Fer­o­plan

Otto domande

Lo Studio di ingegneria Feroplan risponde alle Otto domande de "Lo spessore dell'involucro".

Publikationsdatum
24-10-2016
Revision
24-10-2016

1. In che modo secondo lei l’evoluzione delle richieste energetiche e di «comfort» ha cambiato negli ultimi vent’anni il modo di concepire una facciata?

Con la crescente consapevolezza rispetto ai temi dell’energia e della sostenibilità, la facciata ha assunto un ruolo via via più importante quale elemento di collegamento fra spazio interno ed esterno. Maggiori livelli di isolamento termico hanno sempre maggiore rilevanza per quanto riguarda sia la stagione invernale, sia il periodo estivo. Quale sia tuttavia il livello ottimale di isolamento termico è tutta un’altra questione! Un’ulteriore richiesta per le facciate viene dalle direttive (ad es. Minergie). 

2. Ad una «Podiumdiskussion» tenutasi nel corso dell’ultima edizione della Swissbau, qualcuno dei partecipanti sosteneva che tra i fenomeni evolutivi negativi ai quali stiamo assistendo, ci sarebbe l’abuso del ricorso alle facciate interamente vetrate, indifferenti e uguali tra loro. Gli edifici realizzati in questo modo e ripetuti ovunque nel mondo, sarebbero poco a poco responsabili della perdita di identità e specificità dei luoghi. Condivide questa tesi? O come la declinerebbe? Le pare invece che siano nate nuove specificità locali negli ultimi anni?

Il ricorso alle facciate interamente vetrate, indifferenti ed uguali tra loro si rileva in parte nelle città moderne o di recente costruzione come Dubai o nelle metropoli asiatiche con i loro grattacieli. Ma anche lì è presente un’architettura differenziata. Non vi sono altri componenti costruttivi che caratterizzano l’architettura quanto la facciata.

3. È una tipizzazione grossolana ma la concezione di una facciata può, in fondo, contare su un numero relativamente ristretto di tipi, ovvero:

  • la facciata interamente vetrata.
  • la facciata a «cappotto», o isolata esternamente, con l’aggiunta di sottili rivestimenti applicati direttamente allo strato isolante (intonaco, tessere in mosaico, in qualche caso elementi più consistenti come mattoni o pietre)
  • la facciata ventilata, che tra lo strato isolante e lo strato «visibile» (più o meno consistente o pesante, che potrebbe arrivare ad essere anche un collettore di energia) prevede una camera d’aria.
  • la facciata isolata internamente rispetto allo strato portante. Cioè una facciata che prevede che l’appoggio delle solette avvenga con giunti speciali in grado di evitare il ponte termico (Tipo «Shöckdorne»), oppure che l’isolamento venga risvoltato per qualche metro all’interno, sopra e sotto la soletta. Questa costruzione consente di mostrare e rendere visibile all’esterno lo strato portante normalmente in beton faccia a vista.
  • la facciata sandwich, ad elementi prefabbricati, sia in legno sia di elementi pesanti in beton.
  • Il beton isolante

Le sembra che l’elenco vada ampliato? Tra queste varianti (sempre che non ne voglia aggiungere qualcun’altra mancante) si è fatto un’idea precisa dei vantaggi, del potenziale economico, della pertinenza architettonica, culturale o espressiva di ciascuna di esse? Ovvero nella sua prassi professionale che ruolo gioca ciascuna di queste diverse possibilità? Ce le potrebbe commentare o criticare dal suo punto di vista?

Per la realizzazione di una facciata vi sono innumerevoli sistemi e categorizzazioni. La facciata è espressione di design e tecnica. Ogni facciata è un prototipo che viene sviluppato e costruito in base ai desideri degli architetti, a quanto è tecnicamente fattibile e alla sostenibilità economica. La ricerca di base sui nuovi materiali e sulle nuove tecniche per la realizzazione di serramenti e facciate è appena iniziata. Nuove combinazioni di materiali e sistemi stanno muovendo i primi passi. 

4. In che modo nella composizione di una facciata o più in generale nella definizione del limite che separa il dentro dal fuori, si riesce ancora a istituire un legame con la tradizione storica o, se vogliamo, con gli esempi di alcuni maestri del passato? 

Per spiegare meglio il tema sul quale le chiediamo una riflessione, prendiamo un elemento architettonico specifico, ad esempio il «marcapiano» o la griglia strutturale. Negli edifici degli anni Cinquanta ma anche precedenti (pensiamo ad esempio al municipio di Göteborg di E.G.Asplund) questo elemento segnava in facciata la presenza della soletta «portante», separata dagli elementi di tamponamento «portati». Un riferimento contemporaneo a questa immagine dovrebbe realizzarsi necessariamente in modo costruttivamente diverso. 

E dunque, è ancora possibile, nel concepire facciate, un riferimento alla storia, oppure le nuove necessità costruttive devono farci rinunciare ai tentativi di istituire analogie con il passato?

