione i disegni originali […], preferiscono la fotografia». Sessant'anni dopo è ancor più evidente come quest'arte abbia plasmato lo sguardo sull'architettura: se la realizzazione di un progetto è suggellata proprio dal momento in cui se ne scattano le fotografie, i rendering non sono altro che “previsioni” di fotografie, fotografie dal futuro. In un territorio ristretto come la Svizzera italiana è allora interessante capire chi sono i fotografi che guidano il nostro sguardo sul panorama costruito. Abbiamo posto loro cinque domande, sempre le stesse, per dare conto delle prospettive di ciascuno sul proprio mestiere.

Data di pubblicazione
29-04-2020

Come ha iniziato a occuparsi di fotografia d'architettura?
Nel 2011 casualmente mi sono imbattuta nel documentario My Architect diretto da Nathaniel Kahn.

Prima di allora non mi ero mai interessata alla fotografia d’architettura. La creatività e l’immensità di Louis Kahn mi hanno stravolta, mi hanno fatto letteralmente innamorare. Un vero colpo di fulmine!
La stessa sera mi son messa a studiare.

Con quali architetti collabora più spesso? Ci racconterebbe un aneddoto legato a uno di loro?
Con Giacomo Guidotti dello studio Guidotti Architetti di Monte Carasso, Mischa Groh di Melide e Mauro Colazzo di Basilea. Purtroppo non ho aneddoti da raccontare… o meglio che possa rendere pubblici…

Secondo lei la fotografia d'architettura ha un modo diverso di approcciarsi ai suoi soggetti rispetto alla fotografia tout court? Se sì, quali sono le differenze?
Sono passata dal fotografare modelle agghindate che ruotavano intorno a me a edifici immobili e inanimati. Nella fotografia di moda si cerca di esaltare il più possibile la bellezza della modella o dei vestiti che indossa, e in certi casi bisogna anche andare al di là della realtà, in architettura no. In questo caso mi metto a disposizione dell'architetto documentando al meglio il progetto, rimanendogli il più fedele possibile ed evidenziandone i punti forti e i materiali.

La chiamano per fotografare un edificio. In che modo si approccia al soggetto? Cosa cerca, cosa le interessa mostrare?
Parto col distinguere se è un lavoro prettamente di architettura o di urbanistica.

Mi interessa sapere la storia, l’obiettivo specifico dell’edificio, capire insieme all’architetto da dove è partito e perché ha costruito o ristrutturato in quel determinato modo gli spazi. Cerco il più possibile di essere fedele all’idea dell’architetto senza spingermi troppo verso una mia interpretazione che potrebbe essere fuorviante rispetto al risultato che si vuole ottenere (a meno che non mi venga espressamente chiesto).

Tra le fotografie che ci propone, le chiederei di sceglierne una che le sembra particolarmente riuscita e commentarla. Cosa mostra e perché le sembra che questa fotografia funzioni? 
La fotografia di Casa al Ciossetto a Sementina. Le aree soggiorno e zona notte sono state ideate dall’architetto come delle terrazze immerse nel paesaggio, per questo ho dato maggiore importanza all’area esterna cercando di creare un buon equilibrio tra cemento e natura.

Dopo essersi diplomata in fotografia a Lugano nel 1996, Sabrina Montiglia ha vinto una borsa di studio all’Istituto Italiano di Fotografia di Milano, città in cui è rimasta per otto anni lavorando nel campo della moda e dell’editoria. Rientrata a Lugano nel 2011, ha iniziato a dedicarsi alla fotografia d'architettura.

 

www.sabrinamontiglia.com

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