Re­cen­sio­ne a «Ré­vo­lu­tion Ter­ri­to­ria­le»

Data di pubblicazione
03-12-2021
Alberto Bologna
arch., Ph.D., docente e ricercatore in composizione architettonica presso la Sapienza Università di Roma, corrispondente della rivista Archi

I princìpi contenuti nel Manifeste pour une révolution territoriale scritto da Laurent Guidetti, architetto e fondatore dello studio TRIBU architecture di Losanna, rappresentano punti di vista ormai imprescindibili nell’ambito della cultura contemporanea del progetto alle varie scale, da quella territoriale a quella dell’architettura e, più in generale, sul tema della qualità dell’abitare tout court. Si tratta principalmente di una riflessione analitica sullo stato in cui versa il mondo sul piano climatico ed ecologico, sulle politiche, specialmente elvetiche, relative alla gestione del suolo, oltre che sulle pratiche legate al perseguimento della cosiddetta sostenibilità ambientale: le azioni future che vengono delineate da Guidetti per far fronte a questa situazione sono concettualmente in linea con la pragmatica incisività delle parole con cui TRIBU architecture si presenta attraverso il suo sito web: «TRIBU è – troppo – urbano. TRIBU fa rumore – il suo anagramma [dal francese bruit, N.d.A.]. […] TRIBU costruisce la sua architettura intorno a luoghi pubblici. TRIBU preferisce il collettivo alla somma degli individui. TRIBU provoca la cooperazione e la condivisione. TRIBU costruisce un’architettura di relazioni. TRIBU racconta storie e ne costruirà altre».

Redatto in lingua francese (edizione italiana in corso di pubblicazione), privo di immagini e ricchissimo di note al testo e riferimenti bibliografici inseriti per dare riscontro alla mole considerevole di dati e informazioni riportate, il libro è diviso in tre macro-sezioni: Hubris, Humus e Cultura affrontano la necessità di agire per far fronte alla preoccupante salute del pianeta.

La tripartizione della narrazione segue un tanto collaudato quanto efficace metodo di restituzione della ricerca scientifica, pensato per consentire al lettore di percorrere un processo logico e narrativo basato sul concetto di transizione che, a partire dalla raccolta di dati e informazioni il più possibile oggettivi, giunge a delineare operative linee guida per il futuro. Hubris (che, nella Grecia antica era considerato un crimine, identificando l’eccesso e l’orgoglio) corrisponde alla fase di sistematizzazione della conoscenza di base, dove Guidetti presenta il quadro disastroso in cui versa il pianeta a causa dell’inquinamento, del consumo delle risorse naturali e a seguito dei cambiamenti climatici indotti dalle indiscriminate azioni dell’uomo. Humus (il termine latino che indica l’insieme delle materie organiche che si trovano nel suolo) raccoglie nelle categorie urbanistica, mobilità, habitat, costruire ed agricoltura le proposte di trasformazione elaborate a seguito della presa di coscienza delle nozioni costituenti la conoscenza di base: vengono qui descritte le strategie da attuare per cercare di far fronte ai problemi del pianeta, secondo il principio che «è da un rapporto pacifico con il suolo che nascerà la riconciliazione tra l’umanità e la terra».

Cultura (il termine latino impiegato per indicare la cura per la terra e l’accrescimento dello spirito) fornisce dunque le raccomandazioni per il futuro: «lo stato del pianeta richiede misure radicali che possono essere prese solo da un’umanità che ha cambiato fondamentalmente la sua rappresentazione del mondo» scrive Guidetti. Queste «misure radicali» vengono enunciate in una serie programmatica di azioni raggruppate in futuri e auspicabili programmi, ancora rivolti all’urbanistica (10 punti), alla mobilità pubblica e individuale (23 punti), all’abitare (19 punti), all’alimentazione e alla produzione a livello locale del cibo (14 punti). Il modus operandi professato da Guidetti a chiusura del suo ragionamento, grazie al suo approccio operativo dichiaratamente multiscalare, si ritrova essere dunque perfettamente allineato – oltre che ben sintetizzato – a uno dei celebri aforismi di Luigi Snozzi, citato proprio dall’autore come incipit al Preambolo del volume: «con l’architettura non fai la rivoluzione, ma la rivoluzione non basta per fare architettura: l’uomo ha bisogno di tutte e due». Manifeste pour une révolution territoriale bene s’inserisce così in un ormai consolidato filone di ricerche sviluppate da architetti con l’ambizione di dare linee guida progettuali per un abitare futuro in pace (o, almeno, in tregua) con le esigenze del pianeta: si tratta tuttavia di un libro raro, sofisticato e prezioso per il suo saper connettere questioni e problematicità dal carattere globale allo specifico contesto elvetico, rendendolo così un vero e proprio manifesto, tanto programmatico quanto pragmatico.

Laurent Guidetti, TRIBU architecture
Manifeste pour une Révolution Territoriale
espazium – Les éditions de la culture du bâti, Zürich 2021

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