«Ar­chi­vio Sto­ri­co Ti­ci­ne­se» de­di­ca un nu­me­ro al­la pia­ni­fi­ca­zio­ne del ter­ri­to­rio in Ti­ci­no

Data di pubblicazione
15-01-2019
Revision
17-01-2019

La rivista «Archivio Storico Ticinese» dedica il numero 164, pubblicato a dicembre 2018, al «progetto naufragato» della legge urbanistica cantonale, approvata dal Gran Consiglio ticinese nel 1968 e poi affossata a seguito di un referendum. Sulla sua portata e sulle ripercussioni che avrebbe potuto avere (e che la sua mancata applicazione ha, per contro, avuto) riflettono Angelo Rossi, Silvano Toppi, Michele Arnaboldi e Francesco Rizzi. A complemento, un dossier fotografico illustra l’assetto urbanistico ticinese di cinquant’anni fa.

Pubblichiamo di seguito un estratto dall'introduzione. 

 

A 50 anni dalla legge urbanistica cantonale: considerazioni su un progetto naufragato

«Negli anni Sessanta del secolo scorso, epoca di rapida trasformazione economica e sociale, il Canton Ticino ha elaborato un progetto di legge urbanistica per lottare contro la speculazione edilizia, disciplinare e pianificare il territorio e organizzare razionalmente gli insediamenti. Presentato con un messaggio governativo nel 1964, il testo di legge fu approvato dal Gran Consiglio nel dicembre 1968. Per i suoi promotori e sostenitori, che formavano le correnti più innovatrici dei partiti politici, la legge urbanistica divenne il banco di prova della capacità del Paese di promuovere la propria modernizzazione. Il 20 aprile 1969, dopo un’accesa campagna di voto referendaria, nel corso della quale gli oppositori fecero soprattutto leva sui timori di restrizioni alla proprietà privata e sul rischio di collettivizzazione del suolo, la legge fu affossata in votazione popolare da due votanti su tre. 

A cinquant’anni dall’approvazione di quel progetto, che ha probabilmente segnato la fine di una stagione riformista del Cantone in ambito economico e sociale, la nostra rivista ritiene utile riflettere sull’origine e il significato della legge e sui possibili motivi del suo rigetto in votazione popolare. Come s’inseriva, quel progetto, nei dibattiti su sviluppo territoriale, pianificazione urbanistica e salvaguardia del patrimonio storico-culturale? Su quali basi si fondava il diritto dello Stato di limitare la proprietà privata? Quale ruolo ha avuto la speculazione immobiliare nell’uso del territorio? Quali divisioni trasversali nel campo politico, non riconducibili agli schemi tradizionali, ha rivelato il dibattito sulla legge urbanistica? Quali incidenze ha avuto il suo rifiuto sullo sviluppo e sulla politica urbanistica del Cantone? 

Abbiamo qui raccolto tre contributi che tentano di rispondere ad alcuni di questi interrogativi. Angelo Rossi situa il progetto ticinese nell’ambito della cultura pianificatoria svizzera ed europea del secondo dopoguerra e s’interroga sulla frattura tra il riformismo delle élite e la volontà popolare. Silvano Toppi ritraccia la genesi della legge e il dibattito intorno alla votazione popolare, alla luce delle temperie ideologiche, culturali e politiche degli anni Sessanta in Ticino. Michele Arnaboldi e Francesco Rizzi presentano alcuni progetti d’interventi urbanistici odierni per ridare nuova coerenza a un territorio ticinese, profondamente trasformato nell’ultimo mezzo secolo, che dovrebbe essere ormai pensato come realtà essenzialmente urbana».

 

Maggiori informazioni sulla rivista qui.

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