Re­cen­sio­ne a «Con­cre­te in Swi­tzer­land. Hi­sto­ries from the Re­cent Pa­st»

Data di pubblicazione
27-09-2022
Alberto Bologna
arch., Ph.D., docente e ricercatore in composizione architettonica presso la Sapienza Università di Roma, corrispondente della rivista Archi

Concrete in Switzerland. Histories from the Recent Past è un’opera straordinaria. Non solo: è imprescindibile per tutti quegli studiosi dell’arte del costruire che mettono al centro dei propri interessi di ricerca le culture del progetto succedutesi nel tempo, le forme, gli spazi, le strutture e gli apparati ornamentali generati dall’impiego del calcestruzzo.

La ricca pubblicazione collettanea è curata da Salvatore Aprea, Nicola Navone e Laurent Stalder. Incentrata in maniera puntuale sulla sola geografia elvetica, è il risultato della sinergia intercorsa tra i tre maggiori archivi d’architettura svizzeri (gta Archiv-ETHZ, Archives de la construction moderne-EPFL e Archivio del Moderno-USI) e lo Schweizerisches Architekturmuseum di Basilea (S AM) e nasce a seguito di un simposio del 2019, dai cui esiti sono stati organizzati sia i contenuti presentati nel volume sia quanto esibito in una mostra allestita al S AM tra novembre 2021 e aprile 2022, sotto la curatela scientifica di Sarah Nichols.

«Nel nostro Paese è praticamente impossibile non costruire in calcestruzzo» è l’affermazione di Livio Vacchini, utilizzata con forza da Navone per intitolare il suo saggio, che bene individua il filo rosso narrativo di un volume, illustrato con oltre 280 immagini, che si compone di due sezioni: la prima raccoglie saggi scritti da tredici esperti di costruzione, ingegneria e storia dell’architettura, mentre la seconda Concrete Stories (interamente curata dalla Nichols) dà spazio a nove sequenze d’immagini preparate per la mostra al S AM, illustrando altrettanti «diversi modi in cui il calcestruzzo è stato concettualizzato, rifuggendo da categorizzazioni e periodizzazioni definitive».

Ogni saggio è la sistematizzazione di una rigorosa ricerca bibliografica e archivistica (ma pure filmografica), che si compone di documentazione tecnica, disegni e fotografie di cantieri e di opere realizzate. La loro messa in sequenza fa luce su di una serie d’istantanee tratte dalla storia dell’impiego del calcestruzzo armato in Svizzera, in luoghi ed epoche differenti, nel quadro di quella «pastorale tecnologica» di riferimento che illustra Stalder nello scritto d’apertura. Aprea ricostruisce ottimamente l’introduzione e diffusione del sistema Hennebique nel mercato dell’industria delle costruzioni elvetica e Giulia Marino presenta uno specifico sistema di prefabbricazione pesante sviluppato dall’industria IGECO. Hannah le Roux riflette su passato e futuro del cemento-amianto, mentre Aurelio Muttoni scrive sull’evoluzione normativa nel campo delle strutture. Significativi sono i contributi sugli impieghi in chiave espressiva e ornamentale del calcestruzzo in architettura: Navone si concentra sui protagonisti della «scuola ticinese», Martin Tschanz su Förderer e Rudolf+Esther Guyer, Roberto Gargiani sui primi sorprendenti edifici di Herzog & de Meuron, mentre Lorenzo Stieger sulla costruzione di abitazioni impostate su terrazzamenti artificiali. Silvia Berger Ziauddin studia esempi di rifugi difensivi sotterranei e Ilaria Giannetti fa luce sulle vicende legate alla definizione dell’autostrada N2 Chiasso-San Gottardo. Riflessioni che vengono completate dal quadro culturale tracciato nei contributi di Silvia Groaz sulla progressiva e pragmatica ricezione dell’estetica del béton brut avvenuta in Svizzera tra gli anni Quaranta e Sessanta e di Marcel Bächtiger sull’immagine del calcestruzzo elvetico trasmessa dal cinema.

Concrete in Switzerland è quindi un libro che nella biblioteca del cultore della costruzione cementizia deve trovare posto sul medesimo ripiano in cui già alloggiano Concrete di Peter Collins, Le béton di Cyrille Simonnet, Il cemento armato in Italia di Tullia Iori, Concrete and Culture di Adrian Forty, Cemento Futuro curato da Carmen Andriani, oltre che i diversi volumi della serie Treatise on Concrete diretta da Gargiani: dunque, parafrasando Vacchini, è «praticamente impossibile» non pensarlo come destinato a essere annoverato nel tempo all’interno di quella ristrettissima cerchia di autorevoli testi accademici di riferimento a partire dal quale si potranno elaborare ulteriori chiavi interpretative e costruire nuove ricerche.

Concrete in Switzerland. Histories from the Recent Past
EPFL Press, Lausanne 2021

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