L’architettura rispecchia lo spirito di un’epoca! Rileviamo che gli architetti sono diventati più esigenti, in particolare per quanto riguarda il design delle facciate. La pluralità di idee e sistemi è aumentata. Architetti come Herzog & de Meuron, Zumthor ecc. sviluppano facciate con un elevato livello di riconoscibilità. Grazie a nuovi materiali, forme, tecnologie ecc., la tecnica delle facciate è in continua evoluzione! La discussione sui temi dell’energia e della sostenibilità ha ulteriormente intensificato l’attenzione sulla facciata, riscoprendo, per così dire, l’involucro edilizio.

5. I sistemi di facciata sviluppati negli ultimi anni sono secondo lei esclusivamente soluzioni «tecniche» per conciliare architettura e requisiti di legge (termici/acustici -di comfort) o stanno creando una nuova architettura? A metà Novecento si è passati dalle facciate rivestite a quelle in calcestruzzo «faccia-vista», ritiene che ci sarà una nuova proposta architettonica che creerà una nuova «scuola» dell’architettura?

Ogni epoca nella storia della costruzione ha la «propria» architettura, che viene influenzata dalla disponibilità di materiali, tecnologie sistemi ecc. Abbiamo constatato che le disposizioni in materia di energia comportano notevoli cambiamenti a livello architettonico. La realizzazione di edifici completamente in vetro, ad esempio, è in calo. Per contro si punta sempre più a combinazioni di facciate aperte e chiuse (ai fini di una regolazione naturale del clima).

6. Come giudica la spinta più tecnologica verso le facciate «attive» in grado di produrre energia? È una moda passeggera o ci sono i presupposti per rendere l’integrazione dei sistemi solari una soluzione di massa, accettabile dal progettista e adattabile alle diverse soluzioni?

Anni fa abbiamo avuto il piacere di collaborare a un progetto mirato allo sviluppo di vetri isolanti che avessero come funzione aggiuntiva la «produzione attiva di energia». Ciò significa che ogni vetro isolante previene la dissipazione di energia e produce inoltre energia elettrica. Anche se questo progetto si trova ancora in fase embrionale, siamo convinti che sia solo una questione di tempo prima che si possano installare sugli edifici vetri polivalenti. Attualmente vengono svolti numerosi esperimenti nel campo della ricerca sui vetri. Circa venti anni fa un vetro isolante aveva un valore U pari più o meno a 2 W/m2K. Oggi esistono vetri con valori U inferiori a 0,4 W/m2K. Tradotto in parole povere, significa che sono cinque volte migliori rispetto a venti anni fa! È questa la velocità a cui si sviluppa attualmente la moderna tecnica delle facciate.

7. Le normative sul fabbisogno energetico stanno tecnicizzando notevolmente il processo di progettazione della facciata; le pare che il mondo dei progettisti sia assente dalla discussione, e dunque che si stia andando verso l’iper-specializzazione dei compiti nell’edilizia, oppure l’architetto possiede realmente ancora tutte le leve di progetto?

A suo giudizio gli architetti si stanno svincolando dallo studio di nuove soluzioni di facciata demandando il compito a specialisti, produttori di sistemi, fisici della costruzione? Se sì, secondo lei, perché?

Oggi più che in passato, la facciata è un elemento che unisce architettura e tecnica. L’architettura è responsabile di estetica, design, urbanistica ecc. Per lo sviluppo e la composizione della facciata a livello costruttivo è tuttavia imprescindibile il ricorso a specialisti. Come per la moderna medicina stiamo assistendo a una crescente specializzazione. La buona architettura nasce dall’interazione di architetti e specialisti (a livello di design e funzione).

8. Le nuove tecnologie di involucro sono spesso ritenute «non realmente sostenibili» (a causa della quantità e qualità del materiale utilizzato e dell’energia grigia in esso contenuta – non sempre in linea con l’obiettivo della riduzione degli impatti energetici delle nuove costruzioni). Ritiene siano possibili dei miglioramenti in questo ambito in termini legislativi, normativi, tecnologici?

Gli involucri edilizi sostenibili sono ottimizzati sotto il profilo energetico e sono realizzati con materiali e sistemi che hanno dimostrato la propria efficacia sul lungo periodo nel campo della costruzione (resistenza alle intemperie/durata di vita). Le facciate con un numero eccessivo di funzioni meccaniche non sono riuscite a imporsi (manutenzione/costi/durata di vita). Strutture e sistemi semplici e ben pensati si rivelano per contro in grado di soddisfare la richiesta durata di vita di 40-60 anni. Viviamo in un periodo di costante cambiamento di esigenze e possibilità tecniche. Un periodo altamente emozionante per la moderna tecnica delle facciate. L’obiettivo è quello di ottenere l’involucro edilizio per tutte le stagioni.

Traduzione di Andrea Bertocchi

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