«Sono ne­ces­sari nuovi stru­menti per la pia­ni­fi­ca­zione sotto il pro­filo del di­ritto edi­li­zio»

Zona di sviluppo Neugasse a Zurigo, progettazione partecipativa

Tina Cieslik intervista Barbara Zeleny

Date de publication
19-09-2018
Revision
19-09-2018
Tina Cieslik
Redattrice Architettura/Architettura d'interni TEC21

Tina Cieslik: Signora Zeleny, In base a quali criteri le FFS decidono quale procedura applicare per lo sviluppo di un’area? Per il quartiere Neugasse, la procedura partecipativa in questa forma è stata una prima assoluta.
Barbara Zeleny: Si tratta sempre di un’interazione fra analisi del contesto, quadro politico e obiettivo posto per l’area. I progetti sono in sintonia con lo sviluppo sociale? Una procedura deve essere adattata su questa base. Ci sono aree,
come ad esempio il quartiere Wolf a Basilea, dove attualmente le FFS si trovano in una fase strategica. Lì una procedura come quella applicata in Neu­gasse – già molto approfondita e dettagliata – non avrebbe avuto senso. In ogni area occorre pertanto definire con grande precisione cosa si vuole ottenere e come si intende procedere.

La prima fase, con i relativi workshop e aperta al pubblico, si è conclusa. Quali saranno i prossimi passi?
Attualmente, assieme ai responsabili della città stiamo lavorando per tradurre il piano urbanistico emerso dai workshop in un masterplan. Si tratta di un unicum: il documento servirà a fissare i valori chiave del complesso a livello di municipio, e costituirà dunque una precisazione delle con­dizioni quadro prima dell’inizio dell’elaborazione del piano d’edificabilità legalmente vincolante. Si tratta di qualcosa di equiparabile a una sintesi dopo una pianificazione sperimentale. Siccome però non disponiamo di diverse bozze, ma nell’attuale piano urbanistico necessitiamo di indicazioni specifiche in alcuni settori, non si tratta di una modifica del documento base quanto piuttosto di una precisazione. Per quanto riguarda l’ubicazione della scuola, ad esempio, nel piano è previsto di sfruttare a tale scopo il «deposito G» risalente al 1925–1927 con una nuova costruzione adiacente. Qui è necessario per prima cosa effettuare uno studio di fattibilità per verificare se questa funzione è idonea alla struttura. Ma la partecipazione ­si spinge oltre. Nella prossima fase si svolgeranno workshop sugli utilizzi più concreti dell’area, ad es. le attività commerciali. I relativi risultati potranno confluire direttamente nei bandi di concorso delle singole parcelle edificabili.

Quali sono le sfide che un processo del genere comporta nel quadro della pianificazione sotto il profilo del diritto edilizio?
La sfida maggiore consiste attualmente nel radicare sotto il profilo del diritto edilizio i contenuti elaborati nel corso del processo partecipativo in modo tale che debbano essere necessariamente tenuti in considerazione per l’ulteriore sviluppo dell’area. Si tratta di elementi «soft», di descrizioni testuali, a volte di approcci quasi filosofici: storie che descrivono cosa deve offrire lo spazio cittadino, senza limitarsi a definire solo una concreta altezza degli alberi o una larghezza della carreggiata. A tal fine non esistono tuttavia al momento appositi strumenti di diritto edilizio. Questa questione è salita alla ribalta in modo molto chiaro durante il processo di sviluppo dell’area Neugasse. Come possono essere garantite esigenze di base che non corrispondono alla pianificazione territoriale modernista? Quanto più fortemente cambiano i processi di sviluppo dell’area, tanto più dobbiamo individuare meccanismi e strumenti di pianificazione sotto il profilo del diritto edilizio che siano in grado di renderne conto.

Lei parla di descrizioni testuali e approcci filosofici … quali idee emerse dal processo partecipativo verranno effettivamente riprese? E in che modo?
A tal fine abbiamo istituito una biblioteca delle idee per la quale abbiamo fotografato e descritto in forma testuale con grande acribia determinati approcci e situazioni. Questa raccolta fungerà poi da base per i concorsi di architettura. Nell’area Neugasse sono previste sette situazioni. Per ciascuna di esse si terrà una procedura di concorso specifica. La mia idea è quella di sviluppare contemporaneamente questi sette casi, implementando poi una fase di consolidamento trasversale. Allo stadio X tutte le bozze saranno congelate e sintetizzate in un modello master digitale. Al tempo stesso si esaminerà se e come funzionano l’una con l’altra.

Grazie a questa parametrizzazione, le revisioni potranno essere testate in modo relativamente veloce. Ora abbiamo alcune situazioni che si sovrappongono; si tratta di un altro punto importante che verrà discusso con la città nel masterplan. Ci sono spazi stradali che si sovrappongono con la parcella adiacente, così come parcelle che si intersecano oltre la strada. Non si tratta dunque di definire in anticipo uno spazio stradale che fornisca un’informazione fissa sulla parcella, quanto piuttosto di definire lo spazio pubblico attraverso la parcella. Se la parcella A e la parcella B si intersecano, la loro area di intersezione rappresenta uno spazio di trattativa per entrambe. Nelle città è necessario discutere di queste zone di attrito, affinché le strade tornino a essere spazi vivaci e non mere zone tecnocratiche dalle dimensioni prestabilite.

L’inizio dei lavori è previsto non prima del 2022. Le esigenze cambiano, così come il contesto politico. Le idee del 2017 saranno ancora al passo coi tempi per quell’epoca?
Nella pianificazione urbana vengono da sempre fissati fin da subito elementi dai quali poi nello sviluppo è possibile distaccarsi solo con difficoltà. Per questo ritengo importante esaminare a fondo se la salvaguardia sotto il profilo del diritto edilizio debba essere davvero immutabile. Oppure è possibile cominciare ad aprire determinati margini di adattamento fissando i vari elementi per fasi? Sono convinta che nel quadro di questo progetto ce la faremo.

 

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