Al­la ri­cer­ca di un’in­ter­pre­ta­zio­ne

Il progetto del ponte Guayllabamba di Silvano Zorzi

Con il progetto del ponte di Guayllabamba in Ecuador, Silvano Zorzi si confronta con la tecnica dei ponti a nastro teso e ne realizza uno fuori dall'ordinario. In un denso intervento Jürg Conzett, che con lo studio di ingegneria Conzett Bronzini Partner a Coira ha a sua volta ideato diversi ponti di questo tipo, esamina i documenti dell'ingegnere, tra descrizioni e calcoli, per ricostruire le considerazioni concettuali che hanno portato all'opera.

Data di pubblicazione
02-10-2019

Negli anni Cinquanta del Novecento si svilupparono proposte per una nuova tipologia di ponti a nastro teso in calcestruzzo precompresso. In un certo senso il calcestruzzo precompresso è il materiale ideale per i ponti a nastro teso: le solette in calcestruzzo relativamente facili da realizzare servono contemporaneamente sia come carreggiata che come elemento precompresso rinforzato in trazione. Il calcestruzzo garantisce un buon comportamento in stato di servizio, i cavi di precompressione garantiscono la sicurezza portante. Grazie alla precompressione, il calcestruzzo del nastro teso rimane in compressione in stato di servizio.

I carichi di servizio non provocano nessuna (o solo minima) tensione di trazione con fessurazioni; essi riducono unicamente le transitorie tensioni di compressione. Il comportamento di deformazione e oscillazione del nastro teso è quindi determinato dal calcestruzzo massiccio e relativamente rigido, l’elasticità del cavo di precompressione gioca un ruolo secondario in questo stato di servizio.

Nel 1958 l’ingegnere Ulrich Finsterwalder presentò, insieme all’architetto Gerd Lohmer, il progetto di un ponte a nastro teso sul Bosforo.1 Il nastro teso che ­correva in modo continuo attraverso tre campate era largo 20 m e con luci di 396 + 408 + 396 m. Sopra le pile, il nastro teso era supportato da grandi appoggi a mensola arrotondati superiormente, tra i quali la campata per il nastro teso vero e proprio era di 190 m. L’inflessione al centro raggiungeva 1.45 m, per un rapporto h/L = 1/130. Il nastro teso era composto da una soletta in cemento armato precompresso di spessore 30 cm. L’impalcato era armato con 2600 tiranti in barre di acciaio da precompressione St 60/90 di 26 mm di diametro, con una forza di trazione totale pari a 80’000 t.2

Nel 1961 Finsterwalder ottenne il terzo premio con una proposta di un ponte a nastro teso (ancora una volta con l’architetto Lohmer) nel concorso per il nuovo ponte dello zoo di Colonia.3 Con una larghezza di 33 m, la campata libera del nastro teso avrebbe avuto una luce di 166 m, con un’inflessione di 1.75 m. (h/l = 1/95). Il nastro teso sarebbe stato spesso solo 24 cm. Nella soletta della carreggiata erano posizionati su quattro file 2400 tiranti, con un diametro di 26 mm e una forza di trazione totale di 74’000 t.

Uno dei primi moderni ponti a nastro teso realizzati fu nel cementificio Wild­egg nel Cantone Argovia.4 Fu costruito nel 1964 dal pioniere del calcestruzzo armato precompresso Emil Schubiger ed era costituito da un nastro trasportatore con una campata di 216.40 m di luce. La sua inflessione era molto elevata per un ponte a nastro teso, con 14.70 m, che si traduce in 1/15 della luce. Dal mo­mento che il ponte non era percorribile, la sua snellezza non era un problema. Il nastro era costituito da elementi prefabbricati in calcestruzzo di 25 cm di spessore; quattro cavi di precompressione, con una forza di precompressione iniziale pari a 290 t ciascuno, garantivano la sicurezza portante.

Un anno dopo l’ingegnere René Walther fu in grado di realizzare il sovrappasso pedonale di Bircherweid.5 Esso rappresenta il primo ponte pedonale realizzato come ponte a nastro teso in cemento armato precompresso. Il ponte attraversa la strada nazionale A3 nei pressi di Pfäffikon (SZ) con un nastro teso precompresso di luce 40 m. Qui l’inflessione ammonta a 40 cm, che si traduce in un rapporto di 1/100 rispetto alla campata, mentre le forze di trazione sono assorbite da sei cavi di precompressione, con una forza di precompressione iniziale di 117 t ciascuno. Il ponte è largo 2.80 m e lo spessore della soletta varia tra i 12 cm e i 18 cm.6

Nello stesso periodo, l’ingegnere Leonel Vieira realizzò il Puente de la Barra de Maldonado in Uruguay, un ponte stradale nella forma di un ponte a nastro teso. Questo possiede una campata massima di 90 m. La sezione trasversale è una sezione cava a più celle con un’alta rigidezza a flessione. I vantaggi della semplice produzione della soletta della carreggiata non trovarono applicazione nel caso di questo ponte.

Questo era lo stato della tecnica dei ponti a nastro teso, quando Silvano Zorzi presentò il suo progetto per il ponte di Guayllabamba in Ecuador.

Per continuare a leggere il saggio di Jürg Conzett, acquista qui Archi 5/2019. Qui puoi invece leggere l'editoriale.

Traduzione di Giulia Boller

 

Note

  1. Ulrich Finsterwalder, Projekt einer Spannbandbrücke über den Bosporus, 1958, IABSE congress report Nr. 6/1960.
  2. René Walther, Ulrich Finsterwalder, Wettbewerbs­projekt einer Spannbandbrücke für die Zoobrücke Köln, 1961, «Schweizerische Bauzeitung» (SBZ) 20.02.1969, p. 133.
  3. René Walther, Spannbandbrücke Wildegg, 1964, Schweizerische Bauzeitung (SBZ) 20.02.1969, p. 134.
  4. René Walther, Spannbandbrücke Bircherweid, 1965, «Schweizerische Bauzeitung» (SBZ) 20.02.1969, pp. 134-135.
  5. Ulrich Finsterwalder, Entwicklungen im Massivbrückenbau, IABSE congress report, 6, 1960, pp. 351-352.
  6. René Walther, Spannbandbrücken, «Schweizerische Bauzeitung» (SBZ), 20.02.1969, p. 133-137.
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